Editoriale - Il poker è stato risolto?
Le prime pagine dei giornali di settore s'affannano nello sconcerto: davvero un'intelligenza artificiale è riuscita a diventare imbattibile sul lungo periodo? Scoprilo in questo excursus esilarante...

Quando, il 10 febbraio del 1996, il supercomputer Deep Blue batté Garri Kasparov in un'epocale partita di scacchi, le prime pagine dei giornali furono più scioccate che incuriosite. "Il robot batte l'uomo: è l'inizio della fine?", titolavano con un certo scoramento. E, anche se oggi, a distanza di 19 anni, siamo fondamentalmente ancora dei bambini in tema di intelligenza artificiale, l'incubo raccontato da Kubrick con "2001, odissea nello spazio" e col suo computer assassino sembrò materializzarsi davanti all'umanità.
Abbiamo già parlato, in un editoriale di qualche settimana fa, di come il poker sia per certi versi molto simile agli scacchi. E anche nel poker non poteva mancare il supercomputer in grado di annichilire tutti i pro. Si chiama Cepheus, e i ricercatori dell'Università dell'Alberta, che l'hanno programmato, già si sono affrettati a definirlo imbattibile.
E, probabilmente, imbattibile lo è davvero, visto che può giocare 24 miliardi di miliardi di mani al secondo (quasi più di nanonoko!), imparando dai propri errori. Però nel Fixed Limit. Una variante molto matematica, nella quale il bluff è praticamente inesistente e le possibilità a disposizione del giocatore sono assai ridotte (non a caso, non lo gioca quasi nessuno). È un particolare piuttosto importante.

Negli anni '70 il mitico Jack "Treetop" Straus fece una similitudine che secondo me descrive perfettamente la differenza tra Fixed Limit e No Limit nel Texas Hold'em. Immaginate di stare sparando a un bersaglio, cercando di fare centro: quello è il Fixed Limit. Adesso immaginate che, mentre prendete la mira, il bersaglio prenda vita, si alzi e cominci anche lui a spararvi addosso. Ecco, quello è il No Limit.
Ma è davvero così impensabile che, con la tecnologia di oggi (e di domani) un'intelligenza artificiale sopraffina come Cepheus possa essere adattata anche al NL? Per introdurre l'argomento in questo editoriale, ho deciso di utilizzare la narrativa e raccontarvi quindi una piccola favola futuristica. Chiudete gli occhi e immaginate. Anzi no: non chiudeteli, sennò come leggete?
Pokerfuturama

Cepheus 37 venne inaugurato il 10 ottobre del 2037, e i giornalisti presenti in videoconferenza sul proprio I-mind capirono subito che quel computer rasentava la perfezione e avrebbe potuto diventare la nuova frontiera del No-Limit Hold'em, risolvendolo una volta per tutte.
Non sembrava mostrare l'ombra dei difetti evidenziati dai suoi predecessori. A partire da Cepheus 1, che era un fenomeno nel Fixed, ma giocava al NL come Rainman ubriaco. Fino ad arrivare a Cepheus 18, il supercomputer definitivo, autore della famosissima sfida del 5 giugno 2018 contro Viktor Blom.
Lo svedese aveva interpretato l'HU con mosse talmente aggressive e bluff così barbari che, dopo 263 mani, il computer chiese di andare un attimo in bagno per ricaricarsi. Lo trovarono impiccato agli asciugamani profumati alla lavanda. Questo suggerì ai programmatori che anche i computer potessero avere la propria personalità pokeristica.
Con Cepheus 19, dunque, nacquero i grandi poker-robot semi-umani. C'era ovviamente la variante Blom, col ciuffettone biondo perennemente spettinato. C'era il computer Matusow, che era dotato di un condensatore atomico di parolacce (poteva dirne 76 miliardi in un secondo) e non pagava i propri debiti.
Il robot Ivey ti costringeva a coprire le carte sotto il tavolo, perché aveva un chip ottico in grado di leggere il dorso di ogni mazzo creato al mondo. Il robot Gus Hansen divenne il regalo di Natale preferito dai parenti dei miliardari sfiduciati: era in grado di perdere cifre astronomiche contro chiunque. I collezionisti si contesero perfino il robot Doyle Brunson, che si muoveva con la velocità del Mars Rover e se gli proponevi una partita rifiutava gentilmente, confermando il proprio ritiro.
L'androide imbattibile

