Caso Poker One Campobasso
“La circolare del Ministero dell’Interno sopravvenuta lo scorso 9 settembre e pervenuta alle Questure d’Italia potrebbe far cessare la natura del contendere nella vicenda ‘Poker One’, il circolo di Campobasso che ottenne la sospensiva dal Consiglio di Stato e, di fatto, riaprì il gioco in tutta Italia.
della situazione sulla causa che il prossimo 4 novembre arriverà alla
sentenza definitiva di merito quando il Tar Molise dovrà dire l’ultima
parola sulla liceità o meno di un torneo di Texas Hold’em.

L’avvocato che impugnò l’ordinanza del Questore di Campobasso e
ottenne dal Consiglio di Stato la sospensiva al provvedimento che
inseriva il poker sportivo nella tabella dei giochi proibiti, non si fa
illusioni ma crede che, nonostante l’ultima circolare ministeriale, ci
sia ancora lo spazio per qualche manovra legale. “La missiva del
Ministero dell’Interno parla chiaro: a poker non si può giocare se non
si possiede una concessione dei Monopoli di Stato – spiega Di Pardo –
questo fa cessare il motivo del contendere e cambia tutte le carte in
tavola (è proprio il caso di dirlo, ndr). Tuttavia credo che qualcosa
si possa ancora fare soprattutto per quello che riguarda la nuova legge
sul poker live che, a mio modo di vedere, rischia di essere alquanto
restrittiva per le norme della concorrenza e per quelle del trattato
europeo”.
Una nuova strategia da studiare, un nuovo obiettivo da perseguire e
la difficoltà di capire cosa si voglia ottenere impugnando addirittura
la circolare ministeriale. ”In questa situazione potrebbero non esserci
né vincitori né vinti – prosegue Di Pardo – se dobbiamo parlare dei
massimi sistemi la legge non è così corretta. A mio modo di vedere non
è tutelata la libera concorrenza e si dovrebbe ampliare la possibilità
di ottenere le concessioni a più soggetti. Insomma un provvedimento che
rischia di essere troppo restrittivo”. Ovviamente bisognerà attendere
il regolamento dei Monopoli di Stato per capire come verrà normato il
settore. “Ci sarà un’apertura o una restrizione ancora maggiore?
L’importante è che sia conforme alle normative comunitarie e non
penalizzi la concorrenza di mercato”, conclude l’avvocato Di Pardo.