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[Chiuso] Dieci anni fa ci lasciava De Andrè

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Traxxer
Iscritto: 01.08.2008

Questo topic l'ho scritto nel 2006 in un altro forum. L'11 gennaio ricorrono i dieci anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, quello che per me era e rimane IL cantautore. Vi sconvolgerà un mio topic serio, ma per me è un piccolo omaggio dovuto. :)

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Chiedo scusa da subito se vi propino un papiro formato gigante, ma oggi per me è una data molto significativa. Sette anni fa, l'11 gennaio del 1999, sconfitto da un tumore ai polmoni, si spegneva Fabrizio De André, uno dei più grandi cantautori italiani (a mia opinione il più grande) del ventesimo secolo. Mi sono permesso di curare una biografia per ricordare chi è stato Faber, spero possa interessare a qualcuno. E' il mio modo per ricordarlo, non sono solito fare queste cose, ma con De Andrè è diverso: l'ho sempre ammirato come cantautore e come uomo, alla sua musica devo anche parte del mio modo di pensare e della mia mentalità aperta, e ringrazio ancora mio padre che mi fece conoscere le sue canzoni quando avevo appena otto anni. Non riporto fonti per la biografia perchè, come detto, l'ho scritta io, anche se devo citare preziose fonti di informazioni come la completissima traccia biografica di Enrico Deregibus nel libro Belin sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, curato da Riccardo Bertoncelli, il volume di Paolo Ghezzi Il Vangelo secondo De Andrè e il sito www.viadelcampo.com . Ho riportato anche qualcuno dei suoi versi, le parti più significative, presenti peraltro un po' ovunque su Internet. Non dovrebbero dare fastidio a nessuno e penso che non violino le leggi sul copyright, visto che si tratta davvero di poche parole messe lì a scopo puramente esemplificativo: ad ogni modo se vi sembrano citazioni inopportune cancellatele pure (anche se, ripeto, sono piccoli stralci e problemi non ne causeranno di sicuro, alcuni li ho da tempo su qualche mio profilo in Internet e nessuno mi ha mai contestato qualcosa).


FABRIZIO DE ANDRE' (18/02/1940 - 11/01/1999)
Nato a Genova nel 1940, trascorre i primi anni della sua vita tra la sua casa ligure e una cascina a Revigliano d'Asti, in Piemonte, anche a causa del fatto che il padre, importante dirigente dell'Eridania, era ricercato dai fascisti. Fin da ragazzo studia il violino, per poi passare alla chitarra ai quattordici anni: è in questo periodo che comincia ad ascoltare la musica di Georges Brassens e degli chansonnier francesi, decisiva per i suoi esordi musicali.

In quegli anni (siamo al 1954) comincia a suonare in qualche gruppo: prima un trio chitarristico, poi un gruppo jazz, fino all'esordio discografico, nel 1960, con l'etichetta genovese Karim sotto il nome di Fabrizio. Il 45 giri contiene E fu la notte e Nuvole barocche, due melense canzoncine pop, probabilmente quanto di più brutto De Andrè abbia cantato, al punto che li definì in seguito "peccati di gioventù". In quell'anno, però, scrive anche la sua prima canzone, in coppia con l'amica Clelia Petracchi: si tratta di La ballata del Michè, storia di un detenuto che si uccide perchè non riusciva a restare lontano dalla donna amata. Lo stile è ancora acerbo, ma si intravedono i temi a lui cari, quelli degli umili e dei meno fortunati, forse l'unico reale filo conduttore che lo accompagnerà fino alla fine della sua vita. La canzone viene pubblicata l'anno dopo assieme a La ballata dell'eroe, che verrà eseguita anche dal giovanissimo Luigi Tenco. De Andrè si sposa anche, con Enrica "Puny" Rignon, e nasce Cristiano. Nel 1963 tocca a Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, entrambe scritte con Paolo Villaggio (suo amico dal 1947): la seconda canzone indigna la gente per la parola "putt.ana" (scusate se evaderò qualche volta la censura) e per la descrizione che viene fatta dell'eroe, dipinto, per l'appunto, come un cialtrone puttaniere. Arriva la prima denuncia e il primo contratto. Lo stesso anno viene ripubblicata La ballata del Michè assieme all'inedita Il testamento, deliziosa ballata sul tema della morte (che replica la parola "putt.ana" in sfregio alle denunce). L'anno successivo è quello di La guerra di Piero, probabilmente la più famosa delle canzoni di De Andrè assieme a La canzone di Marinella, uscita nello stesso anno: la prima viene venduta in coppia a La ballata dell'eroe, la seconda con l'inedita Valzer per un amore, graffiante canzone scritta sulle note del Valzer campestre del siciliano Gino Marinuzzi jr., ovvero la canzone che era sul grammofono di casa sua quando nacque. Non arriva ancora la fama, però, neanche con la scialba Per i tuoi larghi occhi, con Fila la lana o con La città vecchia (dove viene censurata la parola tr.oia). Nel 1966 esce un 45 giri con la struggente La canzone dell'amore perduto (a mio modo di vedere una delle più belle canzoni d'amore mai scritte) e con la cinica La ballata dell'amore cieco, mentre a fine anno è la volta di Geordie e della tristissima Amore che vieni, amore che vai.

