Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Il re degli equilibristi

Esiste un'altra umanità, che si muove ogni giorno camminando su un sottilissimo filo. È la realtà di acrobati che, nel poker e nella vita, provano a imporsi con le armi del coraggio e dell'incoscienza.

Equilibrista
Quanto durerai?

Appariscente, eppure invisibile. Fiabesca, ma realissima. Sporca e volgare almeno quanto eroica e leggendaria. Parallelamente alla nostra, su binari che sembrano fatti di cristallo, si muove anche un'altra umanità, composta da un'esigua schiera di equilibristi. Gente che vive nell'incoscienza, che agisce anziché pensare, che non ha limiti. Gente che ha un obiettivo: prendersi tutto quello che c'è, e per farlo non esita a ritagliare piccoli pezzi di fantasia, tentando di modellarli in modo tale che diventino realtà. E a volte riuscendoci: nel poker, come nella vita.

Il re degli equilibristi abitava a Londra, ma la sua avventura è finita da qualche mese, quando è stato arrestato dopo aver percorso diversi chilometri sospeso su un filo praticamente invisibile. Il suo nome è Achilleas Kallakis, ha 46 anni, è greco. Ed è un ottimo pokerista, capace anche di guadagnare oltre mezzo milione di sterline al tavolo cash. Uno che è apparso in tante trasmissioni televisive dedicate al poker. In fondo, però, apparire era la parte più importante del suo mestiere. Un truffatore, anche se il termine non gli rende giustizia per niente.

Voglio una vita spericolata

Achilleas Kallakis
Kallakis in tutta la sua prosopopea
Foto by DailyMail

Achilleas è un modesto agente di viaggio, figlio di un armatore caduto in disgrazia. La ricchezza, quella vera - quella che ti consente di fare ciò che vuoi e di sentirti amato e rispettato in questo mondo che apprezza più l'ausiliare "avere" che "essere" - lui l'aveva sfiorata di famiglia. E desiderava soltanto andare a riprendersela.

Il destino gli fornisce gli strumenti quando gli fa conoscere Alex Williams, un falsario eccezionale, specializzato in documenti finti. Achilleas sa che a spacciare soldi falsi non si va lontano, dunque punta molto più su: vende titoli nobiliari. A conti, baronesse, marchesi, che fanno la fila per ottenerli, pagando cifre esorbitanti. I titoli sono falsi, ovviamente, ma in fondo anche la nobiltà è soltanto un'illusione.

Questo non gli impedisce di venire beccato e di finire in galera. Quando finalmente esce, il re degli equilibristi non ha deciso - come quasi tutti avrebbero fatto nei suoi panni - di mettere la testa a posto. Anzi, ha capito che l'errore è stato puntare troppo in basso. Sceglie quindi di tendere il proprio filo molto più su, praticamente nel cielo, e con un giro incredibile di bugie riesce finalmente nel suo intento.

Truffa le banche, gli istituti di credito, i prestasoldi occasionali, perfino gli strozzini. Il suo lavoro è apparire, portando la propria pelata nei posti più "in" di Londra, seguito da un codazzo di guardaspalle, da lacché, portaborse, perfino attori pagati per interpretare i suoi ammiratori o maggiordomi e autisti. E preceduto dall'immancabile documento falso che ne attesta le credenziali.

Un finto ambasciatore si aggira per Londra

Paul Phua
Un altro ambasciatore della
affollatissima San Marino

Achilleas si fa chiamare "Sua Eccellenza". A South Kensington e Myfair lo soprannominano "Il Don". Dice di essere proprietario della Portrait Gallery e deI National Ballet. Il documento (falso, si capisce) più importante nella sua teca lo vuole ambasciatore di San Marino in Qatar. Ma è soprattutto la sua flotta a catturare l'attenzione: 14 Bentley, ognuna col proprio autista, un elicottero privato, un jet da 40 milioni, quasi 20 appartamenti fra cui la sede del Daily Telegraph in Buckingham Road. Manca uno yacht di lusso, ma Kallakis non vuole una barchetta qualsiasi: acquista addirittura un traghetto e lo trasforma nella propria nave personale. E poi ancora ville, feste, accompagnatrici di lusso, tornei di poker, tavoli highstakes, mance che sono stipendi.

Le banche fanno a botte per prestargli soldi. La cosa buffa è che non è più lui a chiedere, ma sono i più famosi istituti di credito del pianeta a farsi vivi, proponendo affari che sono clamorosi autogol, perché in realtà Achilleas Kallakis non ha niente. Niente, se escludiamo ovviamente i 900 milioni di euro che - in pochi anni di oneste truffe - ha portato sui propri conti in banca. In paradisi fiscali, sia chiaro: e che vogliamo pagare le tasse sui soldi rubati?

Poi, l'avventura finisce. Un passo un po' più ardito dei precedenti, un muscolo che cede, il filo che si tende e si ribella a quei piedi leggeri che finora l'avevano dominato. Basta un attimo e il re degli equilibristi è lì a cadere nel vuoto. Un funzionario un po' più pignolo degli altri ha fatto ricerche sul suo cognome (che dopo il primo soggiorno in carcere lui ha cambiato beffardamente da Kallakis in Kollokis) ed è finita.

