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Al casinò di Barcellona..

Il nostro membro Bertol1 approfondisce la sua avventura

04/09/2007 Editoriale del quotidiano La
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Massimo Gramellini

L’ira funesta

Ma che mondo è un mondo in
cui neppure i campioni sanno più tramutare l'esultanza in felicità?
Spiccano un salto e si picchiano il torace come King Kong, sfornando
atteggiamenti da bullo che intimidirebbero il De Niro di Taxi Driver.
Segnano un gol e sfasciano a calci le bandierine del corner, fanno
gestacci, nella migliore delle ipotesi sfottono il pubblico avverso
mettendosi un dito davanti al naso. Ma che mondo è un mondo in cui
neppure i campioni sanno più godere con un po' di trasporto armonioso?
Un mondo di depressi e di repressi, ecco cos'è. Dove tutti, dall'atleta
miliardario all'ultimo sfigato di periferia, si sentono vittime di
complotti giudo-pluto-massonico-condominiali. E, dopo averlo a lungo
trattenuto e allevato, fremono dalla voglia di liberare il desiderio di
rivalsa che li pervade, quel rancore confuso la cui premessa consiste
nel non mettersi mai in discussione e nel sentirsi i bersagli innocenti
della persecuzione altrui.

Dai campi di calcio ai pianerottoli in cui
si consumano derby sempre più mortali fra vicini di casa (ai tavoli da
poker, aggiungo io), è come se la soglia minima di sopportazione degli
individui si fosse repentinamente abbassata. L'autocontrollo e il
distacco, ma persino la libera espressione della felicità, vengono
derubricati a espedienti codardi di sopravvivenza. Mentre l'ira funesta
assurge a modello di autoaffermazione. Urlo quindi esisto. Faccio il
matto e quindi mi faccio notare. Ho rivisto una foto seppiata
dell'esultanza di Pelé dopo uno dei suoi mille gol. Rideva e
ringraziava il cielo, l'ignaro. Oggi come minimo prenderebbe a schiaffi
il fotografo.

Leggendo l'articolo il mio pensiero è andato ai tavoli
da poker di Barcellona, non immaginate... probabilmente sì, che cosa ho
visto. Di tutto e di più, spagnoli ubriachi che si insultavano, cinesi
urlanti che si strappavano i capelli. Cinesi, urlanti sempre, tutti, i
capelli se li strappavano solo ogni tanto.:) Tutto mantenuto
relativamente calmo dall'ambiente e dalla presenza solerte dei maitre
ma anche loro più di tanto non potevano fare, una volta che ho
bestemmiato hai un bel da venirmi a dire: non farlo più, cattivone. Mi
sono trovato mio malgrado in mezzo ad una discussione incredibile, che
è anche il motivo per cui il racconto dell'ultima sera pur essendo la
più intensa delle tre è anche il più corto. Mentre aspettavo che si
liberasse un posto, per evitare di cadere in tentazione girando per il
Casinò, guardavo giocare gli altri, vedo movimento nel tavolo NL e
vado a vedere, arrivo mentre uno spagnolo con voce roca da alcool e
sigarette (una nota: non poter fumare liberamente mi limita) sta
pensando se andare a vedere l'all-in di un ragazzo americano, mi
occorgo che c'è astio nell'aria ma pensavo fosse dovuto alla mano.
Infine la spagnolo vede e l'americano gira due 5 uguali a quelli che
sono sul board. Poker di 5! Solito marasma al tavolo dopo una mano
interessante, vola qualche parola di troppo ma lo spagnolo aveva preso
una bella mazzata, potevo ancora capirlo. Quello che non capivo è
perchè continuava ad andare in dietro con lo schienale della sedia a
dire: non si può fare, non si può fare. Bho! Non ci penso più di tanto,
guardo verso l'americano che in quel momento mi guarda e allora lo
applaudo, due colpi, clap-clap, solo per dirgli: bella mano,
complimenti... normale. Mi giro verso lo spagnolo che mi fulmina con lo
sguardo, siccome non era momento, in fondo (in fondo) lo capivo, mi
sono girato e me ne sono andato. Passa del tempo e si libera il mio
posto, subito a destra dell'americano, in pratica c'ero io, l'americano
"Tom", un signore spagnolo troppo simpatico super-tight sempre ma
quanto si impuntava non si fermava (sua la coppia di 2 all-in) e il
croupier. Di fronte a me un'altro americano, nero e muscoloso, tutti
gli altri spagnoli. Il negro era veramente "spesso" ma già quello che
avevo di fianco io era due volte lo spagnolo incazzato. Mi rendo subito
conto che il clima nei confronti di Tom è peggiorato, lo spagnolo
continuava a borbottare con quello a fianco, ogni volta che questo
tardava un attimo a decidere già c'era polemica, situazione
esplosiva... che non tarda ad esplodere. E di colpo capisco tutto,
tutta la stupidità umana. La fortuna, pensavo io, è che sono seduti ai
lati opposti del croupier, c'è lui in mezzo a fare da scudo, invece era
proprio quello il motivo del contendere. Su un limp first-in di Tom lo
spagnolo rilancia, tutti fold, Tom ci pensa un po' poi spinge indietro
lo schienale della sedia per guardare, da dietro il croupier, lo stack
del suo avversario che altrimenti non vedeva. E qui scoppia il caos.
Tutto perchè quest'altro non sopportava che qualcuno guardasse le sue
chip, ha cominciato a mostrargliele, tirargliele: le vuoi? Il problema
principale era che gli americani non capivano lo spagnolo e viceversa,
io evitavo di mettermi in mezzo e il gioco continuava... fino a quel
momento. Nella bolgia generale ho capito che Tom prima di andare all-in
con il poker aveva già fatto la stessa cosa. Insopportabile! Mentre il
rauco sobilla i suoi paesani, Tom mi spiega (non chiedermi come ha
fatto a capirlo) che questo croupier parla molto bene inglese invece
dall'altro che c'era prima non riusciva a farsi capire quindi aveva
fatto quella mossa e adesso, mi confessa, sapeva che lo avrebbe fatto
incazzare. Io, lui e l'altro americano eravamo gli unici calmi al
tavolo, aggiungo il signore super-tight. Nelle pause di gioco traduco
qualche commento di Tom, a Santa Claus in particolare, ma un po' a
tutti quelli che sentivano per stemperare un po' la tensione.
Quell'altro, non contento del raffreddamento del clima, se la prende
con me: non hai bisogno di metterti in mezzo, I speak english.
Alzo le
mani come per dire: se è così, fai tu. Lui si spinge all'indietro per
vedere meglio l'americano e gli dice: fuck you!! Dopo di che si gira
verso il vicino come a dire: hai visto come sono bravo?
Tom ha avuto un
fremito, penso che abbia lasciato il segno sul cuscino del tavolo che
stava stringendo. Lo stupido, non contento ancora, si sporge e
nuovamente: fuck you! Anche io probabilmente, anzi sicuramente, vuoi
perchè sei ospite, vuoi perchè sei in vacanza, vuoi perchè è ubriaco,
vuoi perchè non vuoi casini, non avrei reagito al primo vaffanculo ma
due sono decisamente troppi. Tom si è alzato in piedi, l'ultima cosa
che pensavo io era di trattenerlo, e gli ha gridato uno SHUT UP che ha
fatto paura a me, unica persona al sicuro perchè se si scatenava la
rissa i due americani avrebbero demolito qualsiasi oppositore ed io ero
l'unico dalla loro parte.:) Come è ovvio immaginare, invece di stare
zitto lui continua a mandarlo a stendere e allora l'altro parte con
un... motherfucker... non l'avesse mai detto, l'apoteosi, nel mentre
tre impiegati sono già attorno a Tom che si risiede. Qui finiscono i
fatti e inizia la commedia: Hijo de puta a mi? Saves que me ha dicho?
No, no comprendo. Me ha dicho hijo de puta! A ti? Sì! Que no lo creo.
🙂