Le vendite aumentano e la Karim (prima di fallire) pubblica il primo 33 giri, Tutto Fabrizio De Andrè, raccolta dei suoi singoli più venduti. L'anno seguente Faber scrive Preghiera in gennaio, brano dedicato a Tenco, da poco suicidatosi, ispirata a La priere di Brassens, a sua volta tratta dalla poesia di Francis Jammes Priere pour aller au paradis avec les anes: esce anche l'Lp Volume I, all'interno del quale fa scalpore Si chiamava Gesù, che descrive per la prima volta la figura del Cristo in termini umani. Sono tempi strani, la Rai censura le sue canzoni religiose che però vengono passate regolarmente su sulla radio vaticana. Tocca poi a Bocca di rosa e Via del campo (su musica di Enzo Jannacci), altre canzoni che rimarranno famose. Insomma, De Andrè ha già scritto, a 27 anni, quasi tutti i suoi pezzi più noti, è discretamente seguito, ma manca la celebrità, che arriva nel 1968 quando Mina canta La canzone di Marinella: è un boom tremendo, che dà a De Andrè la possibilità di cominciare a portare avanti progetti più impegnati ed impegnativi.

E' il 1968 quando pubblica il suo primo concept album per la Bluebell, Tutti morimmo a stento, dura invettiva contro la condanna a morte, ma non solo: il Cantico dei drogati che apre il disco è semplicemente straziante e nel Recitativo probabilmente De Andrè tocca una delle più alte vette della sua poetica. Mi piace ricordare due frasi: "Uomini cui pietà non convien sempre, mal accettando il destino comune/andate, nelle sere di novembre, a spiar delle stelle al fioco lume/la morte e il vento, in mezzo ai camposanti muover le tombe e metterle vicine/come fossero tessere giganti di un domino che non avrà mai fine" e "Sappiate che la morte vi sorveglia/gioir nei prati o fra i muri di calce/come crescere il gran guarda il villano/finchè non sia maturo per la falce". Da citare anche la cupa ma commuovente Inverno. In tema di raccolte, lo stesso anno, la Bluebell cavalca l'onda facendo uscire Volume III, altra raccolta di sue canzoni.

