Editoriale - Cosa succede al tuo corpo dopo un bluff?
Da un'infografica ironica di PokerStars alla scottante verità di un gesto che oggi pochissimi pokeristi sanno maneggiare con tutto il proprio organismo. E forse sei tra questi e non lo sai...

Immaginate di essere al tavolo live e di aver appena effettuato uno dei bluff più difficili della vostra vita. È un gesto che avete già compiuto forse centomila volte, ma una delle più grandi bellezze del poker risiede proprio nella sua longevità: ne puoi fare un miliardo, di bluff, ma sempre ti sentirai bruciare dall'interno, un po' come la prima volta. In realtà non c'è molto di poetico in quest'ultima metafora: basterebbe solo conoscere una piccolissima parte dello sconvolgimento che avviene all'interno del nostro corpo durante un bluff per rendersi conto che l'anatomia - sull'argomento - ha molte più cose da dire che non la poesia.
Già, perché anni e anni di successi e fallimenti hanno forgiato intorno a tutti noi una sorta di armatura protettiva che, quanto più è spessa, tanto più consente al pokerista di rendersi immune agli sguardi cacciatori di tell dell'avversario. Ma all'interno di quella maschera si muovono migliaia di fili, e anche se l'avvento del poker online ha molto cambiato il poker moderno (oggi il grinder medio, quando pesca gli assi, se ne frega di sbavare sul tappetino del mouse), credo fortemente che bisognerebbe continuare ad allenare e tutelare la nostra poker face. Se non in previsione di qualche futuro torneo dal vivo, quantomeno per rispetto nei confronti della natura primordiale di questo fantastico gioco.
Cosa accade nel minuto successivo al tuo bluff?
Per rendere ancora meglio l'idea di ciò che dico, scopro che solo pochi giorni fa PokerStars ha pubblicato un'infografica semischerzosa sull'argomento, dal titolo: "Cosa succede un minuto dopo un poker bluff?". Che a farlo sia proprio la più famosa delle poker room online rende l'idea di ciò che ho appena spiegato: un grande giocatore, benché protetto dall'invisibilità della propria postazione pc, dovrebbe essere comunque in grado di mantenere il controllo sul proprio corpo. Se ciò non servirà a ingannare gli avversari, quantomeno gli permetterà di abbassare i livelli di stress e poter giocare di più e meglio.

Secondo PokerStars, bastano 5 secondi per avere il primo nodo in testa. Il pensiero è grossomodo: "Boom! L'ho fatto". A questo punto, dopo soli 20 secondi, i neurorecettori del nostro cervello stanno diventando pazzi. All'esterno tutto il tavolo sta guardando nella nostra direzione, ed ecco che la saggezza e l'esperienza ci suggeriscono che è il momento di adottare la nostra migliore faccia da Fonzie. Non cercate di imitare una patatina di mais al formaggio, perché presumo che PokerStars intenda il personaggio superfigo di Happy Days.
A 30 secondi parte il pessimismo: i nostri sensi si acuiscono e la nostra sicumera cala. Forse ha sgamato il bluff. Il naso ci prude, ma l'esperienza urla: "Non grattarti!". A 40 secondi oppo chiede il conto delle chips, ogni ticchettio dell'orologio sembra un anno. Il pessimismo è diventato già disperazione, e nella nostra testa è tutto un urlare: "Fold! Fold! Fold!". A 50 secondi l'avversario ci fissa per smascherarci: questo è il momento di indossare l'armatura e sembrare rilassati. Come se fosse facile.
È passato un minuto e il pessimismo ha raggiunto il livello martirio: ormai siamo sicuri di esserci cacciati in un casino. Ma PokerStars ci regala il lieto fine, e l'avversario decide di foldare. Il nostro corpo tenta di riprendere l'assetto naturale, ma le mani tremano mentre mettiamo a posto lo stack. Quand'è la prossima pausa? Me la sto facendo addosso...
Tutta colpa del surrene