Fu una nidiata divertente, ma niente a che vedere con quel mostro che era Cepheus 37. Aveva una mente in grado di immaginare tutte le possibili combinazioni di mani pokeristiche in meno di un millesimo di secondo. Era inoltre dotato di un lettore ottico assegnato ai tell, grazie al quale poteva leggere nell'avversario ogni minima modifica della dimensione delle pupille, della frequenza di respirazione e del battito cardiaco.
I giocatori umani risposero bardandosi al tavolo con armature in tungsteno, refrattarie al lettore ottico di Cepheus. Il risultato fu che le partite, da quel momento, sembravano le riunioni di Re Artù coi cavalieri della tavola rotonda. E il computer vinceva lo stesso.
Punti nell'orgoglio, gli umani affidarono a una delegazione di giocatori americani il compito di salire sulle Rocking Mountains per stanare il guru Jamie Gold, l'unico uomo al mondo capace di vincere 4 Main Event WSOP, di cui 3 consecutivi, senza del resto mai usare nemmeno una formula matematica.
La partita tra il quasi 70enne Jamie Gold e Cepheus 37 fu organizzata il 24 dicembre 2038. Dopo 109 mani, Gold aveva già perso 72 stack. Alla 268esima mano era sotto di 14 milioni di dollari. Nella tribuna d'onore dei tifosi di Cepheus c'erano solo i programmatori canadesi e un simpatico signore danese: era Gus Hansen, che agitava una sciarpa con la scritta "Go Cepheus Go" nella speranza che quella sera Jamie Gold superasse il suo record di 100 milioni di dollari persi ai tavoli HighStakes.
Ma Jamie Gold fuggì dalla finestrella del bagno molto prima dei 100 milioni, fermandosi a quota 16 prima della 300esima mano. La batosta era stata epocale: il poker era finalmente stato risolto? Per dimostrare che non era così, i pokeristi umani organizzarono un'ultima memorabile supersfida che si tenne la notte fra il 31 maggio e il 1° giugno 2039.
La partita del millennio

Con una votazione democratica si decise che a fronteggiare Cepheus 37 sarebbe stato un famoso giocatore italiano, utente di PokerStrategy.com, il cui nick non rivelerò per lasciarvi più suspence (sappiate però che si tratta di uno degli utenti che hanno commentato questo editoriale).
Poco prima dell'inizio della partita, il giocatore italiano andò da Cepheus 37 e gli propose un accordo. Avrebbe ceduto al computer il 10% del proprio stack in cambio della possibilità di far giocare al tavolo anche altri 4 giocatori, tutti fish pescati casualmente sull'elenco telefonico. Per dimostrare la propria buona fede, accettò che Cepheus stesso si occupasse di sceglierli.
Il computer fece ovviamente la cosa più logica: accettò lo scambio, giudicandolo vantaggioso. L'Heads-Up diventò così un Six-Handed con un formidabile automa, un grandissimo giocatore e 4 fish clamorosi che conoscevano a malapena le regole. Quella sera, Cepheus prese una badilata tale che i programmatori dell'Università dell'Alberta si ritirarono a vita privata per la vergogna.
L'umanità aveva vinto ancora una volta.
La morale della storia

Quando, nelle successive partite della sfida Kasparov-Deep Blue, il russo annientò il computer col risultato di 4-2, i programmatori della IBM non la presero troppo bene. Riprogrammarono Deep Blue facendolo diventare Deeper Blue e nel maggio del 1997 chiesero la rivincita a Kasparov, che accettò.
La partita fu un vero spettacolo, e alla fine Deeper Blue vinse col punteggio di 3.5 a 2.5. Si scoprì, però, più tardi, che il computer aveva barato. Il vero cervello pensante di Deeper Blue non si trovava nella stanza con Kasparov, ma in un quartier generale IBM a vari chilometri di distanza, e c'era un tecnico che - a seconda della strategia usata da Kasparov - caricava ogni volta un programma diverso affinché Deeper Blue non cadesse nelle trappole del russo.
Che un computer sia stato sgamato a imbrogliare pur di battere un essere umano, credo sia il trionfo della comicità. Eppure non è difficile da comprendere. Le macchine possono fare cose che l'uomo non sarà mai in grado di concepire, ma allo stesso tempo hanno un difetto enorme, che nessuna intelligenza artificiale moderna potrà superare: sono schiave della logica.
In un heads-up tra Cepheus e un qualsiasi campione, forse il computer alla lunga vincerebbe. Ma - come dice giustamente Sklansky - nessun robot sarà mai in grado di spremere un fish adattando la propria strategia all'istante, in modo da levargli rapidamente tutto lo stack. Che poi è l'obiettivo principale del poker. Drogato di logica, il gioco di un computer non sarebbe mai efficace come quello di uno shark-regular programmato umanamente per riconoscere a pelle le spewate folli di un pesciolino in tilt. E per punirle.
Aspetteremo ancora a lungo

Se nessun computer può battere un umano negli scacchi, che rappresentano un gioco di informazioni logiche e complete, confinato su 64 caselle, vale a dire la plancia ideale per un'intelligenza artificiale... a maggior ragione non può accadere nel poker, dove il bersaglio si alza e ti spara, contro ogni logica e senza preavviso.
La meravigliosa capacità umana, e solo umana, è infatti quella di alternare logica e creatività, padroneggiandole entrambe pur senza sentirsi schiavo di nessuna delle due. È una capacità imprescindibile anche nel poker, dove non sempre la mossa ideale è anche quella corretta, perché una partita si gioca su milioni di binari. E tutti vanno considerati.
Io credo che siamo ancora molto lontani dalla possibilità che una macchina risolva il poker. Ma, alla fine, aggiungo un'ultima considerazione: se anche un Cepheus qualsiasi arrivasse risolverlo: chi se ne frega?
Perché il poker, forse molti se lo dimenticano, è anche spettacolo e divertimento. È un brivido che ti corre dietro la schiena ogni volta che spingi i tuoi gettoni al centro del tavolo, e quel brivido nessun Cepheus lo proverà mai.
Senza quel brivido, qualsiasi sia l'esito dell'incontro, ogni macchina ha perso in partenza la propria partita.