Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Ma il poker ti diverte?

Dalla domanda di un utente alla scoperta di grafici e punti chiave che ci insegnino quanto svago c'è nel poker, là dove non si insegue il profitto. È davvero possibile, oggi, giocare solo per divertimento?

Omino
Ufologi in azione...

Forse qualcuno di voi ricorderà un vecchio esilarante editoriale - probabilmente il più divertente che io abbia mai scritto su PokerStrategy.com - che s'intitolava "Il cric leader - storie di umana umanità" e raccontava le prodezze grammaticali e complottiste di vari omini incontrati al tavolo da poker.

Quella dell'omino è una figura a mio parere meravigliosa e fondamentale nel gioco del poker. Una figura che va ampiamente tutelata (in fondo un po' niubbi lo siamo stati tutti), ed è per questo che, quando sul nostro forum appare un thread dal titolo vagamente omino-style, generalmente mi ci fiondo per valutare la situazione (e anche per farmi una risata, ma non ditelo all'omino).

È con questo stesso spirito che ho approcciato poche ore fa un thread il cui titolo mi aveva ingannato, perché di omino-style in realtà non ha nulla. Certo, il nostro utente filetto1991 ce l'aveva messa tutta per mascherarlo, denominandolo "qual'è un buon livello x iniziare", con tanto di apostrofo assassino e "x" cellularesca che fa rivoltare la Crusca nella tomba.

Eppure la domanda di filetto1991 è non solo pertinente, ma tanto calzante da scatenare una bella discussione. E lo ringrazio, perché mi ha dato spunto per scrivere questo articolo.

"Ho iniziato a giocare da non molto", ci dice filetto1991, "e volevo chiedere quale può essere un livello di buy-in per confrontarmi con giocatori che qualcosa hanno da insegnare. Ho notato che a fare dei sit&go con buy-in da 1 euro o 2 la gente gioca praticamente a caso: chiamano qualsiasi cosa, non rilanciano mai, ma poi vanno all-in con A3... io non sono certo un esperto, ma ho studiato almeno qualche tecnica base per giocare... mi consigliate qualcosa? grazie".

Perché giochi a poker?

Flow
Il grafico postato dal sempre sagace AmericanBateman

Questa domanda, per nulla ominesca, racchiude in sé tante piccole grandi verità che spesso si configurano come dubbi atroci anche per giocatori mediamente esperti. Per esempio il fatto che a limiti molto bassi l'incapacità degli avversari possa addirittura rivelarsi uno svantaggio per chi non insegue il mero profitto ma è più affascinato dall'accrescimento delle proprie skill.

Non a caso, il thread ha generato una discussione estremamente interessante, in cui ci si domanda anche quale sia l'effettivo impatto del divertimento nella pratica pokeristica e se sia possibile che un giocatore approcci il poker senza pensare minimamente al profitto e inseguendo solo il proprio diletto.

Per prima cosa, dobbiamo domandarci per quali motivi una persona qualsiasi dovrebbe scegliere il poker. Le motivazioni sono essenzialmente tre: profitto, sfida e svago. La prima delle tre - il profitto - è quella che più di ogni altra impariamo a comprendere quando ci mettiamo a studiare seriamente questo bellissimo gioco. È certamente affascinante sapere che ci sono ragazzi capaci di fare del poker il proprio mestiere, tanto da autodisciplinarsi perfino negli orari di grinding.

C'è poi la spinta della sfida, ovvero la volontà di mettere il proprio intelletto a confronto con quello degli altri giocatori, su un campo così profondo psicologicamente com'è il tappeto verde di un tavolo da poker. Infine, c'è il puro senso di svago: condividere un gioco con amici (o anche sconosciuti che possono diventare amici) e in cambio sentirsi gratificati dal semplice fatto di aver giocato.

Un gioco dalle peculiarità uniche

Guy Laliberté
Uno che può permettersi di iniziare partendo dagli HighStakes

Se fosse così facile, però, saremmo tutti felici nella vita. In realtà le curve di soddisfazione umana sono tanto complesse da essere tutt'oggi oggetto di continuo studio da parte di psicologi e affaristi. Quindi non basta che un giocatore approcci il poker per uno di questi tre motivi: è necessario che continui a giocare, soddisfacendo a pieno le proprie richieste.

In realtà il poker è un gioco dalle peculiarità così uniche, che difficilmente un giocatore che lo approccia armato di una sola di queste tre motivazioni va lontano. Questo accade perché le meccaniche di gioco elencate finora sono talmente connesse tra loro da risultare imprescindibili. Ci si diverte se si soddisfa il senso di sfida; si soddisfa il senso di sfida se si raggiunge un risultato; il risultato finale, nel poker, è nel 99.9% dei casi adiacente a un profitto economico.

