Editoriale - Il potere della gratitudine
Grazie alle scioccanti evidenze di un incredibile esperimento scientifico, tentiamo di scoprire per mezzo del poker uno dei motivi per cui l'Italia del nuovo millennio è così infelice.

La gratitudine non è solo la principale virtù che distingue l'Umanità. È anche la madre di tutte le altre. No, non lo dico io, che non conto un pistacchio. Lo diceva Cicerone, quasi duemilacento anni fa. E in effetti, se ben andiamo a guardare ciò che accade in natura, la gratitudine è un sentimento del tutto fuori luogo.
Difficilmente gli animali dicono grazie. È assai raro che lo facciano anche i bambini. Nella sua incontrovertibile bellezza, nella sua spietata perfezione, Madre Natura dà e prende ciò che vuole senza stare troppo a rimuginare e senza alcun genere di pentimento. L'Uomo no. L'Uomo ha imparato che la generosità non è la norma, e come tale va ricompensata almeno con un grazie.
Non starò a rimarcare quanto questa conquista, all'apparenza modesta, sia invece fondamentale per ogni apparato sociale, nonché un mezzo per stabilire la grandezza (troppo spesso nascosta) della razza umana. Anche perché, come vedremo, non tutti gli uomini sanno cosa sia la gratitudine. Anzi, a quanto sembra, quelli che lo sanno fare sono in netta minoranza.
Tanti piccoli ingrati

Così, non deve stupire più di tanto se un pokerista ex giocatore di cricket australiano di nome Shane Warne, considerato dagli esperti di quello sport uno dei più forti lanciatori di tutti i tempi, possa finire per cascare sulla buccia di banana. O meglio sulla viscida banconota, sottraendo denaro devoluto in beneficenza. Ovvio che finché una persona non è dichiarata colpevole resta innocente, e noi speriamo che Warne lo sia, ma non sarebbe la prima volta che un'associazione benefica dimostra di prediligere la carità verso le proprie casse, rispetto a quella verso le tasche dei bisognosi.
Così, anche un atleta bello, bravo, ricco e famoso... un uomo, insomma, che dalla vita ha avuto tutto, può evidenziare tale mancanza di gratitudine alla vita stessa da deturpare per sempre il proprio nome con un affaraccio come questo. Perché l'opinione pubblica sa dimenticarsi in fretta di un politico che ruba: è ormai prassi e fanno di certo più notizia quelli onesti. Ma se a rubare è un eroe, e se - per di più - il malloppo proviene da opere di carità, allora la gente non fa sconti.
Ingenui come solo possono essere, a questo mondo, quelli che una cosa del genere non la farebbero mai, noi ci chiediamo: com'è possibile? Come può uno come Howard Lederer, uno che possiede tutto, accettare il rischio di perdere la reputazione pur di avere qualcosina in più? Davvero il denaro fa così tanto la felicità?
La scienza dice no
Eppure diversi studi hanno mostrato qualcosa di inaspettato. E cioè che la gratitudine, se la si sa maneggiare con media destrezza, sa fornire sensazioni più gratificanti del denaro stesso. Non sono solo i vecchi saggi barbuti a dirlo, ma è uno studio (fra i tanti) effettuato dall'associazione "Soul Pancake", che ha messo in pratica un esperimento tanto semplice quanto illuminante.
Alle persone reclutate è stato chiesto di pensare a quale fosse l'individuo che più di tutti avesse avuto un effetto positivo sulle loro vite. Dopodiché è stato chiesto loro di scrivere su un foglio i motivi della scelta e infine di telefonare alla persona in questione per comunicarle ciò che avevano scritto al riguardo.
Il rifiuto di alcuni dei partecipanti a quest'ultimo esercizio ha comunicato immediatamente che mettere a nudo i propri sentimenti di fronte agli altri non è facile. Tuttavia, ciò che di sbalorditivo ha evidenziato questo esperimento, riguarda coloro che hanno scelto di farla davvero, la telefonata. I risultati hanno dimostrato che la scelta della persona importante e la successiva idea di scrivere su un foglio il perché di questa importanza avevano reso felice dal 2 al 4% delle "cavie".
Ma per quelli che erano andati fino in fondo, accettando di fare la telefonata, la percentuale schizzava fino al 19%, con risultati in questo senso più accentuati proprio fra le persone che avevano evidenziato di sentirsi più infelici nell'intervista precedente all'esperimento. Insomma, il coinvolgimento diretto tra gratitudine e felicità esiste, ed è piuttosto lineare: più si è grati, più si è felici, e non può esistere realizzazione piena là dove non si rimarcano i meriti di chi ha permesso la nostra realizzazione.
L'individuo contro la massa

