Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - La leggenda del Re Pescatori

Non è solo l'unico pokerista italiano ad aver vinto più di un titolo mondiale. Scopriamo chi è davvero "The Italian Pirate" grazie alle parole di n10juan e all'inedito racconto di Traxxer.

Valter Farina
Valter Farina, primo pokerista italiano a vincere un braccialetto WSOP

Ci sono storie che vanno lucidate un bel po' prima di poterle raccontare al grande pubblico. Storie belle, per carità, ma che all'atto pratico mancano di quell'appeal, di quella magia, di quell'insieme di coincidenze, simboli, passioni... che ne fanno un racconto da non dimenticare mai più.

Poi ci sono storie come quella di Max Pescatori, unico giocatore azzurro ad aver vinto 3 volte il titolo mondiale WSOP. E tu che le vuoi raccontare ti rendi conto che sono perfette già così come sono accadute. Devi limitarti a fare il tuo più grezzo lavoro di cronista, senza prendere iniziative, perché a cambiare anche solo una virgola rischi di svilirle irrimediabilmente.

Max non è soltanto una leggenda, consacrata oltretutto nel momento storico di maggior fulgore del poker italiano. Max è anche un ragazzo che si è costruito nel modo più fiabesco possibile, sudando e faticando, ma sempre con assennatezza e intelligenza, sempre mostrando a tutti che quando si lavora, quando si lavora sodo per davvero, il destino finisce per premiarti.

Un giovane predestinato

Max Pescatori
Max Pescatori, The Italian Pirate!

Massimiliano Pescatori nasce nella stretta periferia di Milano, il 22 gennaio 1971. È un ragazzo che ama le sfide e i giochi di logica, e già a 11 anni ridicolizza i propri parenti nelle partite di ramino durante le feste. Tale è la sua abilità che il padre Livio lo porta con sé a partecipare a un torneo di scopa a coppie, e grazie alle capacità del figlio conquista la coppa di secondo classificato.

La famiglia di Max, però, non naviga certo nell'oro. E il ragazzo scopre quanto è dura coltivare un sogno, quando prima di tutto devi guadagnare per mantenerti. Lavora come addetto alle vendite di un supermercato, e nel tempo libero arrotonda scrivendo recensioni di videogiochi. Ma la sua passione, quella vera, è un'altra e non si sopisce mai.

Per placarla, Max si concede qualche toccata e fuga al Casinò di Campione con gli amici. Ma è troppo poco, e dunque un giorno decide che è il momento di stravolgere il proprio destino. Ha solo 23 anni quando si fa consegnare la liquidazione, vende la propria Peugeot 106 e fa le valigie in direzione Las Vegas, lasciandosi alle spalle il proprio mondo, tutti gli amici e due genitori che - comprensibilmente - non approvano la sua scelta.

Nonostante le difficoltà, però, Max non dimentica mai che è con lo studio e l'assennatezza che si arriva lontano. E così, la prima cosa che fa una volta arrivato nella città del peccato non è usare le proprie abilità per dominare il mondo, ma semplicemente cercare un lavoro per mantenersi. Per unire l'utile al dilettevole, decide di fare il croupier, in modo tale da rimanere nell'ambiente del gioco e farsi le ossa.

Il Pirata Italiano

Jennifer Harman
Jennifer Harman

Ora tocca al destino, che non ci mette molto a ricompensare tanta dedizione. Nel 1995 Max incontra Valter Farina, proprietario del ristorante che sta proprio di fronte al suo appartamento. Non solo sono due italiani, ma sono anche entrambi appassionati di Texas Hold'em fino alla follia. Farina sarà infatti il primo italiano nella storia a vincere il braccialetto WSOP ($1.500 Limit 7-Stud, proprio nel 1995).

Intuite le potenzialità del proprio ospite, Valter insegna a Max le basi del professionismo, approfondendo soprattutto l'aspetto psicologico. Ma c'è bisogno ancora di qualcosa per forgiare quello straordinario campione che Pescatori diventerà un giorno. E ancora una volta è il fato a giocare bene le proprie carte, quando Max stringe amicizia con Marco Traniello e - soprattutto - con sua moglie Jennifer Harman, che all'epoca è uno dei pokeristi più forti del pianeta.

Tale è l'affetto che lega Max e Jen, che quest'ultima gli permette di stazionare dietro di lei nelle partite mix 1000-2000, in modo tale da poter vedere le sue carte e comprendere ogni suo processo mentale. In 6 mesi Pescatori apprende tutto ciò che può dalla Harman e finalmente si sente pronto a muovere scacco al grande circo del poker.

I risultati sono devastanti: vince tornei a raffica, lasciandosi dietro fior di avversari. Ma non è sufficiente, perché per emergere in quel mondo serve anche costruirsi un personaggio e Max lo capisce subito. Quando indossa la bandana tricolore, orgoglioso delle proprie origini italiane, e arriva addirittura 8 volte al tavolo finale dello show televisivo "Ultimate Poker Challenge", il soprannome è fin troppo semplice. Max Pescatori è ora il temibile Pirata Italiano.