La ricostruzione di PokerStars non ha pretese scientifiche, ma è interessante rendersi conto di come la nostra pelle, in situazioni come quella descritta, diventi di colpo una sorta di confine tra due mondi. Quello esterno, che possiamo vedere e dominare per quanto possibile, e quello interno, che non solo ci è invisibile, ma per quasi tutte le persone è assolutamente indomabile. E dire che si tratta del nostro organismo!
In realtà l'emozione che mette in pericolo il nostro gioco facendoci diventare una potenziale fucina di tell non è null'altro che un meccanismo difensivo del corpo. Un meccanismo perfetto di una macchina straordinariamente all'avanguardia, che rilevando alti livelli di paura tra le nostre sensazioni ipotizza una situazione di pericolo e ordina al surrene di produrre epinefrina. Quest'ultima, per gli amici adrenalina, è un neurotrasmettitore che funziona come la droga: mette in tensione i muscoli del nostro corpo rendendoli più pronti ed efficienti, e permettendoci così di fuggire più rapidamente, oppure di combattere con maggior foga.
Non può sapere, il nostro organismo, che il suo meccanismo difensivo - nell'occasione - non solo ci è inutile (tranne forse se di fronte c'è Daniel Cates incazzato), ma ci è perfino dannoso. Già, perché l'adrenalina prodotta all'interno del corpo ha effetti visibili all'esterno ed è causa di tutta una serie di movimenti incontrollati e in molti casi incontrollabili pur di smaltire l'emozione.
Non tutti lo sanno, ma i primi rivelatori sono i piedi. Difficile mettersi a guardare quelli dell'avversario durante una partita, ma la loro presenza sarebbe illuminante: la grande maggioranza delle persone che devono smaltire tensione, affida lo smaltimento alle proprie estremità: se le mani hanno imparato, negli anni, a fare gesti utili, i piedi - che da seduti vengono praticamente riposti in garage - prendono a muoversi avanti e indietro tentando di rendersi utili al resto del corpo.
La gola che si secca per l'immediato sciopero della salivazione dovuto alla paura non è un problema: vero è che i cowboy dei western sputavano a terra ogni venti secondi per dimostrare di non temere l'avversario, ma anche se questo gioco richiama il Texas non è il caso di scaracchiare sul dealer per ostentare la forza del proprio punto. Molto più problematica è, invece, la dilatazione della pupilla, che si ingrandisce fino a 4 volte ogni volta che la mente è sovreccitata. Anche questo è un meccanismo fantastico: il cervello comunica all'occhio di voler raccogliere il massimo della luce disponibile, perché la situazione si è fatta interessante. Sappiate che ogni volta che ricevete due assi, sia online che live, le vostre pupille si gonfiano come maniche al vento.
Il superlavoro dell'occhio ha anche un altro costo: va a braccetto con quello delle palpebre. In condizioni normali un uomo sbatte le palpebre mediamente 7 volte al minuto. Ma un occhio sovreccitato richiede più riposo, dunque le palpebre saranno costrette a lavorare di più sia in termini di quantità (più sbattiti al minuto) che di qualità (maggior intervallo di chiusura).
Il respiro è la chiave
Se gli occhi si possono coprire con un bel paio di lenti da sole, di sicuro non è altrettanto facile mascherare il movimento delle spalle. In situazioni di pericolo il corpo richiede più ossigeno, perché si prepara ad agire. Il respiro dunque si accorcia e diventa molto più rapido. Le spalle hanno tradito migliaia di pokeristi alle prime armi, assegnando tell definitivi ai più grandi campioni di questo sport. Tenerle a bada è di una difficoltà pazzesca, non a caso le macchine della verità si basano sui livelli di ansia crescente dovuti a un bluff. E non a caso i pokeristi sono tra i pochi professionisti al mondo in grado di ingannare un poligrafo.
Esistono decine di altri movimenti che il vostro organismo v'impone durante un bluff. Non so a voi, ma a me la cosa fa un pochino incazzare, perché vorrei avere un controllo un po' più nitido sul mio corpo. È anche una questione d'autostima, porca miseria! E come in ogni cosa, l'allenamento è la soluzione per diventare imperturbabili sia esternamente che internamente, quando tentiamo un inganno, riuscendo così a raggirare gli avversari ed evitando di sentirci stanchi, dopo un bluff, come dopo una maratona.
Ci sono tecniche, anche molto semplici, che permettono un controllo diretto sul nostro corpo. Per esempio le pupille: un metodo incredibilmente efficace per controllarle, è quello di guardarsi allo specchio e iniziare a contrarre lo stomaco nei modi più disparati. Vi renderete conto prima o poi che le pupille reagiscono a queste contrazioni e probabilmente imparerete a coordinarle.
Il pokerista con le cipolle in mano

È impensabile la quantità di trucchi che si possono scoprire conoscendo meglio il proprio corpo. Per esempio, per inibire il riflesso del vomito basta stringere con forza il pollice dentro il pugno della mano sinistra (utile dal dentista). Oppure, per far passare rapidamente quella sensazione tremenda di spilli nella mano quando il braccio vi si è addormentato, dovreste muovere rapidamente la testa a destra e a sinistra.
Se durante un momento cruciale di un torneo vi scappa fortissimo la pipì, un metodo per rimandare la sensazione e concentrarvi sul gioco è quello di grattare forte la parte superiore del polpaccio, quasi all'altezza del ginocchio. Non ho idea del motivo per cui funzioni, ma funziona. Così come premere la lingua contro il palato inibisce il mal di testa da gelato e il pianto quando si tagliano le cipolle. Non è frequentissimo che un grinder giochi mentre cucina la zuppa di cipolle, ma non si sa mai.
L'allenamento è tutto, soprattutto se fate un lavoro duro e nobile come quello del pokerista. Già, ho scritto proprio nobile, perché semplicemente lo penso: è un mestiere di pensiero, e allenare il pensiero migliora l'uomo almeno quanto lo migliora allenare l'anima. Non è un mistero che la scienza abbia studiato come chi si allena al bluff (o più semplicemente alle bugie) accresce molto la propria materia grigia, diventando quindi - fino a prova contraria - più intelligente.
Per cui, anche se continuerete a sbattere i piedi come delle papere durante un bluff online, il mio consiglio è quantomeno di provare a governare il vostro corpo. Chissà che un giorno non vi possa servire, magari in tutt'altra occasione...