Editoriale - Cara amica rabbia
Il tilt completo di Daniel Negreanu nell'High Roller di Barcellona non è che l'ultima di una lunga serie di sbroccate famose nel mondo del poker. Ma l'ira aiuta a giocare o è invece controproducente?
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| E dai, Kid... non fare l'offeso, appapà... |
High Roller di Barcellona, 5 settembre 2013. Seduto al tavolo c'è un signore canadese che grazie alle carte (ma soprattutto al proprio cervello) ha vinto una vera marea di dollari. Ha tutto: si sveglia quando vuole, fa quello che vuole, flirta con le donne più belle del pianeta anche se è bruttino. In questo clima di serenità si alza e fa mezzo passo per salutare un amico a un altro tavolo. Ed è lì che un dealer troppo zelante gli leva le carte, cercando di far rispettare una regola troppo rigorosa.
La mano, quantunque sia su SB, non è poi questo granché. KTo, non l'ultima delle starting, ma nemmeno roba di che strapparsi i peli della barba. Però lui la prende veramente male: non ci sta, urla, sfoggia un forbito campionario di parolacce, dopodiché va in tilt totale e suicida le proprie chips lanciandole contro il fortunato possessore della prima pocket nella mano successiva.
Ok, sei stato sfortunato. A due passi dalla tua sedia sono conflagrati un dealer malato di protagonismo e una regola che calza al poker live come il calzino di Kate Moss sulla testa di Bud Spencer. Però rimani sempre Negreanu. Rimani uno che ha vinto tutto e anche di più. Rimani uno che non ha conti da pagare, donne da corteggiare, orecchie da mendicare quando sei esasperato e vuoi che qualcuno sia vivo solo per ascoltare ciò che hai da dire.
Tre domande in cerca di risposta
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| E adesso? Come ne esci? |
Quando Daniel Negreanu fa quella scenata lì, uscendo dal casinò come un bambino che si porta via il pallone perché gli hanno tolto un gol per un falletto inesistente, immediatamente nella nostra testa nascono tre considerazioni. La prima l'abbiamo già lanciata: "Come può averla presa così male?". La stupidità è tutt'intorno a noi, sempre, e Daniel è un tipo autoironico e sorridente. Per quale ragione un uomo ricco e affermato dovrebbe fare quella scena per così poco?
Poi arriva la seconda considerazione, che in parte contraddice la prima. "Proprio perché è ricco e famoso, forse può permettersi tutto. Anche di perdere €10.000 di buy-in pur di togliersi un sassolino dalla scarpa". Vero anche questo. Vittima di un'ingiustizia, decidi di non ingoiare ma di sputare subito il rospo aggiungendoci un litro di veleno. Finiti i giochi, calmato il fuoco, resti un campione e chi s'è visto s'è visto.
Strettamente legata alla seconda, ecco la terza considerazione: "Ma dopo che fai quella scenata, a bocce ferme, come ti sentirai?". Da un lato, è vero, ti sei sfogato. Ma dall'altro hai gettato via un torneo, fatto la figura del fesso di fronte a milioni di persone. E ti sei fatto ridere dietro da un sacco di colleghi. E t'è andata pure bene. Come giustamente commenta , se alla mano successiva Daniel avesse vinto per una botta di fortuna, scegliendo magari di sedersi e calmarsi, avrebbe fatto una figura ancora peggiore.
Queste tre considerazioni, fulminee nella loro ingenuità, sono in realtà alla base del complicato meccanismo che lega l'indole al gioco al tavolo. E in fondo quella di Negreanu non è che l'ultima di una lunga serie di sbroccate famose che ha coinvolto decine di pokeristi iracondi. Selezioniamo tre di loro e vediamo cosa viene fuori.
1. Mike Matusow
"The Mouth" in realtà non è un vero e proprio "arrabbiòmane". Il suo continuo cicalare al tavolo spesso ingenera fastidio ed è solo per questo che è considerato un "bad boy". Sì, anche lui ha avuto le sue brave incazzature (famosissima quella contro Sheikhan), ma somigliano più alla normale amministrazione di uno che esterna parecchio. Il suo gioco è schietto e sincero, così come probabilmente nella vita è lui stesso. Se Mike avesse sbroccato come Negreanu, oggi probabilmente gli dispiacerebbe e si sentirebbe in colpa.
2. Phil Hellmuth
Se cercate il suo nome su Youtube, nonostante abbia da offrire 13 braccialetti, del vecchio "Poker Brat" non troverete che incazzature famose. Phil ha sbroccato, in effetti, un po' con tutti: ha riempito di parolacce Baxter, ha dato dell'incapace a Tom Dwan, ha letteralmente distrutto Dragomir di insulti. Ma poi, proprio a Dragomir, ha detto una frase che le spiega tutte quante: "Per te sarà solo poker, per me è la vita". Hellmuth ci crede così tanto, in ciò che fa, che il solo fatto di perdere una mano non perfettamente lineare lo manda al manicomio. Se fosse stato al posto di Negreanu avrebbe fatto anche di peggio e il giorno dopo avrebbe ricominciato a giocare la propria vita, come se nulla fosse accaduto.
