Editoriale - Perdenti e contenti
L'anno che se ne va porta con sé una lunga serie di momenti che hanno cambiato la faccia del poker in tutto il mondo. Ma chi è il vero vincente, e chi invece è il grande sconfitto?
![]() |
| Ehm... ok, torni pure al suo posto |
Per sua natura, l'animo umano ama tirare somme. Dato che siamo sostanzialmente dei pendoli che oscillano a picco sulla più immensa incertezza, nella disperata e costante ricerca di un punto fermo, tirare una riga e sbirciare il totale ci dà se non altro un rassicurante senso di completezza, anche solo per qualche secondo. Così, tira le somme della giornata chi sta per addormentarsi, tira le somme del mese l'innamorato che ha appena iniziato una nuova storia, ed è quasi un rito quello di tirare le somme dell'anno appena trascorso, quando fatalmente s'avvicina San Silvestro.
Ma il 2013, questo pesante vegliardo pieno di toppe che ormai s'appresta a rantolare gli ultimi respiri (e che non verrà certo ricordato dai più come un bene, visto che ha reso quasi tutti un po' più poveri), non ha soltanto tolto.
![]() |
| Problema piuttosto comune... |
Ha distribuito in qualche modo le sue (poche) fortune, cosicché qualcuno certamente ne avrà un ricordo più che positivo. E soprattutto, insospettabilmente direi, il 2013 ha cambiato radicalmente il mondo del poker.
E dato che noi cadiamo in pieno nel novero dei suddetti pendoli che fanno tic tac sul baratro cercando d'aggrapparsi a qualche cosa, abbiamo cercato d'immaginare che - con rara equità - l'anno in corso abbia promosso tre scolari e viceversa tre ne abbia bocciati.
Ecco dunque chi esce ridimensionato in meglio dal duemilatredici, e chi invece s'infilerebbe volentieri nella macchina del tempo per rifare tutto da capo.
Heinecker, runs good
![]() |
| Niklas Heinecker |
Che la community tedesca di PokerStrategy.com fosse un posto straordinariamente ben fornito, questo lo si sapeva già da tempo. Ma quello che quest'anno i nostri colleghi Strategisti in terra germanica hanno collezionato è qualcosa più che un capolavoro. La gemma più scintillante da mettere nella teca è certamente la consacrazione di Niklas Heinecker, al secolo ragen.
Lo Strategista tedesco, in questo preciso momento, è di gran lunga il miglior giocatore del mondo al cash game. Lo dicono i numeri, visto che ha guadagnato $6.500.000 solo nel 2013 ed è quindi nettamente l'uomo che quest'anno, grazie al poker, ha raggranellato la somma più considerevole. Ma i tedeschi non si fermano qui, perché visto che c'erano hanno dominato anche il mondo dei tornei.
Lo capisci quando vedi che Marvin Guido Rettenmaier, Phil Gruissem e Ole Schemion figurano tutti nella top ten della classifica GPI, con quest'ultimo - giovanissimo - che addirittura la vincerà. Attenzione, però, a provare troppa soggezione, perché noi quest'anno - nel nostro piccolo - abbiamo sfiorato un'impresa che difficilmente i cugini tedeschi, pur col loro smisurato arsenale, saranno in grado di ripetere nel breve.
Lo ha fatto il nostro magico geniodelletartarughe, che a luglio ci ha regalato due-tre notti da mettere nella teca e contemplare a lungo. C'è stato un momento, in quel maledetto tavolo semifinale, che sembrava fatta. Il gioco aggressivo di Sergio aveva fatto breccia nel poker timoroso di giocatori che in molti casi non si erano mai trovati in un payout del genere. Poi, all'ultimo momento, la sorte ci ha voltato la faccia. Chi gioca a poker sa che in un MTT si sta spesso "come d'autunno sugli alberi le foglie", eppure...
Asia, toro!
![]() |
| Ehm... c-ciaao... buon...giooorno... |
Diciamoci la verità: un po' la Spagna ha rotto le scatole. L'ultima generazione di atleti iberici sta un tantino esagerando: vincono nel basket, nel tennis, nella formula uno, nel calcio... Una bella spallata, allo sport spagnolo, l'ha data certamente questo 2013, che brutalmente ha deciso di estrometterli designando un nemico ben preciso: l'Asia.
Tutto è accaduto in pochi mesi. A metà settembre il CIO, in una sala di Buenos Aires, ha calato la prima briscola: olimpiadi 2020 a Tokyo, mentre Madrid - che ormai si sentiva quasi certa di ospitarle - dovrà passare la mano. Poi, a novembre, la doccia fredda delle World Series. Già stavamo coccolando il calendario di Barcellona 2014, quando dalla direzione WSOP è arrivato il verdetto: niente Europa, almeno per l'anno prossimo. E ancora una volta sarà uno stato asiatico a scippare agli spagnoli il primato.
Infine, a dicembre, tanto per chiudere il cerchio, anche il sogno di Euro Vegas è sparito. Non che ci avessimo creduto più di tanto, ma il progetto in effetti c'era e dato che Sheldon Adelson non è nuovo a queste spacconate avrebbe potuto anche diventare reale. Alla fine, però, il magnate americano ha sciolto i plastici nell'acido e punterà su Macao. Una volta gli spagnoli urlavano: "Aca, toro!". Ora, cominciano a dire, puntando il dito verso il primo cinese che vedono: "Asia, toro!".