Potrei andare avanti così per i 5 minuti almeno che è durata questa
pagliacciata con poche varianti, giuro che se fossi stato lì come
spettatore avrei dovuto tenermi la pancia dal ridere. Improvvisamente
scatta con: no se pueden decir hestas cosas en un Casino. E tutti
sembrano dargli ragione, visto che comincio a sentire cose come "non è
giusto che giochi" "dovrebbe essere allontanato dal tavolo" "queste
cose non si fanno" "ci sono testimoni" mentre il Capo si avvicina al
tavolo per calmare le acque mi permetto di chiarire alcune cose con
quelli vicino a me: calma a parlare di testimoni, di che cosa? Vero che
gli dato del figlio di puttana ma la prima cosa che l'altro ha detto è
vaffanculo. Cosa avrà mai fatto di così pericoloso. Subito si quietano
e cominciano a ragionare con più calma, calmandosi loro anche gli altri
si fermano e resta solo più lui che borbotta ancora un po' ma si
ricomincia a giocare.
Ho provato a dire a Tom di lasciare stare, gente
ubriaca, lui chiaramente nervoso ma abbastanza lucido mi ha fatto segno
di sì con la testa ma dopo un paio di mani, per le ovvie ragioni, ha
salutato e se ne è andato. Respect.
Una nota simpatica in una brutta
cosa: Santa Claus poco dopo sentendomi parlare spagnolo ma chiaramente
notando una cadenza strana mi chiede: Da dove vieni? E io: Torino. Lui
mi guarda come gli avessi detto iuwqtye e allora aggiungo: Italia. Ah!
Italia! Usted juega bien. Italia sì, el altro no.
Non è finita, da
quando Tom è andato via abbiamo ancora giocato 2 ore fino alla chiusura
del tavolo, senza il minimo problema, mi sono soffermato a parlare con
Babbo Natale in vacanza perchè alzandosi dal tavolo si è raddrizzato e
mi ha offerto la mano dicendomi: encantado de su conocencia. Respect
anche a lui. Ma qui viene il bello, non trovando il mio amico vado
nella zona fumatori per comprare le sigarette e mi imbatto
nell'imbecille, ancora incazzato, io avevo evitato di guardarlo per
tutto il tempo, avevo praticamente escluso l'altra parte del tavolo,
scambiavo solo due parole con i miei vicini. Lui mi redarguisce ancora:
non dovevi metterti in mezzo, se avessero dato a te del figlio di
puttana?
Urlando. A me! Potevo spiegargli che aveva iniziato tutto
lui? Avrei potuto finire il lavoro per Tom.
La prima cosa che ho
pensato è: meno male che non c'è Stefano. Avesse fatto a lui la stessa
scena, lo avrebbe spiaccicato sul distributore delle sigarette. 🙂
Per
fortuna era lì anche quello che con la coppia di 5, in due mani, ha
raddoppiato il buy-in, lo ha preso sottobraccio e lo ha portato via.
Nessun rispetto per gente così.
Massima soddisfazione invece in una
mano che non ricordo dove lui rilancia una mia puntata e poi se ne va
sul mio re-raise. 🙂

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Autore: Bertol1