Editoriale - Come sopravvivere a un upswing
Nella vita di un pokerista si è abituati a distinguere piuttosto nettamente ostacoli e spinte, fortune e sfortune, nemici e amici. Ma siamo davvero sicuri che tutto sia così lampante come sembra?

Agli inizi della mia carriera lavoravo in una testata turistica che spesso mi mandava in giro per l'Italia a intervistare questo o quel personaggio. Mi capitò un giorno di dover assistere allo spettacolo teatrale di un bravissimo attore, e al momento delle domande di rito non seppi trovare di meglio che chiedergli: "Che cos'è, per lei, il teatro?".
Forse qualche collega sghignazzò per l'ingenuità di quella domanda, ma lui invece sembrò illuminarsi quando, con l'espressione più ispirata di cui disponeva, mi rispose: "Il teatro non è altro che la vita, spiegata nel modo più semplice che ti possa venire in mente". All'epoca ero contento di avere un bello spunto per scrivere 40 righe sul mio giornale, oggi invece ripenso spesso alla profondità di quella risposta. Nel teatro tutte le complesse dimensioni di ogni esistenza sono rese semplici e accessibili.
Quella spaziale, ad esempio: il mondo comincia laddove ha inizio il palco e termina dopo il sipario, senza viaggi, traslochi, città. Quella temporale: in una vita media, le giornate davvero da ricordare sono in tutto una decina, mentre a teatro ogni frase ha un senso, un peso, ed è importante per lo sviluppo della storia. Infine quella sociale: i personaggi teatrali sono chiari e hanno una personalità ben definita. Ci sono i buoni e ci sono i cattivi, e tutta la vicenda si avvince a loro, dipendendo esclusivamente dalla loro cattiveria o dalla loro bontà.
Nel poker succede apparentemente qualcosa di molto simile. I personaggi sono tutti ben definiti, tanto che - con un po' di creatività - puoi arrivare perfino a immaginare il loro volto. La varianza, coi denti gialli e quel ghigno malefico sempre stampato in faccia; il mindset, un cagnolino da accudire con attenzione perché tende a infilarsi in ogni pericolo che trova sulla strada; l'EV, a cui hai prestato del denaro e ora lo rivuoi indietro, uno che promette e poi mantiene raramente, e solo sotto tortura; il downswing, brutto come la morte, un ceffo da cui stare alla larga; e poi l'upswing, l'amico più fidato, il compagno ideale con cui organizzare una serata.
A teatro sarebbe tutto molto semplice, e molte storie si scriverebbero da sé. Ma siamo sicuri che nel poker sia la stessa cosa?
Due personaggi in cerca d'autore

passare la voglia di giocare?
Tutti siamo ben consapevoli dei danni enormi che può causare un downswing troppo prolungato. Aldilà della banale perdita di denaro, che però può anche rovinare irrimediabilmente un giocatore, c'è un fisiologico calo di autostima e di consapevolezza della propria abilità, c'è il timore di essere ingiustamente bersagliato dalla sorte, o peggio la tendenza ad aggredire spot marginali nella pretesa che la sorte sia in fondo giusta e prima o poi rimetta a posto le cose. Molti giocatori potenzialmente fortissimi hanno abbandonato il gioco per colpa di un downswing.
Per questi motivi, si ritiene invece che l'upswing abbia l'effetto diametralmente opposto. La fiducia nei propri mezzi cresce, così come cresce il bankroll, permettendoci una mole di gioco più voluminosa e quindi maggior potenziale di guadagno. Questo principio, del tutto teorico, sarebbe incontrovertibile se fossimo a teatro.
Ma dato che il poker non si gioca aldilà di un sipario, chiunque abbia raggiunto certi livelli ha dovuto prima o poi rendersi conto del fatto che l'upswing è tutt'altro che un fedele compagno. Si tratta, invece, molto più spesso di un amico traditore, pronto a pugnalarti non appena gli concedi le spalle.
Gli effetti negativi di un upswing sono tanto più devastanti, proprio perché inattesi. E affondano i propri tentacoli negli aspetti più fragili della mente umana, come la vanità, l'illusione, la supponenza e l'invidia. Perché non è affatto semplice rendersi conto che quando il tuo bankroll schizza in un istante da €5.000 a €200.000, in realtà il tuo reale bankroll resta intorno ai €5.000, mentre tutto il resto sono quasi sempre soldi non del tutto dipendenti dal poker, né dalle tue abilità. E che cominciare a gestire il tuo gioco come se il tuo bankroll reale fosse di €200.000 può essere l'inizio di un disastro.
Questo principio, in tutto il suo cinismo, è quotidianamente la rovina di una vera marea di giocatori, non solo nel mondo del poker. Ricerche statistiche negli Stati Uniti raccontano di come l'80% delle persone che hanno vinto svariati milioni alla lotteria finiscano per rovinarsi totalmente nel giro dei successivi cinque anni. La stessa cosa accade al 67% dei giocatori di football e al 78% degli assi del basket, i quali vanno broke entro tre anni dal loro pensionamento sportivo.
Vittorie e sconfitte: qual è il confine?

