Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Andate tutti all'Inferno

Ci siamo chiesti come si comporrebbe il regno del vizio se fosse popolato soltanto da pokeristi famosi. Ecco quindi un pazzesco viaggio fra i più irriducibili peccatori del tavolo verde...

L'arrivo, su PokerStrategy.com, di un ironico e scherzoso primo canto della Divina Commedia (mentre il povero Dante Alighieri si sta rivoltando nella tomba) ci ha suggerito anche una domanda: come sarebbe composto l'aldilà se dovessimo piazzarvi tutti i nostri idoli del tavolo da gioco?

La prima risposta, ovvia, che ci siamo dati, è che li piazzeremmo tutti all'inferno. Il poker è pur sempre un gioco del diavolo, con fiumi di denaro che scorrono sul panno verde e con la cieca sorte che può essere battuta soltanto se un giocatore riesce a essere bugiardo, che più bugiardo non si può. E poi, diciamoci la verità, l'inferno dantesco è l'unica parte veramente divertente della Commedia: non si sa se perché Dante s'è sparato tutte le idee migliori all'inizio oppure perché il peccato, nella sua desolante umanità, tende a far più simpatia della virtù.

Dante
L'illustrazione che ci ha perseguitati ai tempi della scuola

Dante, in effetti, piazza all'inferno praticamente mezzo mondo. Non solo accidiosi, iracondi, lussuriosi ecc., ma anche gli eretici, i non battezzati, i tiranni, i ladri, i suicidi e poi ancora bestemmiatori, usurai, ruffiani, maghi, seduttori, ipocriti, adulteri, consiglieri scadenti, oltre ovviamente a tutti quelli che gli stavano sullo stomaco. Noi un assortimento simile, anche per ragioni di spazio, non ce lo possiamo permettere. Quindi, per comodità d'esecuzione, ci discosteremo dall'opera dantesca e ci atterremo alla praticità dei sette vizi capitali.

1. Lussuriosi

Negreanu
Negreanu con mamma Boeree

Il primo girone che Dante incontra dopo il Limbo (che non è un posto dove si balla in eterno sotto un'asta, ma l'anticamera dell'Inferno) è quello dove chi in vita ha ecceduto in lussuria viene travolto da un'eterna bufera. Qui incontriamo Daniel Negreanu, la cui foto mentre bacia appassionatamente la mamma di Liv Boeree è ancora ferma nella nostra immaginazione.

"Baciami", avrà pur detto lei, "sono la Boeree". E il vecchio marpione di Kid Poker non se l'è fatto ripetere due volte, prima di scoprire che, sì, tecnicamente era proprio la Boeree, ma non quella che pensava lui. Per l'infame legge del contrappasso, Negreanu sarà costretto per l'eternità ad appoggiare le proprie voluttuose labbra sulle meno desiderabili bocche che la natura abbia creato: un giorno un carlino, il giorno dopo una puzzola, e poi ancora uno scarafaggio, un'anaconda, una Fiat Duna, Doyle Brunson...

2. Golosi

Immersi nella melma (maleodorante) e tormentati da Cerbero per l'eternità, riconosciamo fra i golosi - messo un po' in disparte - il pokerista extralarge Greg Raymer, che fu campione del mondo nel 2004. È intento a sgranocchiare un femore all'apparenza succulento, ma scopriamo in realtà che si tratta del fermore di Barry Greenstein, che - com'è noto - ha una percentuale di massa grassa pari a quella di una medusa pelagia dell'Atlantico. Le mascelle del povero Greg avranno dunque ben poca polpa da addentare...

3. Avari e prodighi

Ferguson Laliberté
Lievemeeente diversi

Pape Satàn Aleppe, diceva Pluto (è il dio della ricchezza, smettetela di immaginare un cane arancione!), mentre scialacquatori e taccagni di tutto il mondo dovevano spingere un grosso masso con il petto (tipo sagra popolare, ma senza banda che suona il liscio) insultandosi a vicenda. Scorgiamo fra gli avari anche Chris Ferguson. Le leggende sulla sua frugalità lo rendono riconoscibile quasi più del cappellone western e dei capelli alla "Re dei re".

Per punizione, sarà costretto per l'eternità a sedere poco più che shortstack sul Big Blind, vedendosi sempre rilanciare da SB senza sapere come opporsi. Al tavolo accanto, però, ecco sbucare Guy Laliberté, comandante dei dilapidatori di denaro. Il dealer gli dà sempre carte che non superano il 6 e lui le rilancia tutte quante, ma quando piazza le chips in mezzo al panno scopre di essere l'unico a giocare, e il dealer gliele restituisce sempre per poi rimescolare il mazzo.

4. Iracondi

Eccoci nella palude dello Stige, dove dimora chi in vita ha ceduto all'ira. Anche qui c'è l'imbarazzo della scelta, ma il faccione gaudente di Phil Hellmuth (uno che l'inferno ce l'ha anche nel cognome) regna incontrastato fra i peccatori più in vista. Vestito da imperatore, col lungo manto sorretto da due teneri e simpatici paggetti con le facce di Tony G e Mike Matusow (non storcete così il naso: siamo all'Inferno, è normale un po' d'orrore!), il vecchio Phil soffre la propria terribile pena: i suoi assi verranno scoppiati a ogni mano, facendolo incazzare per l'eternità.

