Aggiornato il 27 Feb 26 da

Casinò a Trieste

Una mozione firmata da esponenti di maggioranza ed opposizione è stata presentata in consiglio comunale: l’obiettivo è quello di portare a Trieste un casinò.

La motivazione, nemmeno
tanto velata, è quella di portare via clienti alle sale slovene che ogni giorno
sono riempite da triestini.

Trieste dunque ci riprova. Con un’adesione assolutamente trasversale, sei consiglieri
comunali hanno avanzato la proposta di istituire un casinò in città. 

La mozione riprende, con alcune modifiche,
quella presentata nel maggio 2007 dagli stessi Giorgi e Frömmel, ma questa
volta si registra anche l’adesione a titolo personale dei singoli consiglieri
firmatari.

Per il forzista Giorni si tratta di un vecchio pallino , il quale già in qualità di
presidente di circoscrizione aveva suggerito Villa Cosulich e Palazzo Carciotti
quali sedi dell’eventuale casinò. Del resto
ci sono 13 casinò in 50
chilometri e i soldi dei triestini se ne vanno in
Slovenia. Sono ad un passo da casa insomma. Identico il parere di Colotti,
vicino ai Ds:

"Nella Lista siamo tutti concordi. La città può risorgere
anche grazie a una simile realtà, possibile volano turistico per il suo
futuro".

In casa Pd però, il capogruppo Fabio Omero
manifesta la sua contrarietà: "Credo che tutto ciò possa comportare solo
un aumento della malavita e problemi sociali legati alla dipendenza da
gioco", ma il suo compagno di partito, il consigliere Ukmar, è di parere
opposto: "Aderisco per due motivi: perché un gruppo di consiglieri di
tutte le estrazioni si preoccupa di reperire nuove fonti per i futuri bilanci
comunali, destinati a diminuire; ma anche in un’ottica di liberalizzazione. Non
mi pare legittimo che solo quattro città italiane possano approfittare di
queste fonti di reddito. Tanto, siamo già circondati dai casinò. È come se
Trieste lo avesse già"
.

Stessa "spaccatura" nello
schieramento di An, dove la capogruppo Alessia Rosolen esprime un’opinione
negativa, mentre il firmatario, il consigliere Rescigno, parla di
"un’opportunità per far rimanere un capitale in città, arrestandone
l’evasione verso l’estero".

Itzko Furlanic, di Rifondazione, sottolinea
che "ormai abbiamo già tutte le conseguenze negative del gioco senza
neppure una ricaduta positiva come posti di lavoro o entrate da reinvestire nel
sociale". "E poi - conclude - non condivido le critiche moralistiche
quando tabacchi, slot machine e lotto sono accessibili a tutti".

D’altronde lo scorso anno la questione
sull’apertura di nuovi casinò in Italia fu molto discussa

“E’ urgente affrontare la questione
dell’apertura di 10-12 nuove sale da casinò nel nostro paese. La situazione è
ormai insostenibile: circa 1.800 milioni di euro provenienti dall’Italia
vengono giocati al casinò sloveno di Nova Gorica, con evidenti mancati introiti
per l’Erario italiano”. E’ quanto dichiarava a margine del convegno
internazionale sui giochi in corso a Roma, il Sottosegretario agli Interni
Antonio D’Alì.

E a Capodanno molti italiani scelgono  le sale dei casinò sloveni per festeggiare
l’arrivo del nuovo anno. Secondo una stima approssimativa, circa 100mila
connazionali, provenienti da ogni parte d’Italia, hanno infatti fatto saltare i
tappi di champagne e spumante nelle case da gioco della vicina Slovenia l’anno
scorso. Del resto quello del gioco d'azzardo è il più grande business della
Slovenia, paese che viene considerato una sorta di Las Vegas d'Europa, grazie
ai suoi casinò, una decina, e le sue 40 sale da gioco.

E presto i casinò italiani potrebbero avere un
motivo in più per preoccuparsi del loro andamento, visto che a pochi chilometri
dall'ex confine, a Nova Gorica, la società Hit e il colosso statunitense Harra's Entertainment stanno progettando
di costruire la prima vera città del gioco d'azzardo, proprio in pieno stile
Las Vegas.

Contrastata in un primo istante dalle stesse
autorità slovene, oltre che dal clero locale, l'idea sembra aver ripreso quota
grazie alle prospettive di sviluppo economico a cui sarebbe legata: migliaia di
posti lavoro e milioni di euro nelle casse dello Stato a fine anno.