Dimmi come coachi e ti dirò chi sei
Sfortunati e impulsivi, democratici e tradizionalisti, disorganizzati e ipertecnici: ci sono tanti modi di essere un coach. Andiamo a vederne qualcuno...
Com’è il coach ideale? Orientativamente potremmo descriverlo così: deve essere ordinato, chiaro nelle spiegazioni, disponibile ad ascoltare le domande e preciso nel rispondere, fermo nel correggere gli errori di impostazione, dotato sia di una buona tecnica che di un adeguato thinking process.
In pratica, un coach di PokerStrategy.com, e non dico così perché pinerolo mi sta minacciando con un grosso machete ma perché è la verità e qualcuno deve pur dirla.
Non tutti gli insegnanti, però, sono così: qualcuno di voi, sfidando l’anatema del Sacro korn, avrà sicuramente accettato lezioni e caramelle dagli sconosciuti in giro per il web, vivendo esperienze traumatiche. Chi non l’avesse fatto, leggesse questo pezzo per capire a cosa potrebbe trovarsi di fronte tradendo tripleaceirl per MissedGutshotSPQR.
Lo sfigato
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E' il coach bello, vincente e famoso tranne che quando fa i coaching. Durante le sessioni di insegnamento gli va tutto storto: gli oppo pescano i 2-outer, ogni volta che ha KK riceve tre call e cala l’asso al flop, non chiude un progetto manco morto e finisce sotto di 3 o 4 stack.
La prima volta spiega: “Non fate caso a vincite o perdite, è la varianza”. La seconda volta aggiunge: “Ricordate, le vincite si vedono sul lungo periodo”. La terza afferma: “Anche di fronte a sessioni sfortunate come quella di oggi, mantenete la calma”.
La quarta volta tutti gli allievi lo prendono per il cooler e cominciano a fare propbet su quanto perderà durante la lezione.
Il disorganizzato
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Ha organizzato il suo video così: “Ok, mettiamo un paio di steal, un resteal, due 3bet, una 4bet, un multiway, un paio di progetti, qualche protezione delle coppie... sì, dovrebbe esserci tutto”.
Piccolo problema: non ha segnato l’ordine in cui ha disposto le mani e se ne accorge solo durante la lezione.
“Ecco... qui ho stealato, ora vi faccio vedere un altro esempio... no, non è questo, forse dopo... no neanche questo, dove l’ho messo, verso la fine... ah sì eccolo... no, qui mi hanno stackato, un attimo che ci siamo... dovrebbe essere il prossimo... pazientate un momentino”.
Quando finalmente trova la mano, ad ascoltarlo sono rimaste due persone di cui una colta da narcolessia.
Il tradizionalista
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Ha sempre giocato live e aborrisce ogni forma di tecnologia.
Non potendo però farne a meno per questioni logistiche, qualcuno gli prepara il video e gli spiega a cosa servono quegli strani tasti “Play, Pause, Rewind, Forward”, di cui non conosce il significato perché ascolta ancora la musica col grammofono.
Svolgimento del dramma: cerca di skippare una mano e va per magia a metà filmato, mette il fast-forward e torna ad inizio sessione, preme un tasto a caso e va verso la fine, prova a riavviare il file ma, non sapendo destreggiarsi tra le cartelle, fa partire il filmato della sua prima comunione. Commento finale degli utenti: “Ma che bel bimbo cicciottooooo!!!”.
Il democratico
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E' un grinder timido che non vuole sembrare arrogante e dimentica che a volte bisogna farsi rispettare. Quando dice “Rilanciamo gli assi da UTG”, ad esempio, c’è sempre qualcuno che risponde “Ma io li limpo!”.
Il democratico, invece di rispondere “Fallo ancora e ti spezzo le braccine”, dice “Non sarebbe appropriato”, condannandosi a morte.
Passa le due ore successive a sentire storie di donk che limpando si trovano benissimo e hanno un cugino che una volta è morto ma limpando gli assi è resuscitato.
Alla fine avvia una trattativa perdendo ogni residua forma di dignità e accordandosi per un raise ogni due limp con gli assi e un limp ogni due raise con i kappa. E ai primi tre limper un pacco di chips omaggio.
L'arrogante
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E' il terrore di tutti gli allievi. Pensiero prima della sessione: “Ora devo sentire per un’ora quella massa di asini sparare idiozie: vedi che si deve fare per campare”.
Quando rilancia gli assi da UTG e gli capita lo stesso di prima che obietta “Ma io li limpo!” lui non si scompone.
Tira un profondo respiro, guarda il santino di durrrrrr appeso al muro e replica gentilmente “Tua sorella batte”. “Come, scusa?”. “Tua sorella batte, tu invece ti fai battere da chiunque perché sei un imbecille”.
Due arroganti nella stessa squadra di coach possono indurre al suicidio generazioni intere di adolescenti.
L'impulsivo
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E' forte e vincente, ma non ha ancora imparato a contenere i tilt. Dà il meglio di sè nelle sessioni in diretta seguendo una scala Richter ben precisa.
Prima bad beat: ci è andata male, that’s poker.
Seconda bad beat: come vedete l’oppo ha un gioco “creativo” ed oggi è molto fortunato.
Terza bad beat: la fortuna continua a sorridergli ma è visibilmente scarso.
Quarta bad beat: a volte nel poker, purtroppo, vincono anche fish del genere.
Quinta bad beat: questo asino, in altre occasioni, avrebbe già perso una marea di soldi!
Sesta bad beat: a tutto c’è un limite, però! Cosa passa per il cervello di sto ritardato!?!?!
Settima bad beat: ORA A STO FIJO DE NA BIP! GLIE SDRUMO ER BIP! MANNAGGIA QUELLA BIP! DI TUA BIP! CHE STO A FA FIGURE DE BIP! DA DUE ORE. BRUTTO BIP!!!
L'ipertecnico
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L’analisi di una mano fatta da lui suona più o meno così:
“E’ evidente come su questo flop una bet di 7/11 del piatto sia insufficiente perché il radical cubico delle pot odds conserva un rapporto inferiore a 3:2,5 rispetto alle probabilità di redraw dall’oppo.
Probabilità che va ovviamente divisa per il numero di partecipanti a questo multiway e ponderata per il numero di streets rimaste in relazione all’aggressività post-flop dei giocatori in posizione.
Mi attesterei quindi sui 7,7/11 del piatto cercando al contempo di bilanciare il tutto con occasionali spot da 8,2/11 in modo da fornire una deception potenziale sufficiente a...”.
Intanto gli alunni impazziscono e rilanciano 72o da UTG.
by traxxer