E' dal 1970 in poi, però, che possiamo collocare la gran parte delle produzioni di concept album di De Andrè. Si comincia con quello che lui stesso (e sono d'accordo) ha definito il suo album meglio concepito e assemblato, ovvero La buona novella, storia della nascita e della morte di Cristo vista dagli occhi di chi è accanto a lui: parlano Maria, Giuseppe, i ladroni, il falegname che costruì la sua croce; viene descritta l'infanzia della Madonna al tempio (L'infanzia di Maria), il ritorno di Giuseppe e l'annuncio di Gabriele (Il ritorno di Giuseppe e Il sogno di Maria), il calvario (Maria nella bottega di un falegname e Via della croce) e gli ultimi attimi della vita del Cristo visti dagli occhi di chi è attorno a lui (Tre Madri e la celeberrima Il testamento di Tito); in mezzo all'album Ave Maria, un altro dei punti massimi del De Andrè cantautore, descrizione della Maria "madre". Il Vaticano comincia ad organizzare dibattiti e ad interessarsi di Faber, i teologi ne parlano e ci parlano, la Rai invece è come sempre oscurantista, ma non può più censurare totalmente un cantante ormai famoso.

Ancora, il 1971 vede la pubblicazione di Non al denaro, nè all'amore, nè al cielo, ispirato all'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. De Andrè dimostra la stessa avversione verso i giudici del suo "maestro" (che non conobbe mai) Brassens, di cui aveva tradotto la sarcastica Le gorille: Un giudice è una rivisitazione nuda e cruda del masteriano Judge Selah Lively. Sempre in quest'album c'è Il suonatore Jones, canzone che propone tra le altre cose un way of life alternativo, non basato sulla continua ricerca di progetti futuri ma sul godimento del presente e di ciò che dà di buono (Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore/e allora perchè coltivarla ancora? Come pensarla migliore?).

Nel 1973 è la volta dell'album Storia di un impiegato, che narra del percorso di un travet, affascinato dalle idee contestatarie nate in Francia, che esce di senno e decide di compiere un attentato. Il disco in realtà non è assolutamente a favore del terrorismo, l'attentatore viene punito severamente e il messaggio che viene lanciato è contro la violenza (in pieno accordo con l'anarchismo puro di De Andrè, assolutamente non violento). Ma per il mondo dell'epoca l'album era troppo forte: la sinistra contesta De Andrè accusandolo di "qualunquismo" (chissà perchè, l'espressione classica di chi ha poche argomentazioni, come se "qualunquista" volesse dire "errato"), la destra poi dimostra di non avere neanche ascoltato l'album accusando De Andrè di essere un sovversivo. L'album, in compenso, vende bene e Il bombarolo entra nella hall of fame deandreiana.

Dopo questo periodo di fiorente produzione segue uno di transizione: prima esce Canzoni, album nel quale ritroviamo traduzioni di canzoni di Bob Dylan (Desolation Row), Leonard Cohen (Suzanne e Jeanne d'arc) e Brassens (Mourir pur des idees, testo che consiglio a chi odia capibandiera e populisti e la splendida Les passantes, imho una delle canzoni più profonde mai scritte). Nel 1975 De Andrè collabora con Francesco De Gregori (conosciuto grazie all'intercessione Luigi De Gregori, fratello di Francesco, frequentatore del folk studio e a sua volta cantautore col nome d'arte di Luigi Grechi): esce così Volume VIII. L'album è una delusione, probabilmente perchè nato dall'incontro di due personalità musicali troppo ciclopiche per poter interagire facilmente. Manca una fusione degli stili dei due cantautori, forse troppo differenti: più ermetico e cervellotico De Gregori, più diretto e musicalmente ricercato De Andrè. Non a caso le migliori canzoni dell'album sono le uniche che Fabrizio scrive da solo, le memorabili Giugno '73 e, soprattutto, Amico Fragile. Nel 1977 nasce Luvi, figlia di Faber e della sua nuova compagna Dori Ghezzi.

