Editoriale - Il potere di una risata
Ecco la storia di un giovane giocatore proveniente dal Vermont, vincitore dell'ultimo WPT. Il suo nome è Jonathan Jaffe, e ha una sola grande particolarità: ha capito tutto. Del poker e della vita.

(che si chiamava Adele)
Che trollare un insegnante non fosse l'idea più intelligente del mondo lo compresi in terza media. La prof d'italiano s'era fissata da 40 minuti a parlare del rapporto tra Hermann Hesse e sua sorella, che si dice fosse bruttina e sola. "Se si chiamava Heidi Hesse è chiaro che era sola", dissi con la voce più innocente di questo mondo.
Cinque minuti più tardi, mentre mi ritrovavo nei corridoi accanto al bidello, cercai quantomeno di capire perché nessuno dei miei compagni avesse nemmeno tentato la risata. Oggi lo capisco. Non era sbagliata la gag: era sbagliato il palcoscenico. A scuola, infatti, ridere non è quasi mai +EV: la maggior parte dei professori ultracinquantenni ha lo stesso entusiasmo di un secondino di Alcatraz. E gli studenti cercano di adeguarsi.
Anche PokerStrategy.com, fondamentalmente, è una scuola. Solo che i professori ti insegnano un gioco, e questo rende il tutto molto meno serioso. Un gioco durissimo, questo lo sappiamo tutti, ma pur sempre un gioco. E un gioco giovane, ancora capace di generare dell'entusiasmo in chi lo fa: una lezione, questa, che va rinnovata ogni giorno, per evitare di dimenticarsela.
Archiviati i tempi dei super-rounders come Doyle Brunson o Amarillo Slim, oggi il poker ha assunto dei connotati nuovi, molto particolari, che ne hanno fatto un mondo di estrema serietà, sia per l'entità del business che gli gira intorno, sia per le pressioni mediatiche cui sono soggetti i giocatori, pressioni capaci a volte di trasformare un ventenne qualunque nella persona più antipatica e stressata che possiate immaginare.
Attenti a quest'uomo
A ricordarci che il poker, alla fin fine, è pur sempre un gioco, ci ha pensato qualche giorno fa un giovane giocatore americano che non molti conoscono qui da noi. Ha 27 anni, viene dal Vermont, e nemmeno due settimane fa vinceva il WPT di Montreal, guadagnando in un sol colpo la bellezza di $400.000. Che si aggiungono agli oltre $2M già vinti in passato.
Si chiama Jonathan Jaffe, e il suo passatempo preferito è - ovviamente - il poker. Ma è il secondo passatempo preferito quello che ci interessa oggi, dato che da molti anni il buon Jaffe si diverte a prendere per i fondelli qualunque giornalista lo avvicini. E non lo fa abbassandogli i pantaloni, o facendogli le corna da dietro la capoccia, oppure inscenando una supercazzola qualsiasi.
No, perché quest'uomo è un bugiardo di razza, capace di preparare trollate sopraffini, meravigliose, ineguagliabili. La prima la mise in atto l'anno scorso, quando - durante il Main Event WSOP - i reporter si accorsero di lui. Stava giocando un poker fantastico, e la posizione nel chipcount lo dimostrava. Ma quando gli misero un microfono sotto la faccia, lui fece di più e di meglio.
"Non voglio sfondare col poker", dichiarò. "Il mio sogno è addestrare i delfini. E sono al settimo cielo, perché da pochi giorni ho iniziato il mio periodo di apprendistato". La notizia, assai giornalistica in tutto il suo candore, rimbalzò dal sito delle WSOP a tutti i portali d'informazione. Eravamo a luglio, ma faceva tanto Natale pensare al giovane delfinòfilo, venuto da Burlington, che si ritrovava - di colpo - campione del mondo di poker.
Passarono diversi giorni prima che i giornalisti scoprissero che Burlington non era solo la città natale di Jaffe, ma poteva anche essere intesa come un indizio (vedi, il destino...). E che la storia dei delfini era tutta un gigantesco scherzo ordito da un ragazzo che s'allenava al bluff anche davanti al microfono.
Aiuto, qualcuno divora gli scoiattoli!

