Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Il baro del millennio

Uomo contro casinò: ecco la lista delle truffe più incredibili di tutti i tempi in ordine di spettacolarità. Ma sei in grado di distinguere la realtà dalla fantasia?

chips
"Porc... Ma dove le tiene le chips!?"

World Series Of Poker, Las Vegas, 30 maggio 2010. Un anonimo cinquantenne con capelli grigi e cappellino da baseball dotato di visiera calata sugli occhi è impegnato ai tavoli del No-Limit da $1.000. Attorno a lui c'è il fior fiore del poker: i migliori giocatori di tutto il mondo si sfidano nell'evento più spettacolare di questo fantastico sport.

Il tizio folda la propria mano, lanciando le carte in mezzo al tavolo. Non appena, però, il gioco si fa intenso e i player vengono distratti da un board molto ghiotto, con nonchalance il signore col cappellino allunga la manina e rubacchia alcune chips dallo stack del giocatore al suo fianco. Lo fa tre, quattro, cinque volte.

Alla fine i giocatori si accorgono che le loro pile sono visibilmente ridotte e cominciano a farsi sospettosi. E quando il tizio allunga ancora le mani, questa volta lo beccano in flagrante. In un attimo è il caos: qualcuno cerca di mettergli le mani addosso, il floorman suo malgrado è costretto a difendere il baro, ma fra calci e spintoni "Baseball Cap" è buttato fuori dal Rio. Non rimetterà mai più piede alle WSOP: bannato per sempre.

Realtà o finzione?

Questa truffa, o meglio questo tentativo di truffa, è realmente accaduta. Baseball Cap non aveva probabilmente le qualità per shippare, ma ha fatto quello che molto spesso a tutti noi il diavoletto seduto sulla spalla sbagliata suggerisce: ha visto del denaro, non ha resistito e se l'è preso. Solo che l'ha fatto nel posto più stupido possibile. Fra spettatori, telecamere, gambler professionisti e floorman che scorrazzavano di qua e di là come treni alla stazione di Bologna, tentare di barare alle WSOP equivale più o meno a rapinare la centrale della polizia.


Eppure, che vi sembri strano o no, le truffe (quelle vere) sono all'ordine del giorno nei casinò di tutto il mondo. E certe volte si tratta di veri e propri colpi di genio, resi in pratica con eccezionale freddezza e maestria. Fra quelle meno celebri, ho deciso di selezionarne per voi cinque. E di raccontarvele in ordine di spettacolarità.

5. K come KO

full di PAF!
Questo è set di PAF!
Adesso arriva il full...

Casinò di Sanremo: domani comincia l'EPT. C'è un brulicare di giocatori attorno a quest'evento, così fioccano i cashgame in attesa dello shuffle-up. Qualcuno vince, qualcuno perde: c'è un ragazzo ceco benvestito, molto molto bravo, che è sopra di circa €30.000. Eccolo impegnato in una mano: l'avversario gira colore, lui sorride e fa:

ceko: full di PAF!
dealer: full di che?

"PAF!" non era la carta che aveva in mano. Si trattava in realtà di un pugno. Anzi, di più: un cazzottone memorabile tirato al ceco da un giocatore italiano seduto a un altro tavolo. La gente strabuzza gli occhi, gli addetti non hanno la prontezza di intervenire prima che l'infuriata mano dell'anonimo pugile conceda il bis. RI-PAF! Altra sberla dritta in faccia, e come per magia dalle pieghe dei vestiti del ceco sbuca un K di fiori che finisce sul pavimento. A questo punto tutti i giocatori si alzano e vogliono dare il loro contributo alla comunità in termini di sberle, ma il ceco è già knock-out. Din, din, din!

4. Scaccolo al re

Sittino al casinò di Saint-Vincent. La posta non è altissima, ma nemmeno male. C'è un vecchietto che va forte: avrà almeno 70 anni ma gioca come Phil Hellmuth dopo una massiccia dose di viagra. A un certo punto, però, il tavolo viene fermato. Dei tipi in giacca e cravatta si avvicinano al vecchio, gli chiedono gentilmente di alzarsi e di seguirli.

Lui indossa la sua faccia più sorpresa, simula un paio di infarti, ma alla fine è costretto ad andare con loro, mentre uno degli addetti prende il mazzo di carte dalle mani del dealer e svela a tutti l'arcano. Su un angolo di tutti gli assi e di ogni re compare qualcosa che nessuno aveva notato. Cosa? Ma è una caccola! Una schifosissima, lurida caccolona! Esatto: questo sì che è prendere tutti per il naso (e per fortuna si è fermato al naso!).