Segue il periodo di collaborazione con Massimo Bubola, che porta prima all'acerbo Rimini (con la magnifica ballad Sally) e quindi, nel 1981, all'album comunemente chiamato L'indiano (in realtà era senza titolo). In mezzo un doppio live con la PFM (arrangiamenti da ricordare, stupendo quello di Un giudice) e un'esperienza tremenda: il 27 agosto del 1979 De Andrè e Dori Ghezzi vengono rapiti in Sardegna. Tenuti prigionieri quattro mesi, vengono poi rilasciati. Su quell'esperienza Faber scriverà Hotel Supramonte, canzone vibrante e intimista. Ma nell'album indiano c'è anche Fiume Sand Creek, canzone che in realtà non tratta, come molti credono, solo del massacro avvenuto nei pressi del torrente americano, ma anche di un altro compiuto dal generale Custer, fondendo due vicende storiche. De Andrè sarà sempre vicino agli indiani, al punto da rifiutare ogni spettacolo per la celebrazione, nel 1992, dei 500 anni della scoperta dell'America, definendo il 1492 la data più infausta della storia per la gente indiana.

Inizia quindi la collaborazione con Mauro Pagani e nel 1984 esce Creuza de Ma. Un album in genovese, sul cui conto c'è davvero poco da dire: io, personalmente, non riesco ad ascoltarlo senza incantarmi, fino ad ora ho sentito ben poche cose qualitativamente così elevate. De Andrè e Pagani scavano nella "rumenta" genovese con la forza di un caterpillar, descrivono la città e le sue tradizioni, la gente dei quartieri, quella delle vecchie mulattiere (Creuza) di mare. La critica esalta l'album e, quasi fatalmente, dopo un prodotto del genere seguono anni di silenzio.

Il rientro, nel 1990 con Le Nuvole, non è dei più convincenti: album forse privo di un filo interno, a metà strada tra il sound etnico di Creuza de ma e quello che caratterizzerà nel 1996 Anime salve. La Domenica delle Salme ha un testo atipico: estremamente colto, intimista, feroce, dissacrante, inquietante, è un grido disperato che punta a richiamare l'attenzione su uno dei più grandi pericoli derivati dalla caduta del comunismo, ovvero l'omologazione sociale assoluta. Naturalmente De Andrè si prende le sue belle accuse di essere comunista, nonostante l'album contenga anche violenti attacchi al Pci: ma nel mondo, si sa, gli stolti abbondano. In compenso Don Raffaè è un successo commerciale e l'album è tra i più venduti di quelli di Faber.

Ultimo capitolo della sua carriera artistica, nel 1996, il già citato Anime salve, scritto a quattro mani con Fossati (la cui influenza è evidente). Anche qui De Andrè tratta dei suoi dimenticati: Khorakanè, canzone sui nomadi con struggente finale in lingua rom cantato da Dori Ghezzi, Princesa sul mondo dei trans, Disamistade sulle faide familiare che insanguinano numerosi paesini sardi. De Andrè torna su livelli altissimi, con questo album e, vincendo la sua atavica paura per i palchi, comincia un lungo e massacrante tour, interrotto soltanto nel 1999. Le troppe sigarette gli sono state fatali: un tumore ai polmoni lo ha spento facendo un danno non solo a lui ma anche alla musica italiana, visto che avrebbe potuto dare ancora tanto.

Quando Fabrizio muore i commenti e le lacrime si sprecano: spesso si tratta di parole inopportune di chi non lo ha mai seguito, magari. Lo chiamano poeta, lo esaltano quasi come se fosse stato un semidio, quando il suo punto forte era proprio quello di essere un uomo, con le sue debolezze, i suoi difetti. Mai De Andrè ha nascosto di lavorare tanto sui testi delle sue canzoni, contrariamente a tanti suoi colleghi che si divertono ad assecondare il mito secondo il quale le canzoni d'autore nascono sempre per una sorta di miracolo mistico. Faber diceva apertamente di aver scritto pochissime volte testo e musica assieme, di getto (uno di questi casi è Amore che vieni, amore che vai).

In questi anni sono stati tanti gli omaggi post mortem (memorabile il doppio cd Amico fragile) ma tante sono state anche le raccolte alla memoria (alcune recentissime). Quando inizia l'anno puntualmente esce un cd nel quale, magari, si trovano canzoni estratte dai concept album e buttate lì. Questa cose mi lasciano perplesso: non si può fare ascoltare Il testamento di Tito senza il resto dell'album e, se nel live con la Pfm il senso potevano essere i nuovi arrangiamenti, certe raccolte come quelle che circolano mi sembrano solo un modo per speculare sulla memoria di un grandissimo artista. Non capisco, ma mi adeguo, che dire.

