Aggiornato il 27 Feb 26 da

Quanta ipocrisia...

Bloccata la campagna pubblicitaria di pokerstars.it la piu' grande poker room online al mondo, che in Italia non può neppure pubblicizzare il gioco "fun".

 

L'Italia è certamente il paese campione in quanto a ipocrisia...Lo notiamo in tante cose. Prendiamo per esempio le ultime notizie apparse sul poker on-line negli ultimi giorni...

Prima notizia: bloccata la campagna pubblicitaria di pokerstars.it la piu' grande poker room online al mondo, che in Italia non può neppure pubblicizzare il gioco "fun". Una notizia a dir poco scandalosa...in quanto non si gioca con soldi reali. Come a dire che non si vuole sentire neanche l'odore del poker in giro. Il  garante della pubblicità infatti ha vietato gli spot, i cartelloni ed i manifesti di questa imponente campagna, fatta per far conoscere agli Italiani il poker online. Ovviamente vi state chiedendo come mai si è giunti a questa conclusione. Ecco la risposta:

Un brand riconoscibile con un sito di gioco non autorizzato, anche se pubblicizza un sito ".it" ed il gioco per divertimento, fa pubblicità ingannevole nei confronti del pubblico. E' questa in sintesi la decisione del Giurì dello IAP, l'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, organo di controllo del mercato delle pubblicità, in merito all'istanza presentata da Gioco Digitale Italia srl nei confronti della pubblicità fatta da Porkerstars sulle testate di Rcs Pubblicità spa e del Gruppo Editoriale L' Espresso. "Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata è in contrasto con gli artt. 1 e 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, e ne ordina la cessazione".

Questo vuol dire in parole povere che la pubblicità di Porkerstars è in contrasto con gli articoli 1 e 2 del codice di autodisciplina, ossia:

Articolo 1: "Lealtà della comunicazione commerciale. La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla".

Articolo 2: "Comunicazione commerciale ingannevole. La comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti. Nel valutare l'ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento".

Siamo d'accordo. Ma quante pubblicità violano tali principi...Siamo sempre più invasi da pubblicità dei GRATTA E VINCI, vinci facile vinci adesso (uno slogan che da solo crea una sorta di messaggio ingannevole)  dove si prospetta la facilità di vincita (ma per il giocatore o lo stato?).Tenete ben presente la squadra di calcio composta da 11 giocatori che si scontra con quella composta da un numero assurdo di giocatori. Ecco. Come a dire...giocare e vincere è facile. Ma la fortuna. Ovviamente qui centra poco...  

Solo in Italia accade ciò. Pokerstars oltre a non poter pubblicizzare il suo sito.com non può ora neppure fare pubblicità alla sua versione fun!

Quando da qualche giorno altre società con licenza (ricordiamo che solo in Italia non viene riconosciuta una licenza europea in contrasto con tantissime disposizioni europee vedi sentenza Placanica, libera circolazione di mezzi e servizi, e non ultima le continue riaperture dei centri Stanley disposte daq moltissimi magistrati, societa' che opera in Italia Legalmente senza nessuna concessione o licenza) stanno innondando con spot le reti televisive italiane.

Ma un altra notizia scuote l'ambiente e questa volta non solo contro le società senza licenza, ma pure contro AAMS.

Il Codacons ha infatti deciso di presentare un ricorso al Tar del Lazio contro l'autorizzazione data dai Monopoli di Stato per legalizzare il poker online e per chiedere al Governo di "bloccare questa sconsiderata decisione". In una nota del Codacons si legge: "Pur di accaparrarsi il 3% sulle somme vinte ed incassare una cifra stimata in 15 milioni di euro non ci si rende conto, o peggio ancora si decide scientemente di infischiarsene, del fatto che migliaia di persone ogni anno si rovinano per il gioco. Già i videopoker nei bar hanno aggravato la situazione aumentando i casi di dipendenza. Nel caso di internet, però, considerata la sua diffusione ed il fatto che può entrare direttamente in ogni casa, il fenomeno può diventare una autentica piaga sociale." A questo punto sorgerebbe spontanea una domanda: è meglio lasciare i giocatori senza tutela e garanzie e farli comunque continuare a giocare su siti esteri non autorizzati? O forse la legalizzazione è modo migliore per difendere in ogni sede i giocatori e dare garanzia di un gioco lecito?

Ma noi ora ci chiediamo...Dove era il codacons quando in Italia sono state aperte le sale bingo? Quando sono state legalizzate le macchinette mangia soldi? Quando sono stati lanciati i gratta e vinci? Il super enalotto? Non c'era... Forse è ora di riflettere perchè sembriamo davvero il paese di pulcinella. Dove è giusta una cosa che se gestita da un altro non è più giusta... Lasciamo giocare il giocatore sui siti che ritiene più adatti alle sue esigenze. Ma davvero credono che gridare al lupo al lupo faccia scappare i giocatori dai siti esteri a quelli italiani? Non abbiamo prodotti buoni...

Che ipocrisia...