Dominerò il mondo
![]() |
| Un organizzatore dell'ISPT |
Se Sheldon Adelson è stato definito un po' spaccone, il vero momento comico del 2013 lo ha regalato la cricca dell'International Stadiums Poker Tour, che quest'anno ne ha combinate di tutti i colori. Gli organizzatori di questo evento s'erano convinti di quella che potremmo definire eufemisticamente un'eccentrica assurdità: riunire decine di migliaia di giocatori di poker all'interno di uno stadio e farli giocare online.
Un controsenso che avrebbe dovuto fungere da anello di congiunzione fra il poker live e quello da mouse, e che in realtà - diciamolo apertamente - non aveva i presupposti per funzionare. Con tanto di pessima figura: quando annunci un garantito, poi tirarsi indietro è un gran bel pacco. C'è un motivo per cui si chiama "garantito"...
Cervo a primavera
![]() |
| Sempre così... |
Considerando che gli americani il poker l'hanno inventato, e considerando che il 2013 gliel'ha restituito quasi intatto dopo anni di buio, possiamo dire che quest'anno è stato in assoluto fra i più importanti della storia di questo sport. Eppure, proprio come nei vecchi film sulla Guerra Fredda, c'è qualcun altro - al mondo - che sta viaggiando nella direzione opposta. Si tratta ovviamente dei russi, che mentre gli odiati statunitensi s'apprestano a riaprire baracca, sono invece affaccendati a negare il poker al proprio popolo.
Siti oscurati, provider minacciati di grosse ammende... ciò che sta accadendo in questo momento in Russia equivale al crollo di uno dei poker più prolifici del pianeta, e che ha regalato al mondo un mare di campioni. Per fortuna, nel nostro giudizio, a spostare l'ago della bilancia verso il sì ci abbiamo pensato noi italiani. Il 2013 passerà alla storia del nostro paese come l'anno in cui la legge ha scelto il poker. Non si contano più le sentenze della Cassazione a favore di questo sport, tanto che i circoli ricominciano ad aprire i battenti e i tornei (anche se con buy-in contenuto) a fare outing senza timore di essere fermati. Ma quanto è ancora lontana l'alba di una vera regolamentazione?
Provaci ancora, Gus (ma non col poker)
![]() |
| Tempi duri, eh... |
Se il 2012 aveva già emesso una sentenza piuttosto complicata da smontare, con una vagonata di milioni persi, il 2013 è stato qualcosa più che tragico per un ex campione che deve vivere quotidianamente l'onta di trovarsi assieme agli "omini" sia nelle classifiche che nelle stime dei colleghi.
Gus Hansen è un miracolo del poker. Come possa un giocatore del genere passare dall'Olimpo al fango in così poco tempo è inspiegabile per tutti. Soprattutto per lui, che continua a provarci generosamente (è proprio il caso di usare questo avverbio), quando però è ormai chiaro che dovrebbe fermarsi e migrare verso altri lidi, anzi ludi (backgammon, magari?). Vecchio Gus: non è bello vederti fra patpatpanda e Guy Laliberté. Ti prego, butta quel computer e torna alla scacchiera. Il direttore della tua banca ti ringrazierà.
Il supergambler
![]() |
| Irriconoscibile come Zorro o i supereroi, ma dietro quella maschera c'è Phil Ivey! |
Ok, l'ho messo fra gli "up". Decidete voi se è perché mi mancava una freccina verde o perché veramente ci credo, ma il 2013 di Phil Ivey verrà ricordato in eterno. Perché uno che col poker ha vinto una portaerei di milioni di dollari, 20 soltanto al computer più quelli live più quelli delle sponsorizzazioni. Uno che c'ha una villa che in confronto la Reggia di Versailles è un monolocale della periferia di Sassari. Uno così può barare in un casinò?
Si aprono baratri filosofici su questo punto. Può entrare, Phil Ivey, al Crockford di Londra e mettersi a sbirciare il dorso delle carte per shippare a quel noiosissimo gioco che è il punto banco? Il 2013, la risposta, ce l'ha impacchettata e infiocchettata. Sì. Può farlo. Ed è ovvio che Phil Ivey sia da condannare, anche se lui continua a sostenere che approfittare dei tell di un casinò che usa mazzi riconoscibili è quasi un obbligo da parte di chi gioca (e come dargli torto, in fondo?).
C'è chi considererebbe un eroe, a dirla tutta, un uomo che entra in un casinò e lo frega con le stesse armi con cui quotidianamente il casinò frega migliaia di avventori. Ma Phil Ivey non è un eroe. È solo il più grande gambler del pianeta, forse uno dei più grandi della storia di questo sport. E così, grazie soprattutto al 2013, verrà ricordato.
Perché il gambler non è una persona comune. Al gambler non importa se nel conto in banca ha centinaia di milioni. Il gambler venderebbe un proprio rene a pezzettini pur di assaporare il gusto della vittoria. Senza alcun motivo. Senza bollette da pagare. Senza creditori alla porta. Come lo squalo ha il continuo bisogno di muoversi, altrimenti muore, così uno come Phil Ivey deve scommettere, scommettere, scommettere in continuazione per sentirsi vivo.
Arriverà a privarsi della carne o dei carboidrati, rischiando la salute. Arriverà a farsi crescere i capelli stile anni '70, rendendosi ridicolo. Ma, quantomeno, quando sarà giunto il momento di spegnere le luci e chiudere il portone, sarà felice di poter dire: io me la sono vissuta tutta. Sono entrato in un casinò e gli ho fregato nove milioni di sterline sul loro terreno.
Me la sono vissuta proprio fino in fondo.
by







