Adinolfi vs Balduzzi
Il giornalista e blogger romano interviene in Parlamento per fare chiarezza sull'art. 7 del Decreto Legge che attualmente non distingue fra gioco d'azzardo e d'abilità.
![]() |
| Mario Adinolfi al tavolo da poker (fonte: www.cardplayeritalia.com) |
“Come spieghi che siano sempre le stesse cinque persone a fare il Final Table delle WSOP ogni anno? Sono forse i più fortunati di Las Vegas?” (dal film: “Rounders” – 1998).
Così, il povero Matt Damon cerca di spiegare alla propria ragazza ciò che sicuramente centinaia di volte tanti di noi hanno dovuto chiarire ad amici e (soprattutto) parenti. I quali molto spesso non sono in grado di distinguere fra gioco d'azzardo e gioco d'abilità, semplicemente perché la sola parola “poker”, nell'immaginario di molti, evoca immediatamente immagini da bisca clandestina o nel migliore dei casi da saloon western.
Tuttavia, finché è vostra nonna ad asfaltarvi di raccomandazioni sull'argomento, la cosa può anche essere digeribile. Ma quando, a farlo, è lo Stato, allora cambia tutto.
È di pochi giorni fa la pubblicazione del Decreto Balduzzi, che affronta temi di sanità e che dedica una parte dell'articolo 7 alla cosiddetta ludopatia. Argomento quantomai giusto da affrontare, se pensiamo che soltanto a Bari (per dirne una), ogni abitante spende in media €300 annui in Gratta e Vinci.
Ma poi scopri che anche il poker è stato gettato nel calderone, depauperato del proprio status di skill game e messo sullo stesso piano di una slot succhiasoldi o una roulette. L'etichetta è banale: “Gioco con vincita in denaro”.
A far notare, all'interno del Parlamento, l'assurdità di questo paragone è stato Mario Adinolfi, che oltre a essere giornalista e politico vanta anche una buona conoscenza del poker, dato che lo pratica regolarmente.
Il suo intervento (potete ascoltarlo cliccando sotto) dura circa 10 minuti, ma noi per questioni di spazio vi riportiamo soltanto un paio di frasi particolarmente significative.
“Capire la differenza fra gioco d'azzardo e skill game è fondamentale. Nel primo si getta il denaro in un caminetto acceso, nel secondo è la frustrazione stessa del giocatore sconfitto e della propria incapacità a fungere da deterrente che lo allontanerà dal gioco”.
E ancora: “Se io e lei, Presidente, giochiamo a poker, poiché io sono un pokerista bravino, immagino che quella partita la vincerò io. Ma se andiamo dal tabaccaio e compriamo un Gratta e Vinci a testa, lei può avere più fortuna di me”.
Un intervento doveroso, su un articolo che va sicuramente modificato. Soprattutto se consideriamo che l'Europa fra nemmeno una settimana (il 24 ottobre) si doterà di un “Action Plan” riguardante il mercato del gioco online. Fermo restando che è sacrosanto arrestare la ludopatia, ma bisogna farlo con coscienza.
E combattere la ludopatia instillando la ludofobia non è molto coscienzioso.
by 
