Editoriale - L'emopokerista
C'è in giro chi è convinto che siamo nati per soffrire. Anzi, per brokare. Perché "loro" sono una razza a parte e noi non saremo mai così. Ma ne siamo sicuri?
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| Per chiarirci: Spindler non è un emopokerista. È un campione. |
Girano per i tavoli, magari li possiamo trovare su cinque o sei contemporaneamente, ci giochiamo spesso contro. Eppure neanche li vediamo.
Non li vediamo perché fanno di tutto per non farsi vedere, e già qui avrete capito che questa settimana non si parla dei whiner: quelli innescano ad ogni mano persa una sceneggiata napoletana con tanto di dealer a fare la parte del figlio di zappatore ingrato. E non parliamo nemmeno dei giocatori SSS perché loro, per quanto siano abituati a non farsi notare, portano la Z di Zorro in fronte: se vedi un giocatore corto a cinque tavoli allora è meglio foldare AJ sulla sua 3-bet.
Questa settimana parliamo di un altro genere di giocatore, non descritto in nessun libro, non catalogato in nessun programma, non teorizzato da nessun divulgatore. Parliamo dell’emopokerista.
L'emopokerista
Chi è costui?
Presto detto: è il giocatore da poker pervaso da una costante negatività, da una sfiducia totale nelle proprie possibilità, da un senso di inadeguatezza quasi patologico.
L’emopokerista è quello che basa la sua carriera nel mondo delle carte su quattro assunti:
1. Se mi va bene mi faccio una piccolissima entrata supplementare
2. Quelli che vivono di poker sono una razza a parte e non mi riguardano
3. Ogni euro che vinco è dovuto a fortuna
4. Polvere siamo e polvere diventeremo
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| "Taglia il mazzo" - "Ok, dammi una lametta". |
Questo simpatico soggetto va in giro per forum, communities e tavoli dispensando la sua allegria contagiosa e provocando ricorsi di massa al tribunale da parte dei gatti neri per concorrenza sleale.
Fenomenologia dell'emopokerista
Ora, è meglio specificare una cosa: nel mondo del poker, come in ogni altro contesto competitivo, non tutti ce la fanno. C’è chi fallisce per motivi caratteriali. C’è chi fallisce perché non è assolutamente portato per il gioco. C’è chi rinuncia perché non ha la costanza necessaria o, semplicemente, perché nella vita vuole fare altro. Tutte cose giuste e ragionevoli.
Tuttavia in questi casi, prima di parlare, ci si mette alla prova: si gioca un buon numero di mani salvo concludere che non se ne viene a capo in alcun modo per carenze tecniche, mentali o motivazionali. E a quel punto si può provare a lavorarci su, sempre a patto di averne voglia, ma se non altro si hanno riscontri oggettivi sui propri limiti.
L’emopokerista no. L’emopokerista gioca qualche migliaio di mani ai limiti bassi e conclude che i limpatori di assi da UTG sono meglio di lui. L’emopokerista fa cashout di tutto quello che vince prima che la sorte, unico motivo per cui un derelitto cronico come lui ha vinto qualcosa, si riprenda tutto con gli interessi. L’emopokerista, soprattutto, guarda Negreanu e conclude "Non sono come lui, quello è un genio".
Tipologia di ragionamento: è come se un talento del calcio rinunciasse in anticipo perché non è come Messi o un tennista ci togliesse ogni speranza perché non ha il tocco di Federer. Siamo all’assurdo. Anzi, come vedremo, è ancora peggio. Prima, però, vi propiniamo questo pratico dizionario emopokerista.
| Dizionario Pratico Pokerese-Emopokerese | |
| Termine | Traduzione |
| Call | Chiamo anche se sono dietro perché siamo nati per soffrire. Sparatemi. |
| Fold | Magari sono avanti, ma poi finisce che vinco e io sono un perdente. Sparatemi. |
| Downswing | Visto? Sono uno schifo, anzi faccio schifo allo schifo. Sparatemi. |
| Bankroll | Quei soldi non sono miei. Non me li merito. Non merito di vivere. Sparatemi. |
| Under the Gun | Lo so, mi sento sempre una pistola puntata addosso. Sparatemi. |
| Broke | Lo sapevo! L'ho detto che polvere siamo e polvere diventeremo. Sparatemi. |
| Level Up | No, no, faccio cash-out che sennò sicuro li perdo che sono scarso. Sparatemi. |
Bene, veniamo a noi con un paio di esempi…
Il Genio ha sofferto...
