Aggiornato il 27 Feb 26 da

Editoriale - E se cominciassimo a parlarci?

Un poker pro che per non pagare le tasse preferisce abiurare. Tanti altri pro che non danno peso alla cosa. Quando cominceremo ad avere una coscienza di gruppo?

Eddy Scharf
La celebre "Scharf Strategy"

Scenario: immaginate che un giorno un giornalista famoso si alzi e dica "Ehi, ma noi non facciamo mica chissà cosa! Cioè, il nostro non è proprio un lavoro: sappiamo scrivere benino, pestiamo due tasti a caso, alcuni manco sanno scrivere. Più che altro siamo fortunati".

Cosa succederebbe il giorno dopo? Ve lo dico io: decine di sigle sindacali, dall’USIGRAI al CIGSAM (Comitato Indipendente Giornalisti del Settore Apicoltura di Monfalcone) gli toglierebbero letteralmente la pelle di dosso.

Pensavo a questo quando, in settimana, un buontempone tedesco rispondente al nome di Eddy Scharf, a cui han chiesto, pensate un po’, di pagare le tasse, ha detto di aver vinto per pura fortuna un milione e mezzo di dollari in carriera.

Pensavo a questo anche quando, non solo sul nostro sito ma anche in tante community internazionali, ho letto commenti tipo "Vabè, sta facendo il furbo" e cose del genere, tese a minimizzare la cosa.

Ora, è pur vero che Scharf avrebbe avuto maggiori chance di successo assumendo Taormina e sostenendo che i soldi li avesse vinti il vicino di casa, eppure vi potrò sembrare pignolo ma io non minimizzerei per niente. Andiamo, come sempre, con ordine.

Restiamo sottotraccia?

German Cashes
Ottanta colpi di fortuna, Eddy?

Ho trovato molto interessante il commento scritto da patagarrosu: "Secondo me non si dovrebbe sventolare troppo il discorso che il poker è soprattutto skill e poca fortuna, perchè poi, come si vede, arriva lo stato vorace e vuole la sua fetta del tuo "lavoro". Meglio rimanere un po’ sotto traccia".

Ne abbiamo già parlato: non deve essere il poker player a sventolare il fatto che il suo sia un gioco di abilità. Al limite, quando glielo chiedono, non deve negarlo, ma senza farci su caroselli. Tuttavia, a mio modesto avviso, patagarrosu dice cose interessanti ma non centra integralmente il punto.

Perché non bisogna sventolare le proprie skill?

Il motivo è semplice: se si diffonde un’immagine del poker simile a quella degli scacchi, arriveranno più squali e ci saranno sempre meno fish, l’edge si ridurrà e a vivere di poker saranno sempre meno persone, come lo stesso utente scrive alla fine del suo intervento. Qui, però, si parla di questioni fiscali, che è ben altra cosa.

Non illudiamoci: molti politici sanno che il poker è uno skill game e, anche quando non lo sanno, si mantengono sul filo del rasoio. Se c’è da tassare è un gioco di abilità, se c’è da fare comizi è d’azzardo. Un classico.

Anche il pokerista medio, però, vive in bilico: quando c’è da chiedere una liberalizzazione che sarebbe conveniente per le sue tasche parla di skills, quando c’è da pagare le tasse gli verrebbe da fare come Scharf. Troppo comodo, signori.

Sì, però...

Botte Moglie
Prima o poi dovremo scegliere
tra la botte e la moglie... 

Come fa notare giustamente navigator7709: "Si sostiene la tesi che è un gioco aleatorio, e non di abilità, laddove le legislazioni non prevedono tasse eccessive sul gioco d'azzardo. Però poi non ci si può aspettare che sia sdoganato".

Ecco, le parole di un vincitore IPO credo siano abbastanza autorevoli per centrare il vero punto. Al momento, parliamoci chiaro, il poker non vive una brutta situazione: la sua reputazione da gioco d’azzardo porta centinaia di imbelli a bruciare soldi ai tavoli ma molti di quegli imbelli, di fronte a precisa domanda, diranno di essere bravi e saranno i primi a sostenere che il poker è abilità. Quindi si può anche provare a sdoganarlo.

Il processo è lento e deve esserlo per forza, perché va fatto senza cambiare l’immagine sociale del gioco. Si tratta di convincere gli Stati a liberalizzare, diffondere e, una volta che le normative sono "a posto", non parlarne troppo, lasciando che i fish credano che a poker vince chi bluffa, che le calling station pensino che si può sempre vedere il flop perché è tutta fortuna e via dicendo.

Ma le tasse cosa c’entrano?

