Editoriale - Invidia crepa
Campioni del mondo pignorati. Ex prodigi pieni di debiti. Highstakers circondati da gufi. Non è che qualcuno "gliela tira"? Traxxer verifica aiutandosi con Google...
Ne abbiamo parlato parecchio, nelle settimane scorse. Ci è passato su anche il nostro Barry Carter con un interessantissimo editoriale. Argomento della settimana: andare broke.
Sì, broke. Rotti. Ma rotti sul serio. Certo, non è un argomento che induce all'ottimismo, ma è un aspetto della realtà, una possibilità concreta che bisogna conoscere per evitarla. E una scuola di poker serve anche a questo, no?
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| Broke? Siamo proprio sicuri? |
Il termine "broke" è spesso usato con leggerezza, come quando si dice "Sono al verde" perché non abbiamo soldi e non c’è un bancomat vicino. Ma vuoi mettere con chi non ha una lira, non ha un lavoro, ha una famiglia e debiti da pagare?
Ecco, c’è gente che broke ci va davvero, e possiamo dividerla in varie categorie. Andiamo a dare un occhio, con un’avvertenza: il nostro non sarà lo sguardo del falco, ma quello di un barbagianni spelacchiato e semicieco.
Questo perché nessuno di noi ha accesso al conto bancario di Isildur1 o di Phil Ivey, altrimenti sì che i ragazzi andrebbero broke in breve tempo.
Gli eroi per caso
Per "eroe per caso" si intende il giocatore della domenica che ha un upswing prolungato che coincide con un torneo prestigioso e centra il colpo della vita.
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| Coraggio Jerry: non si può piacere a tutti. |
Carter, sagacemente, li ha paragonati nel suo pezzo a dei vincitori di lotteria. Per chi non fosse d’accordo ricordiamo che si parla di Hold’em da torneo, non di cash. E come diceva Dan Harrington il singolo torneo è un po' una lotteria: alcuni non hanno il biglietto e non lo sanno, altri ne hanno uno solamente, un professionista può averne cinque o sei.
I vincitori "random" spesso non sono asini totali: sono solo giocatori con leak visibili ma che un minimo d’impostazione ce l’hanno. Tra loro, diciamo la verità, ci si sarebbe aspettati di veder andare rotto un Jamie Gold piuttosto che uno Jerry Yang.
La differenza tra i due è palese: il primo è uno spaccone che ha continuato a giocare a poker atteggiandosi a campione, litigando per i soldi e divertendosi. Il secondo un giocatore mite, umile, consapevole della propria fortuna, pio da sembrare una caricatura, dedito alla beneficenza. Poteva mai andare broke il secondo?
Eppure è proprio a Yang che hanno pignorato il braccialetto per questioni di debiti. Certo, dietro c'è tutta una storia come ha raccontato lui stesso in settimana, ma comunque è in difficoltà.
I penitenti
In questa categoria rientra sicuramente Dutch Boyd e quelli come lui che hanno sbagliato nella vita e devono rimediare ai propri errori. Perché hai voglia a dire "volere è potere", quando cresci scopri che non funziona così: ci sono sbagli per rimediare ai quali devi penare e, a volte, nemmeno ci riesci.
Boyd, ad esempio, nel 2001 vide fallire una sua poker room, PokerSpot, e pur avendo vinto tantissimo dopo (oltre due milioni di dollari) non è riuscito a risarcire i player. E il buon Dutch è stato nominato "reietto" dalla gente per via del suo comportamento.
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| Capirai: anche se vinco non son mica soldi miei... |
Piccolo dettaglio: sono passati dieci anni e il ragazzo ha provato a ricominciare, finanche cercando lavori comuni. Giocava e vinceva per rimborsare, cosa che non fa certo di lui San Francesco d’Assisi ma che, quanto meno, va apprezzata. Ebbene, sta ancora cercando un minimo di soldi per farsi un bankroll e ha scritto un libro. Ma la strada della penitenza è ancora lunga.
I presunti broke
Ora, chiariamoci: non sto scrivendo per raccontare cose già dette. Abbiamo già parlato di Yang e di Boyd. Quello di cui vorrei parlare oggi, invece, è il senso di rivalsa che c’è verso loro e altri. Molti, infatti, nei forum e sul web, hanno esultato per i loro fallimenti.
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| "Se permette... adesso faccio anche io un tiro". |
Per ciò che riguarda Yang alcuni sono stati contenti perché non è un giocatore fenomenale, e fin qui non è bello ma umanamente comprensibile. Alcuni invece sono stati contenti per via della religiosità ostentata da Yang al tavolo: che fosse parossistica è vero, e qualche credente è stato infastidito dal vedere un uomo scomodare il creatore per legare il flop. Tuttavia son cose personali e, considerando ciò che ha fatto Yang per la beneficenza, da non credente dico che non è giusto giudicare.
Più comprensibile, anche se spesso al limite dell’accanimento, la gioia nel vedere Boyd mendicare un lavoretto e attaccarsi a qualche migliaio di dollari raccolti sul web pur di ricominciare a giocare. In fondo chi causa danni ai player è percepito come particolarmente odioso dalla comunità pokeristica, quindi Boyd viene messo sullo stesso piano degli scammers.
Ma lasciatemi fare una domanda: cosa c’entrano durrrr, Isildur1, Gus Hansen e Phil Ivey?
In Google veritas
Per capire perché ne parlo date un’occhiata all’immagine sotto.
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| Tra l'altro sul povero Doyle ne dicono di tutti i colori... |
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo sfruttato l’opzione di completamento automatico di Google, che indica le chiavi di ricerca più frequenti. Alcuni risultati li abbiamo riportati anche se non c’entrano nulla perché troppo divertenti: c’è gente che ogni giorno verifica se Brunson è ancora vivo (tranquilli, lui e Andreotti se la giocano) e altri che vogliono soddisfare morbose curiosità sui denti di Dario Minieri.
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| Quello al centro è sfortunato? O ha solo lavorato di meno? |
Ma quando inseriamo come chiave di ricerca "Tizio Caio è…", nei casi di Dwan, Blom, Ivey e Hansen viene fuori sempre la stessa parola. Broke. Rotto. Fallito. Come spiegarlo?
In alcuni casi, tipo Isildur1 e Gus Hansen, la cosa è comprensibile perché ogni giorno si susseguono voci, al punto che quando uno dei due andrà rotto davvero sarà tipo la favola di Pierino e il lupo. Ma Ivey? Qualcuno mi spiega perché uno che è in attivo sia agli highstakes (quasi venti milioni vinti) che nei tornei dovrebbe andare broke? E poi, perché in tutti i casi compaiono voci di ricerca con connotazione negativa? Dwan, Blom e Hansen sono definiti donk e fish, con Ivey nessuno ha osato ma abbiamo dovuto censurare la terza chiave di ricerca, che conteneva un’offesa pesante.
La mia idea? Invidia, pura invidia. C’è chi se la prende con chi nella vita arriva per il solo fatto che lui non c’è riuscito. Così saltano gli schemi di Yang e Boyd: qui il punto non è veder soffrire chi ha sbagliato, ma veder soffrire chi ha avuto successo mentre noi siamo inchiodati al NL10. Un’altra faccia dell’arroganza moderna che porta tanti a fallire nel poker.
Per fortuna in questo sito si trova molto raramente, ma volevo segnalarvela: statene alla larga. E se qualcuno va più veloce di voi non invidiatelo, cercate di capire dove sbagliate e, se possibile, di trarre insegnamenti utili. Chi non mantiene un basso profilo avrà problemi.
Parola di uno che non è mai andato oltre il NL50.
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