Aggiornato il 27 Feb 26 da

Breve Storia del Poker - Parte 2

Nell'ultima parte abbiamo scoperto le origini delle carte e siamo arrivati all'Ottocento Americano. Lasciamo le sponde del Mississippi e arriviamo nel Novecento, a Las Vegas: i gangster, i grandi casinò e l'alba del Texas Hold'em.

Breve storia del poker

Parte 2: dall'Ottocento a Las Vegas


Eccoci tornati sulle rive del Mississippi. Nella prima parte abbiamo visto le carte attraversare India, Persia ed Egitto, per giungere in Europa nel medioevo e poi rapidamente diffondersi nel Nuovo Continente.

Eravamo rimasti a Theatrical Management in the West and South for Thirty Years di Sol Smith. In un breve passo di questo diario di viaggio troviamo un dettaglio interessante: viene descritta per la prima volta in maniera dettagliata una partita di poker, nella quale si usano tutte la carte, sia le figure sia quelle numerate.

Da questo capiamo come si stesse diffondendo una variante di gioco a 52 carte già negli anni '30 dell'Ottocento. 52 carte consentivano di far partecipare più giocatori, forse anche per favorire il flush, di recente introduzione (la scala sarebbe arrivata più tardi, mentre il jolly o joker sarebbe stato introdotto solo nel 1875). Sicuramente, ora che si pescava (era diventato quindi un draw game) il gioco diveniva meno d'azzardo e più di skill. Queste novità, tuttavia, erano già presenti nel Brag, classico gioco inglese.

Già nella seconda metà dell'Ottocento, le fonti attestano come la versione a 20 carte fosse diventata obsoleta e fosse considerata semplicistica e puramente d’azzardo: già in una guida a New York del 1857, l'autore avverte il forestiero di fare attenzione al "20-card poker", indicandolo come una delle più pericolose tentazioni della città.

 La prima versione del poker come draw game è attestata dal 1850. L'esportazione del poker in Inghilterra, invece, è praticamente stata auto-attribuita dal Generale Schenk a se stesso. In una lettera leggiamo come Shank, ambasciatore britannico negli Stati Uniti, spieghi il gioco a degli amici durante un soggiorno nella campagna del Somerset, nel 1872.

Per potersi spiegare meglio, scrisse le regole, che poi vennero riprese dai suoi amici e stampate in un piccolo fascicolo, con grande sorpresa del generale stesso che, al suo ritorno a casa, se ne vide consegnare una copia. È invece probabile che il gioco fosse già arrivato in Inghilterra almeno dal 1855.

Soldati Confederati giocano a poker

Intanto, tra soldati e minatori prende piede lo Stud, in origine ‘stud-horse’: nasce e si diffone tra Ohio, Indiana e Illinois per restare un preferito assoluto negli States fino agli anni Quaranta. Arriva quindi l’ora dei jack pots, che in origine indicavano solo che non si poteva aprire con meno di JJ e che se si poteva aprire, si era obbligati a farlo: la seconda regola fu la prima a essere abolita dalla prassi. Serviva a impedire agli scommettitori accaniti di non lasciare spazio agli altri intimidendo il resto del tavolo.

La regola, da alcuni sbeffeggiata e irrisa in quanto tediosa e letale per chi amava il buon vecchio bluff, era più diffusa nell’ovest, meno nell’est ed era del tutto ignorata nel profondo sud. Fino al 1878, restavano alcune discrepanze nel valore delle mani e la scala era da alcuni considerata maggiore del four-of-a-kind.

Le scale hanno avuto uno storia curiosa: inizialmente, for-of-a-kind (o fours o quads) batteva anche scala reale. Questo probabilmente perché, fino all’introduzione di scale e scale reali, il punto più forte era sempre stato fours, che non solo era imbattibile, ma non poteva neanche pareggiare. Gli innovatori si contrapponevano a questa visione datata, asserendo che l’introduzione della scala reale faceva sì che anche a con quads in mano non si avesse la matematica certezza di vincere.

Spit in the Ocean

John Keller, ancora nel 1892, scrive di come sia “né etico né degno di un gentiluomo puntare su una cosa così certa come fours.” Invece, con la scala reale come punto massimo, si lascia un minimo dubbio sulla vittoria e quindi sarà comunque moralmente superiore al puntare su una certezza totale.