Potrei raccontarvi ancora tantissimo sul nostro Max. Per esempio sono affascinato all'idea che il destino - sempre lui - abbia accolto con tale divertimento l'abbigliamento del Pirata, da fargli vincere il proprio primo braccialetto proprio il 9 luglio 2006, ovvero lo stesso giorno in cui la nazionale italiana di calcio batteva la Francia e si laureava campione del mondo. Lascio però che sia il nostro head-admin traxxer a chiudere questo editoriale, con un aneddoto che certamente vi divertirà.

Il racconto di Traxxer

Max Pescatori
Max Pescatori

Nova Gorica 2012, People's Poker Tour, primo live blog, day 1/A. Io e il nostro ex-collaboratore Daniele siamo lì. Lui è più abituato di me e mi fa: "Andiamo al tavolo a intervistare Pescatori". Io non mi sento a mio agio, non mi va di disturbare i player mentre giocano, ma andiamo.

Il Pirata accetta di buon grado, ma per non fargli perdere tempo gli faccio due domande in una, errore grave per un giornalista. Lui mi guarda chiedendomi se voglio sapere dell'organizzazione o del field. Io mi impantano. E lui serenamente fa "Dai, la rifacciamo daccapo". Il risultato è questo.

Torniamo ai blocchi di partenza e io penso "Evvai, una bella figura tanto per cominciare". In quel PPT Pescatori arriva al tavolo finale ed è eliminato da Antonio Ciracì dopo una mano sanguinosissima: 4bet-allin in bluff su un giocatore iper-aggressivo che proprio in quella mano nascondeva AK. Daniele mi fa "Becchiamolo". Risposta mia: "E dai, sarà avvelenato ora, poi dopo la figuraccia nell'intervista...".

Alla fine il senso del dovere ha il sopravvento e intercetto (ma proprio fisicamente) Pescatori facendogli la domanda e aspettandomi un "Vaffa" come risposta. E lui, calmissimo, spiega la mano: "Avevo deciso la mia mossa da prima, purtroppo l'ho beccato con il top del suo range, pazienza. Spero di rifarmi alle WSOP Europe".

L'aneddoto potrebbe sembrare poco significativo, ma in realtà spiega tanto di un giocatore che ha sempre sostenuto che il professionista che vuole il bene del poker deve far divertire la gente ai tavoli. Uno qualunque lì avrebbe maledetto la sfortuna e sarebbe filato via dritto, lui si è fermato a parlare senza problema. Più o meno la differenza che c'è tra un calciatore professionista che si presta ai microfoni dopo una sconfitta al novantesimo e uno che fa la partitella di calcetto e manda tutti a quel paese quando perde.

Max Pescatori
Max bacia il proprio 3° braccialetto

Eppure, a ben guardare, negli ultimi anni non molti avrebbero voluto vivere la situazione dei giocatori della "prima ondata" come Max. Hai i tuoi successi nei "tempi d'oro", quando il poker sembra un pozzo senza fondo. Finisci sui giornali specializzati, poi su quelli nazionali e persino sui videogiochi. Porti a casa due braccialetti.

Poi il poker si sgonfia per colpe non tue e intanto, anche se collezioni un numero vertiginoso di cash alle WSOP (45: più di Matusow, più dei Brunson) non arriva il colpo vincente. E la nuova generazione di giocatori online di fronte ai vecchi nomi esclama in maniera pretenziosa "Eh, facile vincere a quei tempi". Come se ingoiare un libro di matematica facesse comprendere le dinamiche di un live. Come se fosse tutto marketing. Come se uno come Pescatori si potesse ridurre alla sua bandana.

Per chiunque sarebbe facile dire "Il mio l'ho fatto, andate a quel paese". Molti lo farebbero. Non un professionista, però, e il Pirata professionista lo è davvero. Così lui si è limitato ad andare avanti, divorando ogni tipo di variante, affinando il suo gioco, collezionando bandierine a ripetizione anche nell'H.O.R.S.E., quello che i giocatori più tecnici definiscono la "Rolls Royce" del poker.

Va avanti ancora oggi, senza scomporsi, nella consapevolezza che il suo lavoro lo fa e lo fa bene, e che nei tornei live due anni senza acuti corrispondono grosso modo a un normalissimo downswing nel poker online. Nella consapevolezza che il risultato prima o poi verrà. E questa settimana è arrivato, visto che Max ha portato a casa un braccialetto nell'evento #9 Razz battendo in heads-up Ryan Miller e aggiungendo $155.947 ai tre milioni e spicci vinti in passato.

Troppo facile parlare di leggenda. Troppo difficile non farlo.