E immagino la faccia del funzionario quando ha scoperto il buco da quasi un miliardo di euro sul libretto degli assegni di quest'uomo. Questo mascalzone che in pochi mesi ha spolpato banche prestigiose come Barclays, Allied Irish Bank, Bank of Scotland. Istituti non proprio amati, come non può mai esserlo chi maneggia così tanti soldi a pochi metri da gente che non possiede nulla. Un vendicatore tozzo e bruttarello, cascato a Londra, per ironia del destino: meno di 200 km di distanza dalla leggendaria foresta di Sherwood. E che con Robin Hood non ha in comune nulla, se non il fatto di aver rubato sempre ai ricchi.

Un'esistenza quasi impossibile

Leonardo Di Caprio
Di Caprio in "Prova a prendermi"

Mi sono spesso chiesto come possa questa gente vivere in modi così pericolosi. Ventiquattr'ore al giorno sospesa su un filo che terrorizzerebbe dopo pochi istanti la maggior parte di noi. Come può dormire un uomo la cui intera esistenza poggia su malferme bugie? Come può sorridere, fare figli, mostrarsi in pubblico, un truffatore la cui vita è rinchiusa all'interno di una bolla di sapone. Enorme, sì, ma tanto fragile che ti aspetti sempre esploda da un momento all'altro.

Nel cinema e nella vita, come nel poker, questa gente esiste davvero. Il Frank Abagnale di "Prova a prendermi", Johnny Depp in "Blow", Ray Liotta in "Quei bravi ragazzi", Di Caprio in "The Wolf of Wall Street"... non sono niente a confronto di un Kallakis qualsiasi. Questi funamboli non mostrano paura di nulla. E non è propriamente coraggio, il loro. Il coraggio, checché se ne dica, va a braccetto con la paura. Il coraggio è aver paura, ma combattere ugualmente. Non aver paura non è coraggio: è incoscienza.

Gli equilibristi di razza non mancano neanche nel poker. Pensate a un Phil Ivey, che nonostante tutto ciò che possiede sente ancora l'impulso di voler buggerare i casinò. Pensate a Viktor Blom, che potrebbe campare prepotentemente di rendita sfruttando il proprio talento al NL200, e invece si lega un macigno al collo per andare a gettarsi in mari pieni di squali feroci almeno quanto lui.

La ricerca della felicità

Gus Hansen
Un personaggio quasi fiabesco

Sono personaggi affascinanti, perché sono riusciti a toccare - anche solo per un attimo - quella luna che noi comuni mortali possiamo soltanto sperare di sognare. Ma in fondo, mi chiedo: rende davvero felici tutto questo? Sul serio esiste un momento in cui guardi tutto ciò che hai guadagnato - non importa come - e ti senti realizzato, completo, fiero di esistere su questo pianeta?

Io mi rispondo di no. L'uomo è un animale la cui indole è mossa da un irrefrenabile impulso desiderante. Il desiderio è un fuoco che lo divora, e che lo divorerà sempre. E questo meccanismo ha due grosse maledizioni: è inarrestabile, ma soprattutto è irreversibile.

Più hai, più vuoi. Chi ci ha creati - chiunque esso sia - dev'essere fornito di grande senso dell'umorismo per aver concepito le cose in maniera tanto beffarda. Perché la felicità va assunta a piccole dosi, altrimenti non puoi più tornare indietro. Perché quando hai una Bentley desideri un elicottero; e quando hai un elicottero desideri un jet; e poi un traghetto, una villa, e chissà cos'altro. Entri in un vortice dal quale non uscirai mai più, e dubito che questo generi soddisfazione.

È il vortice di Gus Hansen. Un ex campione che non s'è ancora rassegnato all'idea di rivedere i propri desideri. A conti fatti, se giocasse al NL5, guadagnerebbe almeno 5 milioni all'anno (vale a dire quelli che regolarmente perde sui tavoli nosebleed). Ma quando hai toccato l'apice, non è per niente facile tornare indietro. Per quanto tu ti renda conto di essere un perdente, di rappresentare lo zimbello dell'intera comunità pokeristica. Per quanto i tuoi risparmi stiano per esaurirsi, questo tornado di desideri che ti tormenta non sembra essere reversibile.

L'insegnamento di Kallakis

Salvatore Quasimodo
"Ognuno sta, solo, sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole:
Ed è subito sera."

Reputo le persone come Achilleas Kallakis - per quanto mascalzoni patentati, meritevoli della galera - dei piccoli fiabeschi eroi. E non perché il loro modo di vivere mi affascini, ma proprio perché genera l'effetto contrario: riesce a farmi comprendere che l'unico farmaco per mantenere viva la felicità umana resta la cara e vecchia umiltà, nella vita come nel poker.

Sono persone che hanno vissuto davvero. Ma li compatisco, perché il loro modo di fare ha reso praticamente impossibili i loro prossimi desideri. Mentre il mio, di superare il maledettissimo livello microstake per cui sono rollato, non sembra poi così inaccessibile. La felicità è strana: un bambino che ha ricevuto in dono un fischietto di plastica non ne prova meno di chi ha appena vinto la lotteria. E in ogni caso dura poco.

Lo diceva benissimo il premio Nobel, Salvatore Quasimodo: "Trafitti da un raggio di sole", dato che poco dopo sarà sera. Ringrazio il vecchio Kallakis, perché mi ha insegnato che - per ritardare più possibile l'arrivo della sera - devo desiderare con parsimonia, nel poker e nella vita, anche se devo farlo con tutte le mie forze.

Comprendendo sempre il valore di ciò che ho conquistato: sia esso il Main Event WSOP, o un solo euro sgraffignato all'avversario grazie a un bluff eccezionale.

by n10juan