UIGEA: Libertá e cultura?
Una legge vieta ai cittadini americani di sfruttare le illimitate possibilità derivanti dal gioco di azzardo online. Quali sono le ragioni avanzate dai sostenitori e quali quelle espresse dai detrattori?
Il gioco di azzardo è una della attività ricreative che, da tempo immemore, ha appassionato l’umanità. Scavi archeologici hanno portato alla luce oggetti ricavati da ossa e successivamente identificati come dadi da gioco risalenti a 40.000 anni fa. Il ritrovamento di dipinti rupestri con raffigurazioni di scene di gioco rappresenta una ulteriore testimonianza della presenza di attività ludiche in era preistorica.
In Cina è stato ritrovato un gioco di azzardo risalente al 2300 a.C. e a distanza di mille anni prima in Grecia e in Egitto vengano ritrovati i primi giochi di dadi. Passatempo quest’ultimo ampiamente diffuso anche nell’antica Roma cui risale la celebre citazione “alea iacta est”, “il dado è tratto”. L’Imperatore Caligola giunse persino a far confiscare le proprietà dei cavalieri per rifondare i debiti di gioco.
In America il gioco di azzardo ebbe un ruolo sociale di straordinaria importanza a partire da prima della fondazione degli Stati Uniti, sino a diventare un elemento imprescindibile della storia di questo Paese. Esisteva già presso le popolazioni indigene dell’America del nord la credenza secondo cui il gioco di azzardo fosse una creazione divina. Esso non era concepito esclusivamente come attività lucrativa, si giocava per propiziare la guarigione dei membri malati della tribù o per prevedere eventi futuro.
Le prime traversate atlantiche e la conseguente nascita di colonie inglesi sul suolo americano fecero sì che di lì a poco, tramite quelle stesse rotte, venne esportato anche il gioco di azzardo. Durante la guerra di indipendenza (1775 – 1783), le lotterie contribuirono a finanziare le armate europee. Dieci anni più tardi, fu lo stesso presidente Washington ad acquistare il primo biglietto della lotteria di Stato americana. Le lotterie furono uno strumento finanziario privilegiato sino al XIX secolo.
Una riforma successiva alla guerra civile, sancì la fine delle principali lotterie e in seguito allo scandalo scoppiato in merito a una truffa, negli anni novanta del XIX secolo, il Congresso americano bandì anche le restanti forme di gioco di azzardo. Unico Stato a dichiararsi contrario fu la Luisiana, che autorizzò una lotteria i cui proventi vennero utilizzati per finanziare la ricostruzione successiva alla guerra civile.
A partire dagli anni 30 del Novecento si assistette a una progressiva legalizzazione del gioco di azzardo. Le scommesse sui cavalli furono le prime a beneficiare di questa apertura e, di lì a poco, nel Nevada cominciò a sorgere un Casinò dietro l’altro.
Tuttavia, ancora vi erano Stati in cui il gioco era proibito. Si pensi solo ai primi anni texani della carriera di Doyle Brunson in Texas, quando il poker era ancora relegato alla clandestinità.
In quell’epoca le bische clandestine ebbero una diffusione tale da indurre i politici a riconsiderare la legalizzazione del Bingo e di altri gioco al fine di trarre profitto dalla tassazione degli introiti che ne derivavano.
Nel 1967 venne avviata la privatizzazione dell’industria del gioco di azzardo nel Nevada, Stato in cui l’acquisto di licenze per le sale da gioco fu legalizzato. Sulla scia del successo di Las Vegas, la prospettiva del guadagno cominciò ad attirare l’attenzione degli altri Stati. Le lotterie divennero di nuovo un fenomeno esteso a tutto il Paese. Mentre città come Atlantic City puntaro a imitare lo stesso successo di Las Vegas.
Con l’introduzione del Federal Wire Act nel 1961 fu proibita ogni forma di scommessa a distanza sia tra gli Stati federali che con Paese esteri. Successivamente la Giustizia americana volle interpretare questa legge nel senso di un divieto di ogni forma di gioco online. Successivamente, una sentenza giudiziaria limitò l’estensione dell’atto esclusivamente alle scommesse sportive.
Il 1999 fu l’anno in cui venne approvato il decreto sulla proibizione del gioco di azzardo via Internet (Internet Gambling Proibition Act, IGPA). Il progetto di legge che impose il divieto assoluto del gioco di azzardo su Internet è stato elaborato da due rappresentanti del Congresso americano, Bob Goodlatte e Rick Boucher. Sino ad allora, il gioco in America era consentito purché i server non fossero localizzati sul territorio nazionale. La legge IGPA ebbe la funzione di modificare la precedente normativa.
Il parlamentare Bob Goodlatte asserì che la necessità di legittimare il nuovo disegno di legge si basava sulla constatazione dell’influenza fortemente ingannevole esercitata dal gioco di azzardo via Internet sui giovani, sui soggetti con dipenda patologica dal gioco e sui criminali. Inoltre egli imputava al gioco di azzardo online la responsabilità di indurre i cittadini al tracollo finanziario, esacerbare i conflitti familiari e incentivare la criminalità oltre a instillare un clima di decadenza morale, come se improvvisamente tramite Internet la gente si trovasse a vivere all’interno di un casinò.
Tale disegno di legge è stato bloccato in massima parte grazie all’intervento del lobbista Jack Abramoff.
