Iene, legge e poker: un'equazione irrisolta
Storia di uno sport oltraggiato dalle TV e reso ingiocabile nella versione live dalla mancanza di normative. Ma di chi è la colpa di tutto questo?
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| Il telefono di Alexander Bell. Non funzionava benissimo... |
Quando, il 17 marzo 1876, Elisha Gray si presentò all'ufficio brevetti per depositare l'invenzione del telefono, dovette amaramente rendersi conto che, soltanto due ore prima, un certo Alexander Graham Bell aveva brevettato la stessa cosa (anche se, a differenza di quello di Gray, il telefono di Bell nemmeno funzionava).
Eppure, già nel 1871 Antonio Meucci aveva dato dimostrazione del suo "telettrofono", il cui brevetto (a 10 dollari l'anno) era stato mantenuto fino al 1873 e poi abbandonato perché il povero Meucci non aveva i soldi per continuare a pagarlo. E 11 anni prima Johann Philipp Reis aveva inviato musica tramite un apparecchio collegato a un filo. Senza contare che, nel 1850, Innocenzo Manzetti aveva dato vita al "telegrafo parlante", a tutti gli effetti il primo telefono della storia.
Dunque, a voler essere pignoli, l'inventore del telefono è il valdostano Innocenzo Manzetti. Ma la verità è che il telefono, a metà del XIX secolo, non era altro che un frutto maturo ormai penzolante dall'albero della scienza nell'attesa che una mente brillante riuscisse a coglierlo. La stessa cosa, se vogliamo, si ripete con innaturale cadenza allorché la morale, la legge o gli usi di un popolo si rivelano anacronistici rispetto al popolo stesso. Un esempio? Il poker in Italia.
Storia di un'assurdità
Sono ormai 10 anni che il Texas Hold'em (assieme alle sue varianti) spopola nel nostro paese, catturando decine di migliaia di giovani da Bolzano ad Agrigento. Eppure, nel 2013, ancora l'Italia non ha una normativa che regoli il gioco live. Intendiamoci: non si tratta di leggi sbagliate, come potrebbe essere un decreto che impone che il gioco del poker è illegale anche coi soldi finti. Si tratta del fatto che la legge praticamente non esiste, nonostante il paese implori un regolamento che faccia chiarezza su un fenomeno che ormai in tutto il mondo ha assunto proporzioni gigantesche. Il poker, oggi, così come lo era il telefono 150 anni fa, non è altro che un frutto maturo che molti governi si rifiutano di cogliere.
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| Se il dealer ha un berretto come questo fate finta di niente e uscite dal locale |
In questo stesso istante storico, centinaia di poker club live in tutta Italia vengono chiusi dalle forze dell'ordine, con annessa denuncia dei titolari. Da Varese a Roma, da Torino a Lecce, le irruzioni della Guardia di Finanza sono sempre più frequenti in tutto i paese. Il caos, in questi casi, la fa da padrone. Sicuramente fra questi circoli ci sono molte bische clandestine che meriterebbero la chiusura, anche perché infangano il nome di uno sport nobile e duro come il poker. Ma è anche vero che spesso, nel calderone, finiscono innocui club sportivi che la legge, nella pura teoria, non la infrangono in nessun modo.
In effetti, nel 2010, una sentenza del Tribunale di Genova ha stabilito che il poker sportivo live (tornei freezeout con buy-in massimo di €30) è perfettamente legale, in quanto non si configura come gioco d'azzardo. Per chiarezza, è giusto dire che oggi stesso un circolo di poker che propone tornei di questo genere non infrange alcuna legge italiana. Eppure corre il rischio di venire chiuso ugualmente.
Perché accade questo?
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| Un'azione di gioco al tavolo da poker secondo alcuni programmi TV |
Il motivo principale è la disinformazione. Oggi il poker sta lentamente inabissandosi all'interno di un'enorme crepa generazionale, apertasi tra i giovani che il meccanismo del poker sportivo l'hanno vissuto e capito, e i loro genitori/nonni, che molto spesso non hanno i mezzi per accettare senza pregiudizi questa novità. Moltissimi over 40 non riescono infatti a liberarsi della superficiale equazione che associa il poker a una bisca da saloon, allo strozzinaggio, all'alcool e alla ludopatia. Cose che esistono, per carità. Ma ragionare così equivale a dire che nessuno deve comprare una moto perché Marco Simoncelli è morto.
