Editoriale - Essere un vincente
Storia di un ragazzino che diventa un eroe grazie al silenzio e alla determinazione. Sono le stesse doti che userà per iniziare con il poker, dimostrando in che modo si debba approcciare davvero questo gioco.
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| Due che si divertono |
Quando, pochi giorni fa, un certo Rafael Nadal ha sfidato "tutto il mondo" (ah, se i giornalisti non esagerano...) per beneficenza al tavolo Zoom, vincendo in un'ora col punteggio di 20 a 18, a un certo Daniel Negreanu brillavano gli occhi. Il canadese, che io ritengo nettamente l'attuale pokerista più forte al mondo, ha passato la serata a sghignazzare davanti alle giocate di Nadal. E fin qui... potevamo anche aspettarcelo.
Quello che non avremmo mai immaginato è che le risate di Kid Poker non fossero dovute alla donkaggine del classico niubbo ricco e famoso che si prepara a svernare da qualche parte per la pensione. Negreanu rideva invece perché le giocate di quel ragazzo, che fino a pochi mesi fa il poker nemmeno sapeva cosa fosse, erano quasi sempre corrette. Assennate, bilanciate, ponderate finemente.
Certo, non stiamo parlando del nuovo Stu Ungar: la strada è ancora tortuosa, ma in Rafa - Negreanu lo capisce immediatamente - brilla una luce che pochi altri amatori hanno. Quella della vittoria. "Non gli piace perdere. Non vuole assolutamente perdere", dice Negreanu. "Ciò nonostante, è un ragazzo estremamente umile. E questo non è affatto facile quando hai vinto così tanti trofei come ha fatto lui nella sua carriera".
La dote del campione
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| Alfonso "El Rage" Cardalda |
E Nadal, nel poker, ci entra effettivamente con estrema umiltà. Non si fionda a giocare tornei a caso, come fa la maggior parte dei suoi colleghi, perlopiù sportivi atleticamente arrivati, stanchi e mancanti di motivazioni, che appaiono al tavolo sfruttando il proprio bankroll infinito solo per divertirsi. O, nei casi peggiori, per dimostrare qualcosa che non dimostreranno mai, finendo quasi sempre per fare la figura del pollo da spennare.
Nadal no. Nadal parte in sordina. Sa che il poker è studio e sacrificio, e così - prima di gettarsi in pasto agli squali - si fa coachare a lungo. Sceglie un insegnante spagnolo che si chiama Alfonso Cardalda e che lo segue passo passo, rendendosi subito conto di avere a che fare con un potenziale ottimo player.
Esatto: Cardalda. Non s'è accaparrato un coach che si chiamasse Alfonso Fullhouse o Ramòn Escala-Reales. Cardalda, Carta alta, il punto più basso da cui puoi cominciare a leggere il poker. Perché la cura dei dettagli fa grande il campione. E poi chiedetevi perché Negreanu lo definisce un umile. Un umile, pur essendo di estrazione ricca.
Una vita facile?
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| Il duro zio Toni |
Già, perché Rafael Nadal è nato ricco. Suo padre, Sebastien, era proprietario di un ristorante e se la passava piuttosto bene, tanto che in casa - il piccolo Nadalino - aveva pure la palestra per allenarsi. Questo però, anche se molti di voi storceranno il muso, non me lo rende meno simpatico. Anzi, al contrario: sono convinto che per un giovane sportivo nascere in una famiglia agiata sia la peggior cosa possibile. Serve il doppio della motivazione per avere davvero voglia di ottenere qualcosa, quando fondamentalmente hai tutto. E nel tennis, se non hai una motivazione incrollabile, non vai da nessuna parte.
Il piccolo Rafa quella determinazione rabbiosa ce l'ha, e i suoi parenti se ne accorgono immediatamente. Ha due zii sportivamente importanti: uno è Miguel Angel Nadal, ex difensore del Barcellona e della nazionale spagnola. L'altro, Toni, è un insegnante di tennis. E infatti Rafael si divide fra i due sport: calcio e tennis. Riesce bene in entrambi, ma così bene che a un certo punto il padre lo costringe a decidere, per evitare che il suo rendimento scolastico cali. A malincuore, Rafa getta il pallone di cuoio in solaio e sceglie la pallina fosforescente.
È lo zio tennista a prenderlo in consegna. Toni è un duro: capisce che il nipote ha una miniera nelle braccia e sa bene che, nel tennis, la differenza tra un campione e un buon giocatore la fa soltanto il cervello. Così si pone subito in un certo modo. "Se solo una volta ti vedo rompere una racchetta, con me hai chiuso", gli dice. "Quasi tutti i tuoi coetanei non possono nemmeno permettersene una".