Il primo regolamento ufficiale verrà pubblicato nel 1904. Deuces entra nelle varianti ufficiali nel 1919, preceduto dal primo gioco con carte della mano comuni, “Spit in the Ocean”, mentre già nel 1903 è attestata l’esistenza di giochi High-Low, dai quali, negli anni Quaranta, si sarebbe sviluppato il Lowball.

L'inizio del secolo ha in grembo il Proibizionismo. Finisce il mito della frontiera, la Prima Guerra Mondiale è alle porte. Ovunque, dal New Jersey e Atlanta a New Orleans e San Francisco, spopola ogni tipo di gioco d'azzardo, che ha seguìto per un centinaio d'anni i passi di soldati e cercatori d'oro. Nel sud degli States hanno particolare successo le lotterie a premi: la guerra civile ha messo il paese in ginocchio e molti cercano fortuna nel gioco d'azzardo e così arrivano, letteralmente a cavallo tra otto e novecento, le prime leggi anti-gambling. Inizialmente dirette più contro le bische che contro i giocatori, le leggi non sortiscono grandi effetti, essendo anche impreparate alla varietà dei nuovi giochi che spuntano continuamente qua e là non rientrando nelle proibizioni federali.

Ben "Bugsy" Siegel

Ma il processo è inarrestabile e nel 1910 gli USA vietano praticamente qualsiasi tipo di gambling, tranne per tre stati che permettono scommesse sui cavalli. Questo non fermerà il gioco d'azzardo, però, e molti casinò si pagheranno per decine d'anni la protezione delle forze dell'ordine: stiamo entrando nell'era dei grandi gangsters.

Sarà la Grande Depressione a far mutare la morale del governo. Dopo il crack del 1929, il gambling viene preso in considerazione come potenziale stimolo per l'economia: il Massachussets legalizza il bingo -la nostra tombola- nel 1931, per aiutare parrocchie e associazioni di beneficenza a trovare fondi e altri 10 stati seguono l'esempio. Nel frattempo, dato che sulla costa est i mobsters, i membri delle mobs della criminalità organizzata, hanno la vita dura, tutto si sposta a ovest: tra questi, il famigerato Benjamin "Bugsy" Siegel. I loro interessi vanno dal cinema alle scommesse al riciclaggio. Nessuno lo sa ancora, ma al centro di tutto ci sarà Las Vegas.

Infatti, i casinò "floating", su imbarcazione, hanno i giorni contati: mentre per anni era stato facile farsi cinque chilometri di mare e andarsene al Rex nella baia di S. Francisco, adesso è il Nevada la meta: sempre nel 1931, quando sulla costa est si può tornare a giocare a tombola, il governo del "Battle Born" State legalizza la maggior parte delle forme di gioco d'azzardo esistenti. Alla base della scelta, la necessità di ricavare dal turismo ingenti fondi per la costruzione della diga di Hoover, ora chiamata di Boulder, che porterà quasi diecimila posti di lavoro, tramutando in pochi decenni una piccola stazione postale nella più spregiudicata città degli States.

Lo strano destino di Vegas

Wheeler Peak, Spring Valley - Nevada

Non può non far sorridere l'idea che sia stato involontariamente grazie ai rigidissimi mormoni se una piccola oasi scoperta dagli spagnoli - Las Vegas significa i prati o più esattamente le marcite- è poi diventata il centro del peccato mondiale: furono loro i primi a difendere questo timido avamposto ricco d'acqua nel deserto. Si spostarono a Vegas da Salt Lake City per proteggere il percorso postale Los Angeles-Salt Lake City, nel 1855 avevano tirato su un fortino di quindici metri quadrati fatto con mattoni di argilla e erba asciugati al sole.

L'abbondanza d'acqua e la posizione strategica resero Las Vegas una scelta subito ovvia per la ferrovia: i lavori iniziano nel 1904 e, crediamo con sgomento dei laboriosi mormoni, in soli sei anni spuntano alberghi, saloon e negozi e dai treni continuano a scendere tutti i gamblers d'America, tanto che dalla mezzanotte del 1 ottobre 1910 la legge vieta anche di lanciare una moneta per pagare il barista. Un giornale, all'indomani, titolerà: "Per sempre addio al clic della roulette, al rotolare dei dadi, al fruscìo delle carte". Per sempre a Vegas dura meno di tre settimane e poi le mobs della malavita si prendono tutto il mercato per i prossimi vent'anni.