Lo 0.1% che resta interessa personaggi come Guy Laliberté, talmente abbienti (e probabilmente annoiati) da potersi permettere di condividere un'esperienza di gioco (seppur perdente) con i più grandi campioni del mondo del poker, godendo anche solo del fatto di trovarsi di fronte a loro.

Non conosco il bankroll del nostro utente, ma ho la netta impressione che questo non sia il nostro caso. Se invece lo è, allora sappia che sono un ottimo amico: leale e per niente interessato ai soldi...

Che cos'è il divertimento?

Oggi le aziende videoludiche utilizzano alcuni grafici per schematizzare le caratteristiche che ogni videogame dovrebbe possedere per essere competitivo sul mercato. Il grafico è più o meno quello che vedete qui in basso. Affinché un gioco sia divertente e generi quel flusso cognitivo che è fonte di soddisfazione estrema, occorre dunque che il giocatore abbia a che fare con obiettivi concreti e regole gestibili; azioni che si adattino alle capacità di chi gioca; feedback chiari e tempestivi e infine poche distrazioni.

Flusso Cognitivo
Le 4 caratteristiche che portano alla soddisfazione videoludica

Gli obiettivi, nel poker, sono praticamente sempre legati al raggiungimento di una cifra, di un numero di mani o di un livello. Sottostando, però, al secondo punto chiave, è necessario che la cifra, il numero di mani, o il livello scelto siano adatti alle capacità del giocatore, viceversa si crea una frustrazione che presto sfocerà nell'ansia o nella noia.

Il feedback, cioè la ricompensa tempestiva per un'azione, è chiaramente applicabile al poker solo nella misura in cui un giocatore vince del denaro dopo aver giocato in maniera corretta. Infine, per evitare la distrazione, occorre essere pienamente consapevoli di dove si vuole arrivare. Se si gioca a poker come puro passatempo, infatti, e senza nessun altro scopo o traguardo, sarà difficile evitare di annoiarsi nei momenti meno eccitanti della partita (e come sappiamo il Texas Hold'em, soprattutto live, regala anche tanti tempi morti).

Una lunga strada fino alla realizzazione

Strada
Ogni metro percorso è skill

Considerando tutto questo, la mia opinione è che oggi l'unico modo per approcciare il poker per puro svago sia quello di ritagliarsi una serata con gli amici, davanti a qualche birra e farsi un Sit'n'Go da cinque euro. Viceversa, il poker online ha raggiunto ormai un tale livello di competitività che la pura motivazione del diletto non è sufficiente a forgiare un giocatore duraturo (così come - attenzione - non lo è l'esclusiva voglia di profitto!).

Occorre passione, occorre studio, occorre volontà e occorrono obiettivi. Altrimenti, aldilà di clamorosi e irripetibili jackpot, il giocatore in questione sarà un giocatore perdente, e questo influirà irrimediabilmente sulla sua voglia di continuare a giocare.

Per tornare, infine, alla vera domanda di filetto1991: è vero che il poker dei microlimiti è estremamente diverso da quello che si gioca tra la gente più skillata. Ed è verissimo che, a volte, una giocata corretta al NL2 può risultare perdente a causa delle scorrette risposte di avversari incapaci. Ma questo, a mio avviso, non significa che ci si debba buttare subito al NL100 per imparare più in fretta a giocare.

Ignoriamo troppo spesso il fatto che la conoscenza, così come la verità, non è un risultato a cui giungere nel modo più breve possibile, ma assomiglia molto di più a una lunga strada composta dall'insieme di tutte le esperienze maturare, percorrendola, per arrivare a quel risultato.

Secondo questo concetto, i microlimiti sono una palestra fondamentale per la formazione di un giocatore di poker. Ci fanno crescere dalle basi. Ci danno la possibilità di imparare ad affrontare ogni tipo di giocatore: dal reg skillato al fish ubriaco che tenta la serata highstakes per dimenticare le corna della fidanzata.

Infine ci rende un feedback importante e fonte di enorme senso di soddisfazione: quello dello scalatore impegnato a combattere contro una parete. Sapere di aver vinto, di aver scalato un livello, di aver tagliato un traguardo con lavoro e abnegazione... tutto questo ci sarà enormemente utile nei momenti di badrun (che prima o poi arrivano sempre), quando ci assalirà il senso di inadeguatezza e sarà indispensabile trovare - nel proprio passato - risultati e vittorie nette a cui appellarsi per non perdere fiducia nei propri mezzi.

Il consiglio che do a filetto1991, nel mio piccolo, è di continuare ad affrontare livelli adeguati al suo livello di preparazione teorica. Non per forza il NL2 o il NL5, ma comunque limiti bassi. Di adattarsi alle loro logiche, con l'obiettivo di battere il livello e progredire. Potrà sembrare una pratica noiosa, ma è il modo più corretto e più veloce per imparare a giocare. E di costruire qualcosa che possa durare nel tempo.