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| Un bimbo con una luminosa carriera davanti a sé |
E rincara la dose: "Non ti lamentare del campo pesante o della pallina sgonfia. Non dare la colpa alla sfortuna se perdi. La colpa è sempre e soltanto tua, come sono tuoi i meriti se vincerai. E sorridi, anche quando un colpo va storto. Essere di buon umore è l'unico modo per imparare rapidamente". I consigli dello zio sono preziosi e Rafael ne farà tesoro durante tutta la carriera.
Ora si fa sul serio
Anche quando arriveranno le grandi vittorie: 13 titoli del Grande Slam, una medaglia d'oro olimpica, 26 tornei ATP Master 1000, quattro Coppe Davis. E, soprattutto, ne farà tesoro quando assaggerà il velenoso calice della sconfitta. Incontrerà gente come Novak Djokovic e soprattutto come Roger Federer. Avversari straordinari, che lo metteranno in crisi. Più di tutti lo fa Federer, che a Wimbledon, sul terreno più nobile per ogni tennista, lo taglia a fettine nel 2006 e nel 2007. L'ultima - al quinto set - lo distrugge mentalmente. Ma in un'epica battaglia, l'anno seguente, Nadal batte il rivale ed entra a pie' pari nell'Olimpo dei tennisti.
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| Ragazzi, che immagine...! |
Poi, nel 2012, arriva un bruttissimo infortunio che lo tiene a lungo lontano dai campi. Molti sportivi non accetterebbero di stare alla larga dalle competizioni, e molti - come lui - sceglierebbero qualcosa di alternativo per provare il brivido della vittoria. Nadal sceglie il poker. Come Ronaldo. Come Alberto Tomba, Gigi Buffon, Shevchenko, Sheringham, Boris Becker.
Ma, a differenza della maggior parte di loro, Nadal sceglie la strada giusta. Studia, si sacrifica, apprende e poi alla prima vera uscita (un Charity Game a Praga) mostra a tutti di saperci fare, dominando il tavolo pur contro gente del calibro di Negreanu, Katchalov e la De Melo.
Quante similitudini
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| Avete mai avuto quello sguardo, quando giocate a poker? |
Molto spesso avrete sentito qualche giornalista sproloquiare di somiglianze del poker con lo sport di turno, che sia calcio, curling o pattinaggio su prato. Il tennis, però, è un'eccezione. Perché il tennis somiglia veramente tanto al poker. Non servono braccia potenti per foldare una mano, questo sì, ma occorre un mindset da paura quando - dopo una maratona di cinque ore - stai per lanciare verso il sole la pallina decisiva, conscio del fatto che un errore di un solo centimetro ti costerà per sempre la carriera.
Occorre una determinazione folle per servire sul 15-40, quando hai almeno due matchpoint altrui da scalare. E servono concentrazione, autocontrollo, solitudine, disciplina e silenzio. Sono tutte doti che fanno grande il pokerista: Nadal questo lo sa, tanto che non manca di dirlo quando lo intervistano. E io credo davvero che questo ragazzo così assennato e determinato sia il miglior ambasciatore possibile per uno sport come il poker.
"Il poker è un gioco che la maggior parte delle persone non conosce e critica per disinformazione. La fortuna conta relativamente. È da un po' che lo pratico e ho capito che per vincere sono più importanti l'autocontrollo e la conoscenza della materia. Bisogna essere aggressivi quando serve e moderati al momento giusto: solo così si raggiungono i risultati. Proprio come nel tennis. Spero che la mia presenza e la mia immagine possano aiutare a superare i pregiudizi".
Questo dice un vincente. Uno che nella propria vita ha vinto sempre, ma non perché sia nato ricco e bello e baciato in fronte dal sole. Ha vinto sempre perché ci ha creduto fino in fondo, pur con le proprie insicurezze, pur con le proprie paure. Perché il coraggio non è non avere paura di nulla: quella si chiama incoscienza. Il coraggio è affrontare la paura. E Nadal, che ancora oggi (ce lo dice la bella fidanzata Xisca Perello) teme come un bambino il buio e i temporali, ha dimostrato che si può essere vincenti in tutto. Basta che lo si voglia con zelo, sacrificio e determinazione.
Vedete come, alla fine, sia sempre la stessa storia? Tutto ciò che serve davvero non è in vendita. Va trovato dentro di noi.
by n10juan