La conseguente legge è stata varata a ottobre 2006 e si basa su una nuova versione del progetto di legge, definita atto esecutivo in materia di gioco di azzardo illegale via Internet (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act, UIGEA) e sul decreto in materia di sicurezza portuale (SAFE Port Act). L’atto esecutivo UIGEA vieta il trasferimento di fondi da un istituto creditizio a un sito dedicato al gioco di azzardo online a esclusione dei cosiddetti “Fantasy Sport”, le lotterie e le corse dei cavalli. Questa legge è stata ratificata dal presidente Gorge Bush il 13 ottobre 2006. Se questa risoluzione sia opportuna o meno è una questione controversa. A una richiesta di chiarimenti, i senatori americani si barricano dietro risposte standard preconfezionate. È troppo semplice per i minorenni accedere al gioco online spacciandosi per i genitori adulti e autorizzati. La pornografia, il gioco di azzardo e la minaccia delle truffe, hanno reso Internet uno strumento pericoloso ed è compito del Governo esercitare un controllo su ciò che accade in rete. La decisione di passare al divieto perentorio di tutto ciò che è percepito come “pericolo” bypassando l’opzione di una regolamentazione del settore è tipico del sistema americano.
Quando interpellati direttamente, la maggior parte dei parlamentari finisce per addurre le solite argomentazioni stereotipate. Un caso rappresentativo è quello del senatore texano Roberts che si è abbandonato a strane elucubrazioni mentali pur di non giungere al nocciolo della questione. Servendosi di piattaforme online, i terroristi avrebbero la strada spianata nelle loro attività di riciclaccio del denaro sporco. Il fatto che sino a ora non siano emerse prove a conferma dei fatti denunciati è ovviamente tutta un’altra storia.
Sono rari i casi in cui nel mondo politico qualcuno si schiera a favore della regolamentazione e eventualmente della tassazione del fenomeno.
Di contro, i giocatori professionisti americani hanno una opinione radicalmente opposta. Il problema sta nella reazione spropositata del Governo. L’errore principale consiste nel ritenere possibile fronteggiare il problema della dipendenza patologica dal gioco con un divieto. La Nuova Zelanda e la Gran Bretagna danno il buon esempio, grazie al riconoscimento e alla regolamentazione tramite il rilascio di licenze per i siti Internet dedicati al gioco.
Nel sito Web dedicato alla sicurezza del gioco su Internet (Safe and Secure Internet Gambling) sono raccolti interventi e citazioni di politici contrari al divieto. Il parlamentare Barney Frank (Massachussetts) ritiene che ogni cittadino americano abbia il diritto di disporre come meglio credo del denaro che ha onestamente guadagnato. Nel sito Web, il divieto viene additato come ingiustificata intromissione nella vita privata delle persone. Nonostante la legge, sono numerosi gli americani che continuano a giocare senza tuttavia poter beneficiare dei livelli di tutela cui avrebbero diritto, in qualità di clienti, se queste attività fossero legalmente riconosciute.
Tramite provvedimenti sulla sicurezza sarebbe possibile impedire il gioco di azzardo ai minorenni e ai soggetti affetti da dipendenza patologica, oltre che arginare fenomeni quali truffe, furti di identità e riciclaggio di denaro.
Inoltre questo decreto legge rappresenta una possibilità mancata per il Governo di beneficiare dei proventi miliardari derivanti dalla tassazione del gioco di azzardo.
Esistono tecnologie in grado di identificare i giocatori online che rappresentano una minaccia. Dalla Gran Bretagna arriva la proposta di una variante alla legge che prevede una maggiore responsabilizzazione dell’industria del gioco di azzardo online riguardo al controllo della propria clientela.
Nella migliore delle ipotesi il decreto UIGEA costituisce solo un tentativo da parte del Governo per guadagnare tempo nella ricerca di una soluzione efficace e duratura.
Una possibile soluzione consisterebbe nel dichiarare il poker come gioco di strategia e non di azzardo, esonerandolo dalla normativa in corso.
Il raggiungimento di una soluzione definitiva non è ipotizzabile prima della metà del 2009. Con il cambio di Governo e la costituzione di un nuovo Congresso è inoltre verosimile che si proceda a una rivalutazione delle posizioni. In America il gruppo di interesse "Poker Players Alliance" esercita forti pressioni sul Governo.
Dissenso nei confronti del decreto è espresso anche da gran parte dell’opinione pubblica. Secondo un recente sondaggio condotto su un campione di 1000 soggetti adulti, il 51% è contrario al divieto imposto dal Governo, mentre approvazione nei confronti della risoluzione è stata espressa da appena il 21% degli interpellati. Coloro che non si sono pronunciati invece costituiscono il 29% del campione.
In Paesi come la Norvegia e la Germania è difficile pronosticare le misure normative che si affermeranno in futuro. I Land tedeschi hanno ratificato il patto sociale per il mantenimento del monopolio di Stato sul gioco di azzardo. Tuttavia ciò ha portato a un pronunciamento dell’Unione europea che contesta alla Germania la mancanza di conformità di tale provvedimento con il diritto comunitario. Il patto sociale contrasterebbe con la libertà di prestazione e servizi sancita dal Mercato Europeo Comune. Con il pretesto di un intervento per arginare la dipendenza dal gioco, i Land sfruttano il loro potere legislativo per mettere le mani sugli ingenti profitti di questa industria.
Né in Germania, né negli Stati Uniti si è ancora giunti a una decisione definitiva. Non ci resta che attendere di vedere a che cosa porteranno le iniziative proposte dall’Unione europea, dagli esponenti di Poker Player Alliance e da alcuni parlamentari americani.
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