Ma se un elementare esercizio di ingratitudine può peggiorare la giornata del singolo individuo, cosa accade quando a essere ingrata è un'intera nazione? Per far comprendere meglio ciò di cui parlo - e soprattutto per tornare "in topic" - ricorrerò a un fatto pokeristico da noi citato poco più di una settimana fa. Ricordate la news con il payout del Main Event WSOP al netto del saccheggio, ehm... pardon: della raccolta fiscale?
L'Italia latita in molte classifiche, ma a quanto pare - quando c'è da tassare - godiamo di strumenti all'avanguardia. Tanto da essere i padroni incontrastati del payout delle nazioni più fiscalmente aggressive con i propri pokeristi. E Federico Butteroni, che del milione abbondante guadagnato a Las Vegas dovrà sborsare allo Stato la bellezza di $525.000, cioè il 48%, non ha fatto piagnistei.
Storia di una nazione triste

Ma proviamo a fare anche noi un esperimento. Impersoniamo, per un attimo, lo Stato italiano, che vede un ragazzo di 25 anni partire per l'America a caccia di sogni e ritornare pochi mesi dopo con un nome, un patrimonio, una splendida storia da raccontare. Una storia che vive accanto alla bandiera tricolore, riportando le gesta di un popolo - quello italiano - tanto vituperato quanto capace sempre di distinguersi in ogni campo. Anche nel poker, sport in cui - è il caso di ricordarlo - vantiamo giocatori tra i più forti al mondo (e non a caso, campioni del mondo lo siamo).
Così come ha fatto l'ormai veterano Pescatori, il giovane Butteroni ha portato in Italia pubblicità, lustro sportivo e soprattutto mezzo milione di tasse. E come questi due, fanno quotidianamente centinaia di pokeristi impegnati in uno dei lavori mentalmente più duri in assoluto. In cambio vengono trattati come ladri. Indagati fiscalmente, tartassati dalla famigerata (e incostituzionale) "Operazione All-in", additati come dei poco di buono dalla televisione e infine usati dalla propria patria soltanto a convenienza, proprio come si usa un calzino bucato.
Già, perché Butteroni il mezzo milione lo dovrà versare anche se la sua nazione lo disprezza. E non potrà scaricare dai moduli tutte le spese, come fa qualsiasi lavoratore - anche i più umili - perché per la sua nazione Butteroni non è un lavoratore, ma solo un perdigiorno molto fortunato da spremere fino alla buccia.
Come andrà a finire lo sappiamo: il ragazzo pagherà, felice comunque dei soldi vinti e dell'impresa scritta. Pagherà, come è giusto, mentre l'Italia si fionda a oscurare le pubblicità sul poker online, ma continua a proporre quelle su pericolosi giochi ammazzagonzi e distruggifamiglie come slot machine, lotto e gratta e vinci. Garrote di consolazione per un popolo che ha ormai deciso di accettare la corruzione della classe dirigente e il declino delle istituzioni, in una realtà nazionale che dal dopoguerra non è mai stata così triste.
Ma, se è vero che la gratitudine sa fare anche la felicità, potrà mai questa Italia essere felice?