3. Tony Guoga
Aggressivo, arrogante, spesso ubriaco, Tony G è un'enciclopedia vivente di ciò che non vorremmo mai avere al nostro fianco a un tavolo da poker. Giocatore fortissimo mentalmente e tecnicamente, gode nel distruggere gli avversari a parole. Ha disintegrato Andrew Robl urlandogli di tutto, solo perché Robl giocava un po' nit e pensava qualche minuto di troppo. Ha umiliato Ralph Perry con frasi del tipo: "La tua carriera è finita... Sei un vero incapace... Portatemi altri russi, me li prendo tutti", solo per averlo pescato all-in con 

La realtà, però, è che questi tre mostri del poker possono permettersi una scenata senza intaccare minimamente la propria immagine. Che Hellmuth tilti fa parte del gioco. Che Tony G ci regali un po' di spettacolo guascone innescando la mini-rissa, ci fa soltanto sorridere. Ma loro sono tutti dei campioni. Se il dottor House sbrocca con un infermiere perché non tiene dritta la peretta, il giorno dopo resta comunque un genio. Difficile dar torto a un genio, anche se ce l'ha.
Ma quando siamo noi a cadere nella trappola dell'ira?
Uno studio dell'Università di Stoccolma, analizzando 2.755 impiegati svedesi, ha scoperto che chi sfoga la propria rabbia sul luogo di lavoro soffre più spesso di mal di testa, mal di pancia e sbalzi d'umore anche a casa propria. Ma, al contempo, ha un'aspettativa di vita enormemente superiore a chi, invece, tende a tenere tutto dentro. E - cosa più incredibile di tutte - rende di più nel proprio impiego.
Questo studio, che nel suo piccolo ha secondo me dell'illuminante, dice in soldoni che se t'incazzi avrai meno amici, ma di sicuro te li potrai godere più a lungo. E che la tua concentrazione finirà per giovarne. Questo perché la rabbia è del tutto equivalente a una forza cinetica che non si crea e non si distrugge. Ingoiarla, inglobarla dentro di sé, vuol dire poi doverla smaltire comunque in qualche modo. Se non lo fai tu, è il corpo che lo fa di propria iniziativa: alzando la pressione sanguigna, producendo più bile, insomma ponendo le basi per serie malattie.
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| Dovremmo trovare un equilibrio ideale fra salute, concentrazione e relazioni... |
Come sempre accade nella vita, siamo costretti a trovare un compromesso. Da un lato, la nostra mente può scegliere se processare subito l'ira (così nasce la sbroccata), oppure seppellirla sotto il tappeto, spedendola al corpo in un pacco bomba che esploderà chissà come e chissà quando. A quanto sembra (escludendo i tilt totali) il nostro gioco potrebbe trarre invece giovamento da una scenata napoletana, perché riusciremmo a metabolizzare il resto con più serenità. D'altro canto, però, le sfuriate possono rovinare i nostri rapporti interpersonali, nonché far diminuire la stima che gli altri hanno di noi. L'ideale sarebbe far finta di nulla, chiudersi in bagno, aprire tutti i rubinetti e poi distruggere ogni cosa.
Scemo e vincente
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| L'Incazzatore sarebbe un'ottima soluzione |
Personalmente, solo una volta mi è capitato di arrabbiarmi veramente tanto al tavolo. E - caso strano - è accaduto proprio durante le PSOS. Spewando simpaticamente in fase di rebuy, cristian944 mi ha scoppiato due assi con 72o showdown preflop su un piattone esagerato, e dato che venivo da una serie impressionante di coinflip persi al river ho dato di matto in modo indegno. Quel torneo è stato anche l'unico dei 39 che ho finito per vincere. E, al termine dello stesso, mi sentivo così idiota che non mi sono goduto per nulla quella meravigliosa sensazione di essere stato il migliore fra tutti i partecipanti.
Perché Negreanu, il giorno dopo una sbroccata, rimane ancora Negreanu. Io, invece, anche se probabilmente vivrò due giorni in più proprio grazie a quella sfuriatona, resto il fesso che ha scapocciato come un barbaro per un torneo da €1 di buy-in. Anche se in questo caso ha esagerato, intaccando il mindset e mandando tutto a monte, non ho dubbi sul fatto che Daniel abbia fatto bene a non tenersi tutto dentro. Il mio dubbio è: se non ti chiami Negreanu, Hellmuth o Guoga, che devi fare per alleggerirti il fegato senza farti dare dell'imbecille da chi ti sta intorno?
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