Il filotto più eclatante spetta alle Iene di Italia 1, che non a caso in questi giorni stanno subendo critiche da amatori e appassionati. Il loro percorso antipokeristico cominciò nel 2010, quando Giulio Golia contattò il noto professionista Cristiano Guerra per proporgli un servizio sulla giornata tipo del giocatore di poker. Gli intenti erano all'apparenza nobili, tanto che Guerra accettò con entusiasmo, ma la sua delusione fu enorme quando scoprì che il pezzo di Golia era una sorta di presa in giro rivolta non tanto a "crisbus81", quanto a tutto il mondo del poker. Smorfie, commenti meschini (per esempio, dopo una bad beat: "Hai perso 160 euro in un minuto. E saresti un fenomeno?"), corollari avvilenti: il messaggio che arrivò nelle case degli italiani fu negativissimo nei confronti di questo sport.
Poi, nel marzo 2012, un altro servizio delle Iene, in cui questa volta un sedicente agente di una poker room (ovviamente dall'identità segreta), racconta di come sia una prassi vedere le carte dell'avversario nel gioco online tramite appositi programmini (sic!). Il reportage viene subito contestato da mezza Italia, anche perché ci sono una marea di particolari che non convincono gli spettatori (flop da 2 carte anziché 3, tasto Raise attivo nonostante l'avversario sia all-in, ecc.). Un anno dopo, l'intrusione in una "bisca clandestina" in cui le Iene denunciano montepremi da €20.000. Anche se le immagini sono tutt'altro che chiare e giocatori presenti al fatto parleranno di un innocuo sit-n-go da €500 di prizepool.
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| Scusa: "DOBLE" CHE!?!?!? |
Non è nostra intenzione puntare il dito su programmi come le Iene (che per fortuna esistono), ma sull'effetto che servizi come questi hanno nell'equilibrio di una situazione delicata come quella attuale. Con informazioni superficiali e a volte erronee come quelle fornite alla gente non si fa altro che aumentare a dismisura la già suddetta crepa generazionale, ingigantendo il problema anziché combatterlo. Se il buon Crozza appare in tv e dice che tutti i circoli di poker dovrebbero chiudere, se un professionista che perde una mano viene deriso da un giornalista all'interno di un servizio tv... la diffidenza di chi non conosce questo mondo verrà trasformata in odio.
Eppure i circoli live continuano a nascere
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| Aprire un circolo? AH! E' un grosso rischio... |
Non converrebbe a nessuno. Il guadagno di queste associazioni sportive, infatti, non è tale da giustificare il rischio di sequestri, multe e denunce penali. Però i nuovi circoli nascono come funghi. Perché? Semplice: perché la gente ama il poker e vuole poterlo giocare con le carte in mano. E l'animo umano, spesso, ha una coscienza più nitida della legge stessa. E la coscienza dice, giustamente: se una cosa che faccio online è perfettamente legale, perché farla live dovrebbe non esserlo?
Qualcuno suggerirà che in America sono messi anche peggio, ma lì la situazione è molto più ovvia. I casinò spingono affinché l'online non decolli, perché vogliono che la gente abbia la possibilità di giocare soltanto all'interno di un locale, e non da casa col PC. In Italia, invece, è stato statisticamente provato che la chiusura dei circoli live non solo non giova ai casinò, ma addirittura ne riduce gli introiti. Dunque il problema è semmai di natura fiscale, o peggio morale.
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| Leggende metropolitane |
Possibile che la soluzione siano decreti come quello di Renato Balduzzi, oppure divieti e irruzioni delle forze dell'ordine? Nessuno ha pensato che gli interessi in gioco (sia a livello economico che culturale) sono tali che forse l'Italia è matura per affrontare questo problema con onestà, così come 150 anni fa è stato affrontato quello di voler comunicare con la propria voce a chilometri di distanza?
Si informi la gente sulla bellezza di questo sport. E sui rischi che si corrono quando lo si demonizza o si cade preda di una ludopatia che molto spesso è eccitata dagli stessi tabù. Si dica di tutta quella gente che, con due carte in mano, è anche in grado di concepire mosse geniali, per nulla inferiori, cerebralmente parlando, a quelle degli scacchisti più amati. E si renda noto che vincere, a poker, è difficile, esattamente come è difficile sfondare nel calcio o nella musica. Perché solo le persone che hanno studiato a lungo, che hanno avuto passione e sopportato il peso della sconfitta, sono diventate, alla lunga, vincenti.
Si pubblichi tutto questo e allora, forse, avremo regolamentazioni serie e soprattutto chiare, che ci permettano di cogliere dall'albero quel meraviglioso frutto maturo che è oggi il gioco del poker.
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