La sua morte mi lasciò un vuoto ma, come diceva stesso lui in Giugno '73, "è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati".


11 risposte

Prima di andare a letto me lo leggerò tutto molto volentieri,ascoltandomi un suo album in sottofondo. Per me l'incontro con De Andrè (l'ho conosciuto solo quando avevo 17 anni ed era già morto) è stato molto importante,per la mia formazione, per le sensazioni che mi ha dato e ancora oggi mi da, ha scritto alcuni dei capitoli per me più belli della musica italiana - e mondiale. Ci sono album che hanno veramente cambiato il mio modo di pensare e di essere.
Grazie mille a te del post,
e grazie di tutto a Faber.


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

Io l'ho visto e rivisto dal vivo più volte, la prima volta avevo 15 anni, l'ultima qualche anno prima che morisse.

Il più grande tra i grandi, un artista tuttora inarrivabile per i cantautori della canzone italiana, un punto di riferimento per molti, anche a livello mondiale.

Semplicemente, il migliore. Che manca, nella musica, come se fossero le note.

;(


Galliani
Iscritto: 26.10.2007

Non è una vera sorpresa trovare questo post scritto da te .... è davvero bellissimo, si sente tutta l'ammirazione e la passione per questo grandissimo artista.

:)


L'originale di Traxxer La canzone dell'amore perduto (a mio modo di vedere una delle più belle canzoni d'amore mai scritte)

Anche secondo me

.... nel 1984 esce Creuza de Ma. .... La critica esalta l'album e, quasi fatalmente, dopo un prodotto del genere seguono anni di silenzio.

Mi pare che sia l'anno in cui muore il padre. Questo avvenimento coincide anche con la sua disintossicazione dall'alcool

Mai De Andrè ha nascosto di lavorare tanto sui testi delle sue canzoni, contrariamente a tanti suoi colleghi che si divertono ad assecondare il mito secondo il quale le canzoni d'autore nascono sempre per una sorta di miracolo mistico. Faber diceva apertamente di aver scritto pochissime volte testo e musica assieme, di getto (uno di questi casi è Amore che vieni, amore che vai).

....perchè era un insicuro .... ma davvero c'è tanta gente che ha scritto bellissime canzoni in pochi minuti :)

In questi anni sono stati tanti gli omaggi post mortem (memorabile il doppio cd Amico fragile) ma tante sono state anche le raccolte alla memoria (alcune recentissime). Quando inizia l'anno puntualmente esce un cd nel quale, magari, si trovano canzoni estratte dai concept album e buttate lì. Questa cose mi lasciano perplesso: non si può fare ascoltare Il testamento di Tito senza il resto dell'album e, se nel live con la Pfm il senso potevano essere i nuovi arrangiamenti, certe raccolte come quelle che circolano mi sembrano solo un modo per speculare sulla memoria di un grandissimo artista. Non capisco, ma mi adeguo, che dire.

In che senso ti adegui? Compri le raccolte? :D

Bell'omaggio Se' :)


Traxxer
Iscritto: 01.08.2008

L'originale di geniodelletartarughe....perchè era un insicuro .... ma davvero c'è tanta gente che ha scritto bellissime canzoni in pochi minuti :)

Verissimo, anche lui. Ma ha il pregio di essere sempre stato sincero sul suo lavoro. :)

L'originale di geniodelletartarugheIn che senso ti adegui? Compri le raccolte? :D

Piuttosto me lo taglio. :D

Ascolto i miei cari vecchi vinili e ignoro le raccolte. ;)

L'originale di GallianiChe manca, nella musica, come se fossero le note.

;(

Bella frase socio... e quanto è vera...


Traxxer
Iscritto: 01.08.2008

L'originale di magoderozCi sono album che hanno veramente cambiato il mio modo di pensare e di essere.

