Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - E poi, che tipo sei?

Otto personaggi (più uno) in cerca d'autore. Ecco cosa accade quando il pokerista online medio infila la testa dentro al monitor e apre lo squarcio a un mondo dall'esistenza impensabile...

stormo
Quel furgone farà presto un
giretto all'autolavaggio...

Quando ero piccolo, sul traghetto fra Villa San Giovanni e Messina, un gabbiano temerario planò su di me e mi rubò un panino con la frittata. Non sono cose che si dimenticano facilmente, eppure - nonostante l'incauto raid del pennuto solitario - continuai per anni a essere affascinato dalle forme degli stormi che raramente si potevano vedere in cielo. Ciò che mi piaceva più di tutto era la capacità di volare a velocità altissime in spazi estremamente ristretti e senza mai andare a sbattere contro i compagni. I piloti sulle Frecce Tricolori lo fanno molto peggio, e noi gridiamo al miracolo; mentre per uno stupido uccello rischiamo di considerarlo quasi banale.

Crescendo, si sa, si perde un po' la magia delle cose, e infatti oggi il massimo che mi concedo all'avvistare uno stormo di uccelli è il rammarico di non aver parcheggiato la macchina da un'altra parte. Eppure, se ci pensate, anche la nostra presenza sulle piattaforme di poker online ha parecchi punti in comune con l'idea di uno stormo di volatili. Stipati alla rinfusa all'interno di uno sciame di giocatori, voleremo a un palmo da loro toccando velocità siderali e magari per qualche attimo, per un solo granello di quella grande clessidra che è la vita, scambieremo con gli altri due battute. Ma tralasciando il vostro HUD, che si lega tutto al dito e non dimentica, quanti dei vostri compagni di viaggio avrete l'opportunità di conoscere davvero?

Un gioco per anime sole

muppet
E se poi fossero davvero così?

Il punto è semplice: il poker è uno sport solitario. Ci serve solo una sedia e un gettone, questo lo sappiamo piuttosto bene, ma ciò che ignoriamo è che questo detto ha una piccola mancanza. Fra gli ingredienti base non ne annovera, infatti, uno fondamentale: gli avversari. Dietro a quei nickname strampalati, rannicchiati all'ombra di quei ridicoli avatar con la faccia sgranata di un cucciolo di labrador o di un poppante o di un'anatra a rotelle, di Obélix, Phil Ivey, la Torre Eiffel, una ragazza che sorride, Rocco Siffredi o un tizio grasso con gli occhiali da sole... dietro tutto questo, insomma, c'è sempre una persona.

Uno che, come noi, è in quel momento seduto in ciabatte davanti al monitor del proprio computer e spera, sogna, si contorce, bestemmia, ringrazia, odia e prega, proprio come facciamo noi. Il vostro tavolo? Nove persone tutte sedute davanti al pc. L'intero torneo? Duemila persone sedute: la popolazione di una piccola città che in quel momento sta partecipando tutta insieme al nostro stesso gioco, interagendo con noi per poi sparire inglobata dallo stormo.

La cosa più divertente, in tutto questo, è che dei nostri avversari non vedremo mai le facce, né ascolteremo mai le voci. In una maratona i partecipanti possono scrutare il volto dei rivali o notare nella loro corsa se sono stanchi o se hanno qualche problema fisico. Noi no: tutto ciò che sappiamo sui nostri oppo è relativo al fatto se sono donk o reg, e già l'appartenenza a questi due noveri presuppone una conoscenza quantomeno media dell'avversario. Molto più spesso, invece, li divideremo a prima vista semplicemente in due categorie: giocatori aggressivi e giocatori conservativi.

maratona
"Hai finito la birra, Superman! Ormai l'hanno capito tutti!"

C'è una domanda che mi solletica da un po'. Dismessi i panni di poker player online, quando il torneo è finito e si torna tutti alla vita vera, questi avversari come saranno? Condurrando la loro esistenza allo stesso modo con il quale hanno remato durante il gioco, oppure semplicemente usciranno dal proprio personaggio mostrando tutto a un tratto una personalità completamente diversa?

Ecco per quale motivo, prendendo spunto dai pochi dati che ho ricavato dopo aver conosciuto di persona alcuni giocatori coi quali avevo condiviso per mesi il tavolo da poker, mi sono divertito a suddividere le due categorie appena citate in 8 ulteriori sottocategorie, quattro per ciascun novero. Si tratta di una suddivisione ironica, niente che potrebbe finire all'interno di una tesi di laurea sul poker, ma in fondo in fondo, anche se punta a far sorridere, qualcosa di vero c'è senz'altro.

Giocatori Aggressivi

Il maniaco ottimista

L'ottimismo al tavolo è un'ottima cosa, ma solo finché rientra nei limiti del buonsenso. Quando sfora nell'incoscienza è una katana rivolta contro lo stesso ventre del giocatore che lo pratica. Ma questo, al maniaco ottimista, non importa. Perché lui non vede la vita come un'opportunità, ma come una certezza. Nella vita reale cammina a testa alta e coi piedi a papera, non disdegnando di guardare ogni tanto il marciapiede alla ricerca di una banconota che presto o tardi - ne è sicuro - troverà. Al tavolo la sua banconota è la street successiva: aggredisce non perché abbia senso, ma perché è certo che il mazzo gli riserverà buone nuove. Quante mazzate gli occorreranno, ancora, perché cambi opinione?

Il gambler inguaribile

Il gambler aggredisce il tavolo perché è un fanatico del brivido. Nella realtà, come durante il gioco, non può fare a meno di rischiare tutto pur di sentirsi vivo. E così tutta la sua esistenza è una specie di corsa a perdifiato vissuta costantemente in equilibrio su un sottilissimo filo. Cantando a squarciagola le parole di una vecchia canzone di Vasco, che nemmeno conosce troppo bene:

...Voglio una vita esagerata
voglio una vita come Mr. Bean...