Las Vegas, primi del '900 

La legalizzazione del 1931 era servita a fugare gli insistenti e fondati sospetti sulla corruzione delle forze di polizia locali. Ma per vedere il boom dovremo aspettare il secondo dopoguerra e la nuova era di prosperità e benessere americana. Dalla California, i professionisti del gambling - e principalmente criminali esperti nella gestione di bische- decidono di lasciare la California e di trasferirsi in Nevada, dove creano potenti cartelli e investono pesantemente in proprietà immobiliari: in Italia sono arrivate le gomme da masticare e a Las Vegas apre il Flamingo, progetto finanziato proprio da Bugsy Siegel, del cartello criminale Meyer Lansky, e malgrado i numerosi precedenti penali non ha problemi a ottenere una licenza.

Il Flamingo è il più celebre degli hotel originali di Vegas e l'unico della Strip degli anni '40 ad essere ancora in piedi. Fu il primo a distinguersi dagli altri hotel, come El Rancho, che avevano tutti uno stile Western, mentre il Fenicottero si ispirava agli alberghi di lusso della Florida. 

Ora è così...

Saranno celebri i suoi fenicotteri al neon - l'hotel apre i battenti nel 1946, con $1 milione di dollari finanziati dalla mafia di New York. I lavori vanno a rilento, i costi raddoppiano e nei cantieri gli operai rubano di notte i materiali che portano di giorno: si ricorda di Siegel la fortunata espressione "Non c'è problema, al massimo finiamo ammazzati". Mostrando un lato sensibile, Siegel intitola l'hotel alla sua ragazza, battezzata "il Fenicottero" dai dealer messicani per via dei capelli rosso acceso e delle lunghe gambe.

L'inaugurazione è un disastro che costa a Siegel $300.000, il casinò chiude e riapre, la posizione di Siegel peggiora: Bugsy ha investito i soldi della gang e non è in grado di restituirli. Prima della fine dell'anno, Siegel viene assassinato nella sua villa a Berverly Hills. Il film Bugsy è ispirato al suo personaggio.

La residenza di Siegel, con tanto di uffici anti-proiettile- ha fatto largo all'Oregon Tower. La proprietà passerà di mano in mano fino alla presente gestione Hilton. Proprio al Flamingo, nel 1957, Judy Garland durante uno spettacolo fa salire sul palco la figlia per un duetto: è la piccola Liza Minnelli.

...ma è partito così...

Oggi nei seimila metri quadri del casinò si scommette su corse e sport, ci sono oltre 2000 slot machine, 64 giochi tra cui Keno, Caribbean Stud Poker, Let It Ride, Double-Down Stud, Blackjack e naturalmente tutti i classici.

Gli anni '50 vedono il boom delle costruzioni. I grandi hotel e casinò che vedono la luce in questi anni cambieranno forma e proprietario decine di volte e oggi, lungo il Boulevard South, meglio conosciuto come the Strip, si affacciano 19 dei 25 hotel più grandi del mondo. Negli anni '50 aprono Desert Inn, Royal Nevada, Hacienda, Tropicana e Dunes. Fino a tutti gli anni '60, la Strip diventa famosa per i suoi molti "no": no coperto, no limiti di velocità, no tasse, no tempo di attesa per sposarsi e no regole sul gambling. Nelle sale dei casinò si offrono spettacoli continui e gratuiti e si paga solo e solamente per il bere.

È il turno del magnate Al Gottesman, che con altri investitori si mette a comprare terreni uno dopo l'altro. Gottesman ha un talento impressionante per farsi dare soldi, e riesce a tirare su quasi 400 mila dollari, di cui gran parte in anticipo e da fondi d'investimento: i soldi gli servono per costruire un hotel. Per quando i lavori sono pronti per iniziare, Gottesman, Joe Sullivan, insieme a un gruppo di investitori di Rhode Island e a un gioielliere californiano hanno già 2 milioni di dollari da investire.