Idem. :)

L'originale di magoderozGrazie mille a te del post,
e grazie di tutto a Faber.

Grazie a te per il commento. ;)


bellissimo post Trax.. :)

purtroppo non ho mai avuto la possibilità di vedere dal vivo un suo concerto..
avevo 12-13 anni quando è morto..
molte delle sue canzoni mi hanno accompagnato negli anni..
e mi ha accompagnato il suo modo leggero e quasi disimpegnato di scrivere canzoni sincere ed in qualche modo complesse per la loro onestà..

un esempio per me è "La ballata dell'amore cieco" una delle mie preferite..


bellavec
Iscritto: 29.01.2008

Mi ero perso questo thread, molto molto bello, bravo trax.

De André segna la mia formazione musicale da sempre, considerato anche che sono nato in Liguria, conosco il dialetto e la cultura locale. Mia nonna mi cantava La canzone di Marinella per farmi addormentare, quando ancora non andavo all'asilo.

Tutt'ora passo serate chitarra alla mano e collezione completa di spartiti (che quasi non mi servono più, ormai), e suono ore rivisitando pian piano tutti i pezzi, fino a aver le dita stanche. Più volte ho sfruttato le sue canzoni e la mia voce a toni bassi per affascinare qualche ascoltatrice, più volte ho intrattenuto gente in piazza strimpellando le ballate più allegre e note.

Il mio enorme cruccio è di non averlo mai ascoltato dal vivo, ero un ragazzino dieci anni fa, e non ne capivo ancora la grandezza. Ma indicabile è, e resterà sempre..


valentik72
Iscritto: 02.10.2006

Trax bel post, sinceramente io l' ho conosciuto in una sua vicenda personale tremenda il suo sequestro insieme con la moglie..

Le sue canzoni sono bellissime e poetiche e io dico che queste persone diventano immortali seppur c hanno abbondonato

Cosa dire ogni tanto ascolto le sue canzoni per alleviare lo stress quotidiano :D


Traxxer
Iscritto: 01.08.2008

Mi fa davvero molto piacere che il topic sia stato apprezzato raga, grazie a tutti per i commenti. :)


Traxxer
Iscritto: 01.08.2008

Articolo di Repubblica attinente, per capire quale fosse il clima in quegli anni.

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"Quel terrorista di De Andrè"
Così la polizia schedò il cantautore

di MIMMO FRANZINELLI

TRA I possibili approcci alla musa di Fabrizio De André, il tema del potere è tra i più suggestivi, considerato che attraversa l'intero arco della sua produzione, dalla traduzione delle ballate di Georges Brassens (da "Il gorilla" a "Morire per delle idee") a un brano come "Il testamento di Tito", grondante ribellione esistenziale. Un potere non soltanto politico, ma che snatura la religione e s'insinua anche in ambito familiare. L'intero canzoniere del musicista genovese dispiega valenze libertarie, che hanno influenzato una parte significativa della generazione del '68 e ancora oggi parlano ai giovani.

De André non si è mai atteggiato ad agit-prop. Ciò nonostante, la polizia lo ritenne un personaggio infido e pericoloso. A ridosso dell'attentato di piazza Fontana gli attivisti dell'ultrasinistra sono sottoposti a perquisizioni e interrogatori. Tra le centinaia di extraparlamentari inquisiti figura un certo Isaia Mabellini, in servizio di leva con gli alpini, considerato dal questore di Brescia un marxista-leninista; in calce alla relazione inviata il 20 dicembre 1969 alla Direzione generale della PS, un'osservazione significativa: "É in rapporto di amicizia con tale De André Fabrizio, non meglio generalizzato, ligure, universitario a Milano, filo cinese, noto cantautore e contestatore". Con inflessibile logica burocratica, la segnalazione coinvolge il musicista nelle indagini; dal ministero dell'Interno chiedono infatti ragguagli al questore di Brescia, Manganiello che il 25 maggio 1970 aggiorna il fascicolo Milano - Roma - Attentati dinamitardi del 12.12.1969: "Le Questure di Milano e Genova sono pregate di identificare il De André Fabrizio e fornire sul suo conto dettagliate informazioni direttamente".