Mr Bean

Il competitore

Il competitore gioca a poker per dimostrare di essere il più duro, il più coraggioso, il più cattivo di tutti. Gode come un caimano quando può mostrare il proprio bluff, cosa che in genere potrà fare 2-3 volte prima di venire spiaccicato sopra le proprie stupidissime carte come una zanzara sul muro ad agosto. Allora il competitore spegne il pc e rivolge altrove la propria voglia di dimostrare al mondo di essere un duro: vedrà un'innocua fila di formiche farsi i fatti propri in cortile e le affronterà col lanciafiamme appena comprato su eBay. Perché loro sono tante e possono sollevare 50 volte il proprio peso, ma LUI è molto più duro!

Il frustrato

Quella del frustrato è una categoria che fa tenerezza soprattutto quando poi ti capita di conoscere questo genere di giocatore di persona. Lo hai visto per mesi giocare 48-36, senza mai arretrare di un centimetro. Cattivo, spavaldo, temerario. Ti sei immaginato una specie di Chuck Norris in mimetica che potrebbe decapitare il Jack di quadri con la sola pressione di due dita. Poi scopri che è lo stesso tizio anemico e mingherlino che ti ha appena offerto da stringere una mano che sembrava più che altro una seppia Findus appena impanata, lo sguardo basso sulle tue scarpe, la piazzetta sulla testa e l'aria di chi gioca a poker per dimenticare il fatto che nella vita è costretto a dire sempre sì.

Chuck Norris

Giocatori conservativi

Il pessimista

Il pessimista non si fida. Di niente. Sa che prima o poi prenderà la bastonata sul collo e tende a ricordare solo quelle, tanto che quando vince il suo cervello rimuove immediatamente la mano dal database. Per evitare guai, il pessimista folda sempre e tende a giocare solo quando è praticamente certo di vincere. Morirà di bui al tavolo, come nella vita. La normale statistica lo metterà di fronte, prima o poi, alla tanto corteggiata sfiga e lui le si presenterà allargando le braccia, con lo sguardo rassegnato di chi era pronto da una vita a quel preciso istante.

Il fifone

Questo giocatore è quello che vive in costante esaurimento del proprio timebank. La differenza con gli altri players è che - mentre i secondi corrono - lui non pensa a pot odds, out vincenti o all'equity necessaria per fare call. Lui pensa a ciò che accadrà se perde. Se eroderà in un solo colpo il proprio stack guadagnato duramente con tanti steal andati a buon fine nonostante il cuore in gola. Nella realtà, come al tavolo, il fifone folda quasi tutto. Finirà quasi sempre nel calderone di chi, per paura della morte, ha avuto paura anche della vita.

Lucarelli

L'avaraccio

L'avaraccio tanka perché - anche se tutti i calcoli del mondo gli dicono che dovrebbe chiamare - lo distrugge pensare che potrà perdere parte dei propri gettoni. Anche nella vita il suo obiettivo è quello di accumulare. Formichina che scuote la testa al gioioso passar della cicala, l'avaraccio è quasi sempre sotto average, al tavolo e nella vita, ma il solo guardare le proprie chips davanti a sé gli dà la forza di fregarsi le mani. Chi glielo va a dire che poi quando muore non può portarsi il libretto degli assegni nella tomba?

Il saggio zen

Il saggio zen ha imparato una grande lezione: negli MTT occorre avere pazienza. Inutile rischiare tutto e subito: meglio aspettare il momento giusto. Ma che sia quello giusto davvero, non quei due K da SB con BB che snap-pusha e che sicuramente ha AA. Nella vita, come durante il gioco, all'aggressività preferisce sedersi sulla riva di un fiume e aspettare in silenzio il cadavere del proprio nemico. Aspetterà a lungo, aspetterà per un'esistenza intera, ma poi - alla fine - eccola lì, la salma di quel maledetto! Per la gioia (e soprattutto la vecchiaia) gli verrà pure un coccolone e crollerà con la faccia sul prato, ma sarà una faccia sorridente, perché in fondo in fondo, la sua personalissima battaglia, lui l'ha vinta.

zen

E poi?

omino
Non dite che non lo immaginate così...

E poi, infine, c'è l'omino. Un po' aggressivo, un po' conservativo, l'omino rappresenta la parte più semplice e naif di quello stormo che svolazza intorno a noi. L'uomo medio-basso tipicamente italiano, che ha letto in vita propria un solo libro ed è felice di aver fatto questa mistica esperienza, tanto che non manca di vantarsene ovunque. L'omino è sgrammaticato, incazzato, i suoi ragionamenti non hanno capo né coda. Ti viene sempre da chiederti se abbia 11 anni o se viva la vita come un undicenne, e finisci sempre per immaginartelo con un faccione brufoloso, un occhio a San Giovanni e uno ai due ladroni, la zeppola e i denti marci. Che poi magari è un distinto signore in giacca e cravatta e tu hai sbagliato tutto.

Ma l'omino è anche uno verace, che va per la sua strada. È un salmone che risale la corrente, incurante del fatto che, attorno a lui, tutti gli altri pesci stiano agitando le pinne a indicarlo e ridano di lui sussurrando fra loro: "Hai visto quello? Ma che s'è messo in testa?". È uno che, alla fine, sta semplicemente combattendo una guerra contro il sistema, contro gli altri giocatori, contro tutto il mondo. Una guerra che non vincerà mai. Però, almeno, sarà fra i pochi che ci hanno provato.

Vi siete mai soffermati un istante a riflettere su cosa pensi lui, di noi?

by n10juan