...ed è stato anche così

Oltre ad essere stato una delle prime resort di Vegas e per le collusioni delle varie gestioni con la mafia di St Louis, il Dunes diventa famoso per gli spettacoli dal vivo, capaci di attrarre folle di sedicimila persone con il Minsky's Follies Show - il primo spettacolo sulla Strip con ragazze in top-less: è anzi solo grazie a questo spettacolo che l'hotel si salva dai debiti e sorpavvive per altri quarant'anni. I nuovi fondi verranno usati per un percorso di golf, nuove strutture e, negli anni '60, per una nuova torre che porterà le stanze totali a 450.

I costi annuali di $47.000 dollari non fermano l'espansione e nel 1979 viene aggiunto un altro palazzo a 17 piani per un totale di 1.300 lussuosissime stanze.

"The Strip"

Nel 1987, l'impressionante liquidità dello yen nella bolla presto destinata a scoppiare permette ai giapponesi di comprarsi in contanti l'Empire State Building a New York e a Vegas il Dunes, che passa nelle mani di Masao Nangaku per $155 milioni. Ma si vede il peso degli anni nelle strutture e viene rivenduto a Steve Wynn nel 1992 per soli $75 milioni. Wynn non vuole rivenderlo, però: ha in mente di raderlo al suolo e di costruirci sopra il suo casinò: il Bellagio.

E quindi, il 20 ottobre 1993, viene demolita la prima torre del Dunes, durante uno spettacolo straordinario: un'attimo prima dell'implosione, dall'Isola del Tesoro le navi pirata fanno fuoco con i cannoni, in un finto attacco al Dunes. Si trattò in realtà di un atto di significato sociale, perché si pone definitivamente fine all'epoca delle mafie nel Nevada. Ad una leggenda segue l'inizio di un'altra, quella del Bellagio.

Tra anni Sessanta e Settanta, proprio fuori dal Bellagio troviamo un giovane Doyle Brunson invitare gli amici a giocare al nuovo e popolarissimo Texas Hold'em, con già una mezza idea di scrivere un libro sul poker: sarà "Super System".

The Texas Dolly

Come al solito, non si sa niente di certo riguardo a dove sia nato esattamente il gioco e non siamo nemmeno sicuri che il Texas Hold’em sia effettivamente del Texas: si dice che si giocasse già dai primi del 1900 a Robston e che da lì sia arrivato prima a Dallas, nel 1925, per giungere infine a Las Vegas insieme a personaggi come appunto Doyle Brunson, Amarillo Slim e Crandell Addington, che si sarebbe poi occupato di redigere la parte dedicata alla storia del Texas Hold’em per “Super System”. Pare tuttavia che il percorso dell'Hold'em sia stato tortuoso e che i regular di Las Vegas l'abbiano importato da Londra, dove aveva subito avuto grande successo.

Nel 1972, intanto, 8 giocatori partecipano per la prima volta alle WSOP di Texas Hold'em.

Life Magazine, 16 Agosto 1968

Tuttavia, un’altra ipotesi indica che il nome sia nato da un articolo di fine anni ’60 su Life Magazine, intitolato “Hold Me Darling”, dedicato a una variante di poker che si stava diffondendo enormemente, ma con nomi diversi. “Hold’em” potrebbe essere una modificazione e contrazione di “Hold Me”.

Amarillo, alla fine degli anni Sessanta, era già solito andare a Londra per giocare questa nuova variante che impazzava nella capitale inglese.

In questa seconda parte, intendevo arrivare fino a SuperSystem 2 di Brunson, ma essendo rimasto affascinato dalla storia dei grandi casinò, torneremo a parlare di poker nella prossima parte, dedicata alla nascita del poker online

  

Nella prossima parte: Las Vegas: i gangster, i grandi casinò, l'Hold'em 

Ecco qui la prima parte


Torniamo al resoconto di Smith: egli nota come, nella partita che descrive, i giocatori stiano giocando con tutte la carte, alte (T+figure) e basse.

Da questo capiamo come si stesse diffondendo una variante di gioco a 52 carte già negli anni '30 dell'Ottocento. 52 carte consentivano di far partecipare più giocatori, forse anche per favorire il flush, di recente invenzione (la scala sarebbe arrivata più tardi, mentre il jolly o joker sarebbe stato introdotto solo nel 1875). Sicuramente, ora che si pescava (era diventato quindi un draw game) e il gioco diveniva meno d'azzardo e più di skill. Queste novità, tuttavia, erano già presenti nel Brag, classico gioco inglese.