Coscienza di gruppo? Quale gruppo?

C’è una bella differenza tra lottare per una tassazione giusta e cercare di non pagare le tasse. Se una persona non vuole pagarle o le ritiene eccessive la via c’è ed è ben nota: si accetta di cambiare la propria vita e ci si trasferisce all’estero, in qualche posto dove la tassazione è minima. Altrimenti le tasse si pagano.

Se sono troppe, però, come si fa? Beh, se sono troppe subentra il punto citato ad inizio articolo: si sviluppa una coscienza di gruppo che, al momento, nel mondo del poker è totalmente assente, impegnati come siamo a grindare 16x e a parlare tra di noi dell’ultimo shippo o dell’ultima bad beat.

Zitti che chiamo Er Pappas

Se vi dicessi che "John Pappas è intervenuto per difendere la sua categoria dal sito Theppa.com" a cosa pensereste?

A) A un noto malavitoso di origine greca, John detto Er Pappas, intervenuto per difendere una comitiva di mariuoli sotto processo

B) Al comandante in capo della principale lobby americana di giocatori di poker che prova a difendere la sua categoria

Pappas Ppa
A sinistra Pappas e la Theppa. A destra Pappas e la Theppa secondo il grinder medio.

Ovviamente è la seconda, visto che il sito Theppa.com non sta per teppa di strada ma per The Poker Players Alliance, organizzazione che vanta tra i suoi membri gente come Linda Johnson e Greg Raymer. Non è un sindacato, è una lobby, ma quanto meno stan provando ad organizzarsi.

E come ci si organizza quando uno Stato, qualunque esso sia, più che tassare i giocatori li azzanna alla carotide e succhia finchè c’è sangue? Lo si colpisce al portafoglio.

Nessuna rivoluzione, semplici valutazioni di gruppo e iniziative conseguenti. Eventuali boicottaggi, minacce di trasferimenti di gruppo all’estero e amenità simili. Vuoi tenerti una fetta troppo grande del business? E io il mio business me lo vado a fare altrove.

C’è un passo da fare?

Iniziative come quella di Scharf che, lo ripeto, avrei preso (metaforicamente) a schiaffi con tutti i suoi 59 anni, sono figlie del fatto che quando si tratta di tutelare gli interessi di una categoria siamo abituati ad utilizzare la logica "Ognuno per sè". E quando il sè bada solo ed unicamente ai fatti propri escono fuori dichiarazioni come "Il poker è tutta fortuna".

E già, perché un minimo va pure compreso, lo Scharf: se da solo chiede di pagare meno tasse non se lo filano di striscio, quindi prova a non pagarle proprio. Considerando che parliamo di un player benestante ma non da venti milioni di dollari in carriera, ci può anche stare.

Riunione
E' così difficile girarsi verso gli altri?

Allora c'è da farsi una domanda: è fattibile continuare così? O forse prima o poi dovremo crearla una coscienza di gruppo e riunire questa variopinta comunità che va dal creativo allo psicologo al nerd che calcola le pot odds in mezzo secondo? Quand’è che ci metteremo attorno ad un tavolo e diremo: “Uno vale uno, ma mille possono alzare la voce assieme”?

Cartolina da Macao

Protesta
Sia chiaro: non intendiamo questo... 

In Italia qualche esperienza del genere è nata: un anno fa c’era l’AIPTP (Associazione Italia Poker Texas Player) con D’Alessio e Cantonati, che però mirava principalmente a influire sulla struttura dei pay-out, equilibrando i premi. Questioni interne.

Manca, invece, una vera e propria lobby stile americano: parola che all’apparenza sa di sporco, ma non lo è necessariamente, non fosse altro che per un sindacato in stile classico ci sarebbe bisogno di un rapporto di lavoro dipendente che, per definizione, manca al poker.

Perché nascano associazioni che vedano la partecipazione di molti top player, però, c’è bisogno di cominciare a formare una coscienza di gruppo: non è una questione di ideali e di solidarietà, chè di quelli il pokerista medio se ne sbatte perché son –EV per definizione. E’ proprio questione di convenienza, e ci converrebbe capirlo.

Se così non fosse non stupiamoci se i Balduzzi di turno continuerano a tassare il gioco come uno skill game e a trattarlo come se fosse la tombola. Ce lo saremo meritati.

E i più bravi ci saluteranno da Macao, brindando all’italica sfiga.

P.S. sì, lo so, è strano che proprio in questo editoriale io non abbia nominato Jamie Gold, ma sparare sulla Croce Rossa non è mai bello

by traxxer