nel 2007, finì sul lastrico e dovette
vendersi anche il braccialetto
Avrete certamente tutti sognato, almeno una volta nella vita, come impiegare i dieci milioni di euro vinti al Main Event delle World Series o, più prosaicamente, al superenalotto. Ma dubito fortemente che qualcuno di voi abbia mai inserito, assieme alla villa multipiano, alla piscina, alle belle donne, alla Ferrari, la possibilità di rientrare in quell'80% di gente qualsiasi che in pochi mesi resta sul lastrico e deve ricominciare tutto da capo. Eppure si tratta di 4 persone su 5!
E ricominciare a desiderare dopo aver avuto, credetemi, non è esattamente come desiderare soltanto. Così come sognare un amore dopo averlo avuto è molto più frustrante che sognarne uno impossibile. Mettiamo caso che abbiate beccato al lotto un terno secco da €10.000. Sprizzereste certamente gioia da tutti i pori. Ora mettiamo, invece, che quel terno da €10.000 non sia stato secco, ma frutto di una quaterna mancata, magari per un solo numero di distanza (esce l'89 e avevate puntato sul 90). Quei diecimila, di colpo, non rappresentano più qualcosa che vi è stato donato dalla sorte, ma diventano invece qualcosa che vi è stato sottratto.
La verità è che l'uomo è un animale sognante, e troppo poco spesso si rende conto di quanto realtà e sogno siano distanti l'uno dall'altra. Aggiungete che la stragrande maggioranza di queste vincite repentine s'abbattono su gente molto giovane, che non ha l'esperienza né la lungimiranza per poter reggere la pressione dovuta alla ricchezza improvvisa.
Questo accade sia in grande che in piccolo: vale per il milione vinto dal giovane pro ai mille euro shippati dal principiante. Il succo della questione è che l'uomo tende a imparare dai fallimenti, mentre non è in grado di apprendere nulla dai propri successi, quando invece anche questi ultimi avrebbero tantissimo da insegnare. Un downswing, con tutto lo strascico di negatività che si porta appresso, tempra il carattere, insegna l'umiltà, scolpisce nella nostra mente il reale valore del denaro, fa selezione tra amici veri e amici di circostanza, decisi a corteggiare i tuoi soldi piuttosto che la tua persona.
Perfino per un coach è molto più semplice insegnarti che sbagli, quando il risultato delle tue azioni è un grosso disastro ancora fumante. Ma saremmo tutti in grado di dare ascolto alle parole di chi ci ammonisce cercando di farci notare che una mano vinta è frutto di una giocata sbagliata?
Upswing, istruzioni per l'uso

Carter del testo "The Mental Game"
Alcune delle più grandi conquiste dell'umanità sono nate a seguito di un downswing epocale, dal quale sembrava impossibile rialzarsi. E che invece ha visto l'uomo sfoderare carattere, tempra, costanza e forza di volontà. Sono queste le caratteristiche che consentono di superare un downswing, e sono esattamente le stesse che servono per domare un upswing. Solo che pochissimi giocatori se ne rendono conto.
Per questo motivo un maestro come Jared Tendler propone due consigli interessanti: "Quando conquistate un successo nel poker, dedicate un po' di tempo a marcare l'occasione con una festa, oppure a comprare un oggetto spendendo una parte della vincita. Questo farà in modo che abbiate sempre memoria di quel momento, e che lo viviate come una cosa che è capitata e che non è detto ricapiterà".
"Un esercizio utilissimo, inoltre, è quello di chiedersi - al termine di ogni sessione - se ciò che abbiamo vinto o perso sia frutto della varianza o della nostra abilità, e in quale misura. La vostra risposta non sarà mai del tutto obiettiva, ma se prendete l'abitudine di farlo capirete quanto sia importante per comprendere la vostra vera identità e migliorare rapidamente".
Perché se fossimo a teatro tutto sarebbe logico e forse il Bene, alla fine, trionferebbe. Ma il poker non è come il teatro. Nel poker la sorte dà e toglie con una rapidità che può lasciarti senza fiato, e devi farti trovare pronto, sia quando perdi, sia a maggior ragione quando vinci. Dietro l'angolo c'è una nuova, enorme disfatta, pronta ad abbattersi su di te prendendosi l'ossigeno dei tuoi polmoni e forse anche tutto ciò che credevi di avere conquistato per sempre.
Soltanto se hai compreso la sorte quando ti è stata amica, potrai comprenderla ora che ti ha voltato le spalle.
by n10juan