Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Fortuna: istruzioni per l'uso

La Dea Bendata, questa sconosciuta. Qualcuno ha mai dimostrato se esiste davvero? E c'è un modo di attirarla nelle nostre vicinanze? Ecco come si pone il giocatore di poker nei confronti del nemico più invincibile.

Se dovessimo fare una classifica delle whinate più in voga nel magico mondo del poker online, probabilmente una delle prime in assoluto sarebbe: “sono tremendamente sfortunato”. Ebbene sì, ecco il vero mostro contro cui molti giocatori alle prime armi ritengono di dover combattere: la sfortuna.

Che la chiamiate malasorte, iella, rogna, scalogna, iattura, disdetta o più semplicemente sfiga poco cambia: prima o poi capita a tutti di dovercisi scontrare. E nonostante il buon pokerista sia in fondo una sorta di matematico travestito, attento a percentuali, valori attesi, odds, storico delle mani e quindi perennemente impegnato in calcoli anche complicati, accade molto spesso anche a lui di sentirsi vittima della sorte oppure di gettarsi in pasto alla superstizione.

Ma che cos'è, esattamente la fortuna?

Risiko
Vi sfido a farlo due volte di fila

Dato che non c'è alcun dubbio sul fatto che il poker sia uno skill-game e che la sorte abbia effetto solo su campioni di mani molto ridotti, mentre i veri valori vengono sempre a galla quando il campione si estende, è bene che io vi chiarisca innanzitutto cosa intendo per fortuna. Non si sta, infatti, parlando di varianza, ma proprio del sentirsi o meno persone fortunate, il che vale nel poker esattamente come vale nel calcio, negli scacchi o nella vita. E, per far comprendere meglio il concetto, cercherò di spiegarlo con alcuni esempi pratici attinti dalle mie esperienze personali e da vicende, al contrario, note alla collettività.

Nel 2004, durante una partita di Risiko con gli amici, riuscii nell'incredibile impresa di tirare 1-1-1 per due volte consecutive. Le probabilità che ciò accada sono di una su 46.656, ma nonostante tutto successe proprio al sottoscritto. Nel 2007, durante un freezeout da €5, mi capitò di ricevere in mano 6 monsterhand consecutive, di cui 4 volte AA. Una cosa del genere, se la mettiamo in matematica, può avvenire 1 fratto 2.385.000.000 volte, tanto che per mesi ritenni di essere incappato in un bug del sistema. Ebbene, queste sono solo le più eclatanti delle occasioni in cui mi sono scontrato frontalmente con la dea bendata, ma sono sicuro che ciascuno di voi ne avrebbe da raccontare di altrettanto particolari (e vi invito, se volete, a farlo!).

Telefonate a Brad, se ci riuscite

Immaginate ora di prendere il telefono, comporre il prefisso degli Stati Uniti e digitare un numero a caso. Se vi dicessi che il vostro obiettivo è quello di telefonare a Brad Pitt al primo colpo, quante possibilità pensereste di avere? Probabilmente zero, eppure la vostra probabilità percentuale è molto più alta di quella che si verifica ogni qual volta qualcuno centra un sei al superenalotto.

Pensate infine a una figura ormai famigerata nel mondo del poker: quella di Jamie Gold. Così come Chris Moneymaker (in italiano “fabbricatore di denaro”), Jamie Gold (gold = “oro”) è un attronimo, vale a dire un nome che ha una strana e casuale correlazione con il lavoro di chi lo possiede. Jamie Gold spuntò quasi dal nulla nel 2006 e con una serie di colpi incredibilmente fortunati shippò alle WSOP il premio più alto mai assegnato: $12.000.000. Per poi sparire, proprio come era arrivato. Certo, non è che Gold fosse una capra, tutt'altro, ma la quantità di coinflip vinti e di progetti chiusi negli ultimi 3 giorni di quell'evento fu imbarazzante.

attronimi
Attronimi famosi: il disegnatore Bruno Bozzetto, il velocista Usain Bolt, il pilota Scott Speed

C'è chi ha provato a quantificare la sorte

Wiseman
Richard Wiseman

Nel 2001 lo psicologo inglese Richard Wiseman fece un interessante esperimento. Raccattò 400 volontari, selezionandoli accuratamente. 200 di essi portarono le prove di essere, nella vita, estremamente fortunati. L'altra metà sosteneva invece di essere perseguitata dalla sfortuna. Wiseman fece sfogliare una rivista a tutti i soggetti, chiedendo loro di contare le immagini in essa contenute. Oltre il 90% degli “sfortunati” completò il compito in un tempo assai maggiore degli altri: i fortunati avevano infatti notato che a pagina due una nota diceva chiaramente: “Non c'è bisogno di contare: questa rivista contiene 43 immagini”. Inoltre, oltre il 90% dei fortunati si accorse del fatto che un'altra nota offriva 250 sterline per il semplice fatto di averla letta.