Nel giro di un paio di settimane la questura di Genova redige una circostanziata scheda: "Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP".

Alla vicenda s'interessa il questore di Milano Marcello Guida, assertore della pista rossa per la bomba stragista, che fa sorvegliare le frequentazioni milanesi del "sedicente De André": "Il predetto De André, cantautore, viene regolarmente in questo capoluogo ogni mese, alloggiando sistematicamente all'Hotel Cavour in questa via Fatebenefratelli n. 21 e ripartendo il giorno successivo, dopo aver preso contatti con dirigenti di case discografiche". Per qualche tempo l'attenzione investigativa si affievolisce, tranne riprendere con maggiore insidiosità nel giugno 1976, quando l'Antiterrorismo relaziona sull'acquisto di "un appezzamento di terreno in località Tempio Pausania (Sassari) dove intenderebbe istituire una comune per extraparlamentari di sinistra. Nei periodi di permanenza in Genova, lo stesso avrebbe contatti con elementi appartenenti al gruppo anarchico ed a quello filocinese. Il De André è persona nota a codesto Ministero".

L'antiterrorismo ligure accerta che il musicista è "emigrato in data 12/3/1976 a Tempio Pausania" e invia all'Ispettorato Generale per l'Azione Contro il Terrorismo e al Nucleo Antiterrorismo di Cagliari un nutrito rapporto, in cui si registra la sua adesione al Comitato genovese per la difesa del divorzio, come se rivestisse risvolti penali.

Trascorso un triennio, un aggiornato promemoria viene inserito dal SISDE in due distinte collocazioni archivistiche: "Brigate Rosse - Varie" e "Fabrizio De André". Stavolta il cantautore viene definito senza mezzi termini un simpatizzante dei terroristi e un loro finanziatore: "Secondo la nota fonte confidenziale il Circolo "Due Porte" è una recente creazione di copertura per le Brigate Rosse. In esso si tengono normali riunioni di circolo politico-ricreativo e riunioni ristrette per l'organizzazione eversiva. Lo stesso Circolo deve servire da strumento economico e la raccolta dello sfruttamento dei fondi economici necessari alle Brigate Rosse. Una delle prime iniziative è stato lo spettacolo del cantautore Fabrizio De André alla Fiera del Mare. Il cantante, simpatizzante delle BR, è stato invitato da il "Due Porte"".

I malevoli investigatori ignorano la produzione artistica del musicista, che nel 1973 - quando il terrorismo di sinistra era in incubazione - dedica il 33 giri Storia di un impiegato a un sessantottino deluso tramutatosi in giustiziere proletario, visitato da incubi notturni in cui il sistema si fa beffa di lui e lo utilizza per rafforzarsi: "Noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore / fino ai ritmi più brevi dell'ultima emozione, / quando uccidevi, favorendo il potere / i soci vitalizi del potere ammucchiati in discesa / a difesa della loro celebrazione".

Pur senza disporre di riscontri minimamente verosimili, questori e agenti investigativi diffidano di De André, indirettamente ricollegato all'eccidio di Milano e poi trasformato in fiancheggiatore delle Brigate Rosse... Un'immagine totalmente fantastica, frutto di ottusità e di pregiudizio, oltre che di abissale incomprensione. Più che su De André, questi rapporti segnaletici ci informano sulla mentalità dei loro estensori: inadeguati sul piano professionale, disponibili a dare ombra a fantasmi, secondo i desideri dei loro superiori, in un pauroso deficit di cultura democratica.

(10 gennaio 2009)

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Nota di colore: è vero, De Andrè nel 1959 fu denunciato per danneggiamento ad edificio di culto. Aveva forzato la porta di una chiesa ed era stato beccato dal prete mentre trombava in sacrestia con una tizia. :D :D :D