5. Accidiosi

Brian Rast
Live? Mamma che fatica...

Sempre dimorati nello Stige, forse perché non avevano la voglia di muoversi altrove, Dante piazza i peccatori che in vita hanno ecceduto nell'accidia. Facciamo intanto luce su cosa significhi "accidia", dato che trattasi d'un concetto che ai tempi della scuola ci siamo immaginati in migliaia di forme diverse (comprese la voglia di accidere qualcuno e le accise sulla benzina...). Accidia vuol dire pigrizia, pura e semplice.

Fra i più popolari pigroni del tavolo verde scegliamo Peter Eastgate e Brian Rast. Il primo è il campione del mondo che si sedeva ai tavoli HighStakes, vinceva una mano e - soddisfatto - si buttava sul divano dicendo "Io il mio lavoro per oggi l'ho fatto". L'altro è meno conosciuto: non è mai stato campione del mondo, semplicemente perché i tornei live (per sua stessa ammissione) lo stancano. Viaggi, alberghi, orari allucinanti: lui ama grindare in ciabatte e canottiera. Ha vinto, sì, un bracciale, ma solo perché abita a Las Vegas e doveva fare trenta metri per raggiungere il teatro delle WSOP.

Entrambi questi figuri sono costretti a convivere nella stessa stanza per l'eternità. Fra quintali di polvere, briciole dappertutto, topi morti e ragnatele agli angoli delle pareti, c'è anche spazio per un gigantesco monumento fatto di una pila infinita di piatti sporchi, alcuni dei quali ormai hanno preso vita e tentano insanamente di lavarsi da soli. In questo terribile marasma, ogni tanto uno dei due ha un breve impeto di vita:

Eastgate: facciamo una partitina?
Rast: a cosa?
Eastgate: a poker!
Rast: dai tu le carte?
Eastgate: speravo che le dessi tu...
Rast: lasciamo perdere, dai...
Eastgate: ma sì, infatti, non so come mi vengono certe idee...

6. Superbi

Ivey Blom
Dialogo fra modesti

Ed eccoci all'interno del "Pozzo dei Giganti", dove Dante colloca coloro che in vita hanno osato sfidare la divinità. Questo luogo ha diverse attinenze col tipico manicomio della letteratura occidentale, all'interno del quale vagano senza meta personaggi convinti di essere Giulio Cesare o Napoleone. Pure nel pozzo, infatti, tutti si vantano delle proprie gesta, che tuttavia nessuno è disposto ad ascoltare.

In quest'assurdo dialogo fra sordi si son trovati Viktor Blom e Phil Ivey, due che - nella vita - di spacconate ne hanno fatte tante. Qualcuno ha trovato un mazzo di carte e loro si cimentano in un eterno heads-up, ma non avendo le chips devono lavorare di fantasia:

Blom: punto centomila.
Ivey: allora rilancio un milione.
Blom: e io un miliardo.
Ivey: e io infinito!
Blom: copro il tuo infinito e 6-betto altri tre infiniti
Ivey: allora io 7-betto un infinito d'infiniti!!
Blom: non puoi, non ce li hai. Voglio un chipcount!

Chiamano il dealer, ma nessuno li ascolta. Allora la mettono sul personale.

Ivey: io ho vinto 9 milioni al punto banco!
Blom: ma non ne hai mai perso 1 e mezzo in una sola mano!
Ivey: sì ma a me i 9 milioni non me li hanno dati, quindi è come se li avessi persi in una sola mano!
Blom: io in Svezia ho dodici appartamenti!
Ivey: io in America ne ho solo uno, ma ha ottocentosedici stanze, sessantaquattro bagni, tre campi da calcio e un multisala in cui proiettano 24h su 24 tutte le mani che ho vinto.
Blom: ma io una volta ho pescato uno squalo di settantadue metri con dentro l'altro femore di Barry Greenstein.
Ivey: figurati, io una volta ho pescato Moby Dick
Blom: non è possibile: sono io Moby Dick!

7. Invidiosi

Gus Hansen
Perché non vinco più?
Perché perdo sempre?

Divorati dall'idea di cosa avrebbero potuto essere e di cosa invece non sono, coloro che in vita hanno provato forti invidie non hanno una precisa collocazione nell'Inferno dantesco. Forse perché - come dice il mitico Fabrizio De Andre' - lo stesso Dante è in realtà un inguaribile invidioso ("e il viaggio all'inferno ora fallo da solo / con l'ultima invidia lasciata, là, sotto un lenzuolo" - Il ballo mascherato - 1973).

Fra i tanti, troviamo il povero Gus Hansen che nel proprio tormento infonde quasi tenerezza. Costretto per l'eternità a domandarsi "Perché? Perché non vinco più? Perché perdo sempre? Perché una volta ero forte e adesso sono una pippa?", il vecchio danese è forse l'unico di tutti i peccatori qui descritti che sta vivendo anche in vita il proprio contrappasso. Con lui, i vizi capitali li abbiamo finiti, anche se di sicuro molti altri pokeristi meritavano una citazione.

E voi, in quale girone dell'inferno vi mettereste?

by n10juan