Wiseman chiese quindi a tutti i soggetti di immaginare di essere stati testimoni di una rapina in banca, durante la quale sarebbero stati colpiti di striscio a un braccio da un colpo di pistola. Lo psicologo fu stupìto e divertito nel sentire i commenti: quasi tutti gli “sfortunati” risposero grosso modo “che iella, proprio a me doveva capitare?”. Al contrario i “fortunati” reagirono con entusiasmo: “me la sono cavata con un graffio e forse verrò intervistato in TV!”.

Grazie a questi due semplici esperimenti, Richard Wiseman comprese che chi è convinto di avere il fato dalla propria parte è più abile nel cogliere le occasioni e soprattutto vede il bicchiere sempre mezzo pieno. In parole povere: la sfortuna, secondo lo psicologo inglese, è semplicemente un alone che ci creiamo noi stessi. E la volete sapere una cosa veramente buffa? Anche Wiseman (“uomo ragionevole”) è un attronimo!

Ma allora è utile tutta questa scaramanzia?

ascensore
In Cina esagerano sempre: i numeri
sfortunati sono il 4, il 13 e il 14.
Ecco come si presenta il pannello
di un ascensore di Shanghai...

Sì, è utilissima. Tenere un limone sulla scrivania, o il pupazzetto di un cinghiale di peluche con la cravatta infilato nella tasca sinistra dei pantaloni, o ancora ballare la macarena sui gomiti prima di ogni coinflip... possono sembrare una serie di gesti assurdi, ma in realtà non sono che piccoli espedienti tecnici per farci sentire al riparo dalla malasorte. Che il loro valore in termini paranormali sia reale o no, il semplice fatto di sentirci “fortunati” ci rende più forti al tavolo. Ci rende capaci di cogliere le occasioni, ci fa giocare senza la terribile pressione rappresentata dall'idea che tutto debba andare storto da un momento all'altro. E ci permette di accettare il fisiologico arrivo dei downswing con maggiore stabilità psichica.

La storia è piena di superstizioni che sono nate per evitare guai. Se il 17 nei paesi latini è considerato un numero sfortunato, è soltanto perché XVII è l'anagramma di VIXI, ovvero della parola che veniva scritta sulle lapidi nei cimiteri romani, e che significava semplicemente “ho vissuto”. E se in altri paesi lo è il 13, è solo perché il 13 ricorda il numero di commensali presenti all'ultima cena di Gesù.

E se pensate che la superstizione da numero sia solo una blanda e ridicola propensione, sappiate che negli ascensori di moltissimi palazzi il piano numero 13 non esiste, che in Formula Uno nessun pilota accetta di correre col 13, che nessun aereo dell'aviazione USA è stato mai chiamato F-13 perché nessun aviatore avrebbe mai accettato di volarci, che l'aeroporto di Memphis è privo dei gate A, B e C 13. E che il celebre comico Stanlio scelse il nome d'arte “Stan Laurel” solo perché inizialmente la somma delle lettere del proprio vero nome (Stan Jefferson) faceva 13.

Non c'è verso

Bicchiere
Bevila e basta!

Non possiamo dire se la fortuna esista o no. È qualcosa che esula dalla nostra comprensione, e sarà così per sempre, come lo è l'idea di Dio, dell'infinito, della nostra stessa esistenza su questo piano. La cosa certa è che l'uomo tende a cercare sempre un legame logico tra elementi di per sé sconnessi o ininfluenti. Io, per esempio, la partita di Risiko del doppio 1-1-1 la vinsi, ed è inutile che vi racconti di come non riuscii ad approdare nemmeno al tavolo finale di quell'incredibile freezeout delle 6 monster consecutive. Il caso aveva giocato con me, e subito dopo era andato a divertirsi altrove.

Ma se di una cosa possiamo essere sicuri, è che esiste ciò che pensiamo di noi stessi. Esiste l'idea che abbiamo del mondo che ci circonda in relazione al valore che siamo certi di possedere. E per esprimere questo valore al 100% dobbiamo per forza essere convinti di trovarci sul miglior terreno possibile e che niente cospiri contro di noi.

Per cui: . Tenete cornini e quadrifogli appesi al monitor. Fate gesti scaramantici a gogo e infilatevi le mani nelle tasche quante volte volete, se questo vi fa stare più sereni. La varianza magari non cambierà e nemmeno il vostro edge sul field. Ma giocherete positivamente: sarete rapidi nel cogliere le occasioni e guarderete sempre il bicchiere mezzo pieno. Il poker, in fondo è un gioco. E chi gioca con lo sguardo del perdente in partenza, in genere, di strada ne ha sempre fatta poca.

by n10juan