Quello scherzo, i giornalisti non lo presero bene. Ma penso fosse un rischio calcolato, perché un anno dopo, quando si ritrovò chipleader del day 3 nel WPT di Montreal, il buon Jonathan riprese il discorso da dove l'aveva troncato l'anno precedente.
Davanti ai microfoni di PokerNews riuscì a inventarsi questo capolavoro: "Sono un ricercatore, e mi sto occupando di studiare una strana razza di uccelli sconosciuti che divorano una particolare specie di scoiattoli indigeni". Quando la splendida giornalista accese un "Wow!" di meraviglia, confermando di essere caduta nella tela, Jaffe rilanciò: "Per ora è un problema solo degli scoiattoli, ma potrebbe diventare presto un pericolo anche per gli esseri umani. Lo sapremo quando la mia ricerca sarà conclusa".
Chapeau l'artiste! Ma pensate forse che uno così, pur essendosi esposto così brutalmente, possa evitare di concedere il bis una volta vinto lo stesso evento? Se sì, ancora non avete capito che tipo è Jonathan Jaffe. Che, con il trofeo del WPT di Montreal ancora in mano, si prese la briga di raggirare anche la meravigliosa Tatjana Pasalic.
"Anche se ti sembrerà strano, penso che entro 5-7 anni la tecnologia dei jetpack privati sarà una realtà. Gli studenti delle università voleranno da una classe all'altra in questo modo. Per questo motivo ho investito gran parte dei miei guadagni in questo settore, e intendo investire altri soldi".
Una lezione scomoda

Ok, torniamo seri. E diciamo le cose come stanno: uno così può a prima vista sembrarvi un semplice cretino, ma io non sono di questo avviso. Penso invece che il nostro Jonathan abbia capito qualcosa di importantissimo, qualcosa di scomodo e complicato, e che è sfuggito a quasi tutti i suoi colleghi.
Me ne accorgo guardando "Nosebleed", un documentario ricco di spunti per chiunque voglia intraprendere la durissima carriera del pokerista, ma pregno anche dell'arroganza di due giovani campioni francesi che non mostrano più alcuna umanità. E che un giorno, forse, quando la giostra si sarà spenta e dovranno fare i conti con le insidie della vita, rimpiangeranno di non avere l'autoironia di un signore come Gus Hansen, che nel filmato si divertono a ridicolizzare. Sono ragazzi che, proprio come Colman o Busquet, dalla vita hanno avuto tutto, eppure non sembrano essersene resi conto.
Nella loro frustrazione, nascosti all'interno dei loro strali, c'è il succo di una grande sconfitta. Perché sono conscio del fatto che i soldi siano molto importanti nella vita, ma sono anche assolutamente certo che un impiegato sereno se la goda molto di più che un miliardario triste.
Per questo ho infinito rispetto per uno come Jaffe. Uno che mi dimostra come al tavolo si possa essere dei giocatori formidabili, senza per questo dimenticare che intelligenza e umorismo sono amanti infuocati da millenni, solo che sono così bravi a nasconderlo che la serietà è cornuta senza sospettare nulla.
Con la sua bella faccia da schiaffi, Jaffe ricorda a tutti gli appassionati di poker, casomai se lo fossero dimenticato, che alla fine, in fondo in fondo, questo è un gioco. Un gioco, con tutto ciò che questa parola si porta dietro, incluse le risa, gli scherzi e le trollate.
Aggiungo un'ultima considerazione. Se il poker sbafa la mole di sbiliguda nella gente, è anche per il suo incutere continui zimbecchi che sono parte del suo sostentamento. Siamo proprio sicuri che un ambascio preciso, calibrato, morfo a dirla tutta - come il nostro Jaffe - non dovrebbe iperderazzarlo nella ferla che il poker si è costruito? Io penso di sì.
O no?
by n10juan