3. Arriva Mc Geiger

mcgyver
Con questa bomba atomica fatta in casa
cosringerò al fold i giocatori più tight

I contatori non sono mai stati amati al casinò, ma questo è di un tipo molto particolare. Si chiama Simone Coaro e si presenta al tavolo con un vistoso anello e le mani un po' unte. Nessuno può mai immaginare che quell'anello è per l'appunto un contatore, ma non di carte: è un contatore geiger direzionale che trasmette un segnale di radioattività a un microfono installato all'interno dell'orecchio di Simone.

E nessuno può solo lontanamente pensare che quell'uomo ha nella tasca dei pantaloni un vasetto pieno di un gel lievemente radioattivo con il quale ha pazientemente cosparso tutti gli assi del mazzo. Risultato: la truffa è geniale, ma poco funzionale. Il trasmettitore gli cade dall'orecchio e insospettisce il dealer, che chiama la sicurezza. Il resto, a Coaro tocca raccontarlo a due increduli carabinieri.

2. Dado vecchio fa buon brodo

Peter Morris gioca a craps (i dadi) da quando aveva 15 anni. E in questa vita si vanta di aver perso quasi un milione, chissà poi se è vero. Ma un giorno decide di farsi giustizia da sé: ruba dodici scatole di dadi da uno sgabuzzino di un casinò di Atlantic City e con l'aiuto di alcuni amici confeziona la truffa più ardita, truccandone la bilanciatura interna.

Ora che sono mal calibrati sull'asse dell'1 e del 6, uscirà quasi sempre 7 e spesso 2 o 12. L'unica cosa che gli resta da fare è imparare con un gioco di prestigio a infilare nelle proprie maniche i dadi veri e a far fuoriuscire da un apposito contenitore color palmo della mano quelli truccati. Con questo sistema vince più di $200.000 prima di essere beccato, per colpa di un osservatore troppo pignolo, che gli ferma la mano proprio nel momento del gioco di prestigio. Oggi Morris è in galera, dove tutti sanno che è meglio non barare, quando si gioca a qualcosa.

1. Lo strano caso delle chips mutanti

mortensen
Il furbo Mortensen: una delle chips in
basso a sinistra è da 1000 anziché da 500

Si chiama Markus Richards e ha scritto anche più d'un libro su come ha truffato tutto il mondo, prima di venire beccato, grazie a una mossa da lui ideata, chiamata Savannah. Il simpatico Markus punta alla roulette una pila di 5 fiches, quattro delle quali di colore rosso ($5), e una invece di color marrone, molto simile a quelle rosse ma del valore di ben $500. Quest'ultima, la più potente, ha cura di metterla in fondo alla pila, coprendola con una sorta di illusione ottenuta spostando di qualche centimetro quelle sopra, in modo che l'ultima non sia visibile al croupier.

Quando viene fuori il numero giusto, Markus Richards fa notare al croupier come la puntata fosse di €520 e riceve la forte vincita corrispondente. Se invece accade l'opposto, è rapidissimo a sostituire la pila con un'altra della stessa dimensione, ma tutta rossa, mentre il croupier è girato a guardare il numero. Un'élite cheat che gli ha fruttato centinaia di migliaia di euro in tutti i casinò di tutto il mondo, prima di venire smascherato e successivamente assunto come cecchino dei bari.

Epilogo

Eccoci dunque al termine di questo assurdo viaggio fra alcuni degli imbrogli più arditi del secolo. Non è che la punta dell'iceberg di un mondo, quello dei bari da casinò, che coinvolge migliaia di persone in tutto il pianeta e che i gestori tentano di combattere con apparecchiature sempre più sofisticate, anche se a volte (come nell'ultimo caso) la truffa più semplice è quella più efficace.

newman
"Quattro jack. Mi devi $15.000, amico". Forse la scena più bella di tutto il cinema

Ciò che quanto raccontato lascia al sottoscritto, in ogni caso, si può riassumere in tre distinte considerazioni. La prima: se anche giocatori milionari e molto famosi (serve davvero fare tutti i nomi?) si sono abbandonati a truffe di ogni genere, dal semplice multiaccounting alla cheat da casinò, dalla collusion ai danni di Blom ai segnali mimici del tavolo finale del Partouche... se, insomma, lo fanno anche i professionisti dello sport, significa che nell'uomo molto spesso la voglia di vincere è molto superiore a quella di aver davvero vinto.

La seconda è che tutte queste truffe hanno fondamentalmente una sola cosa in comune: in un modo o nell'altro sono fallite. Non è chiaro se altre siano riuscite, ma di sicuro sappiamo che queste, prima o poi, sono state smascherate. Sia dunque messo agli atti che il baro è come il cartolaio: prima o poi le penne ce le lascia tutte.

Per darvi la terza e ultima considerazione, infine, devo ammettere di aver barato anch'io. La realtà, infatti, molto spesso supera la fantasia, e io mi sono divertito (oltreché a cambiare i nomi dei protagonisti) a inventare di sana pianta due delle cinque truffe che vi ho elencato.

Ma, se vi sfido, siete in grado di capire quali?

by n10juan