Sarebbe opportuno raccontare un paio di storielle riguardanti due volti che, per motivi diversi, sicuramente conoscerete: parliamo del nostro Sergio Castelluccio e del famosissimo Daniel Negreanu.
La storia riguardante Castelluccio non è difficile da ricordare, perché avvenuta di recente: il nostro coach aveva scommesso di raggiungere €5.000 di bankroll partendo da €200 in appena 130.000 mani e gliene sono servite poco più di 90.000. Una grandissima performance per raggiungere un obiettivo da molti ritenuto troppo “estremo”. Eppure…
Eppure anche il genio, che nel poker cash ha ripetutamente crashato i limiti alti in diverse poker room e gioca regolarmente da anni, pur partendo con un bankroll management tutt’altro che aggressivo per il No Limit 10 (20 buy-in) al primo tentativo è andato rotto.
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| Sì, questo è il grafico del genio durante il primo tentativo... |
Motivo? Semplice: downswing, downswing a manetta, mani che scorrevano senza portare profitti e che l’han costretto ad arrendersi.
E KidPoker è ancora lì...
Ancora di più voleva fare Daniel Negreanu, che nel 2009 si mise in testa di lanciare la sua "Bankroll Challenge". Obiettivo: prendere $10 e trasformarli in $100.000 partendo dai limiti più bassi disponibili.
Negreanu si sedette ai tavoli del NL2 con un BRM aggressivissimo (5 buy-in, il minimo possibile) e l’idea di papparsi i micro in un sol boccone per poi cominciare a fare sul serio con una gestione del bankroll un filo più prudente.
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| "Ti ho detto che c'era Negreanu al tavolo!" - "Mike, devi smetterla col rum". |
Risultato? PokerKid ha annunciato di aver ufficialmente lasciato i microlimiti un anno dopo, nel febbraio del 2010, dopo aver giocato un bel po’ di mani compatibilmente con i propri impegni di professionista. Più volte lo si è visto cordialmente imprecare sul forum per vari cooler, progetti miracolosi pescati al river, call no-brainer di oppo troppo fiduciosi e via dicendo. Uscito dalla melma dei micros PokerKid ha avuto qualche problema, fatto sta che a un certo punto ha interrotto la sfida.
Nell’agosto del 2012 ha annunciato di volerla riprendere ma, in questi mesi, c’è stato un silenzio pressocchè assoluto sul tema.
Tiriamo le somme?
Questa storiella settimanale, insomma, riguarda il classico scoraggiamento da microlimiti.
Bisogna capire una cosa: se un aspirante calciatore prova grandi difficoltà in una partitella tra scapoli e ammogliati è un campanello d’allarme. Stessa cosa per un aspirante tennista o cestista. Nel poker, invece, il concetto da piazzarsi in testa prima ancora di ogni starting hand chart o linea di gioco è che la varianza sul breve periodo è assassina. E questo pezzo è dedicato a chi inizia, a chi vede la montagna davanti a sé e si gira intorno senza trovare la piccozza, convinto che non riuscirà mai a scalarla a mani nude. Magari, chissà, potrebbe risultare utile anche a qualche giocatore con più esperienza ma affetto da pessimismo cronico.
La vostra piccozza è il mindset, l’approccio mentale corretto: ricordate che anche campioni come Negreanu o Castelluccio, se shottano i micro-limiti, possono ricevere mazzate clamorose. Sul breve periodo tutto è possibile.
Jamie Gold: Confermo e sottoscrivo
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| Lui dovrebbe ringraziarmi. Lo tratto così male che è diventato simpatico. |
In fondo se fior di campioni soffrono gli swing prima che la legge dei grandi numeri rimetta tutto a posto, non vorreste soffrirne voi?
Quindi, amici cari, andate dal barbiere e tagliate quel ciuffo che usa solo Benny Spindler, a meno che non vogliate coprirvi gli occhi per deception. Piuttosto, sparate i vostri capelli in alto e in alto puntate: il realismo genera campioni, il pessimismo perdenti.
Voi da che parte volete stare?
by traxxer




