Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - La partita del millennio

C'è un'oscura azienda statunitense dietro un incredibile progetto: quello di ricreare un "perfect game" a cavallo fra quattro generazioni di pokeristi. C'è riuscita davvero?

pec
La sede della P.E.C. a Chicago

Forse non molti di voi conoscono la "Poker Engineering Corporation", un'azienda americana con sede nell'Illinois che da oltre quindici anni fa del poker il proprio business. Direte voi: un sacco di aziende fanno del poker un business, di questi tempi. Tutto vero, ma questa "P.E.C." è differente dalle altre. Non vende mazzi di carte e non possiede piattaforme per il gambling o casinò. La PEC studia il poker dall'interno, cercando di scovarne le trame occulte, i meccanismi nascosti, i sottilissimi fili che muovono uno degli affari più ricchi del pianeta.

Il 7 gennaio 2009, ad esempio, la PEC ha dato il via a un colossale progetto volto a modificare radicalmente il futuro del poker mondiale. Per farlo, i ricercatori dell'azienda statunitense hanno deciso di tornare alle origini e ripercorrere l'evoluzione del tipico giocatore di poker dagli albori di questo sport fino ai giorni nostri. Già, perché non crediate che le giocate di Phil Hellmuth o di Daniel Negreanu fossero lontanamente immaginabili anche solo vent'anni prima che questi due mostri iniziassero a grindare...! S'è trattato, invece, di una costante, lentissima evoluzione che ha portato i giocatori a modificare radicalmente le proprie abitudini e i propri thinking process. E i risultati forniti dalla PEC sono emozionanti.

I quattro totem del poker

Wild Bill
Lo chiamavano Wild Bill Hickok  

La prima icona scelta dai ricercatori dell'azienda americana è Wild Bill Hickok. Esatto, proprio lui: il pistolero infallibile nato nel 1837 e morto in un afoso giorno d'estate di 39 anni dopo, mentre aveva in mano una doppia coppia di assi e otto, tutta nera. La mano del morto, la chiamano. Bill fa parte di un'epoca in cui il poker era un affare piuttosto pericoloso: i bari erano all'ordine del giorno, e quindi anche chi vinceva troppo (magari perché molto bravo o fortunato) rischiava di beccarsi una pallottola. Il motto, insomma, per dirla alla Amarillo Silm, era grosso modo: puoi tosare una pecora tante volte, ma la puoi scuoiare una volta sola. Risultato: all'alba del poker la diplomazia era la dote principale. Se volevi vincere, dovevi saper vincere, altrimenti eri morto.

Per ottenere la seconda icona, alla PEC hanno fatto un salto generazionale notevole. Doyle Brunson, con i suoi 80 anni, è il giocatore che rappresenta l'epoca dei gambler. Qui il poker gravita attorno allo svago, alla voglia di divertirsi. Diventa un metodo cruciale per mettere a freno la caliente anima di chi s'annoia e vuole scommettere, scommettere, scommettere su tutto. Nasce la prop bet, che fondamentalmente non ha alcun significato, se non quello di peggiorare la vita a chi la compie, ma che avrà un radioso futuro, perché incarna lo spirito di quegli anni generosi di emozioni. In quest'epoca i giocatori sanno leggere in ogni sguardo, in ogni mossa, in ogni goccia di sudore dell'avversario. E il più bravo è quello che riesce a leggere più in profondità.

Isaac Haxton
Dietro gli occhialoni da nerd ragiona
il cervello di un vero scienziato

Ora il poker cambia direzione e si porta verso il guadagno. Nascono giocatori che iniziano ad affiancare all'arte della lettura una straordinaria abilità di calcolo. La PEC ha scelto Phil Ivey, ma i nomi sarebbero potuti essere tanti. Phil, a ogni modo, è un buon identikit per descrivere il giocatore ricco, abile, godereccio e affermato. Ma allo stesso modo solido, perché fa del guadagno la sua vocazione.

L'ultima strada imboccata dal poker è quella del puro calcolo. Il gioco online genera rapidamente giovani mostri in grado di processare un volume d'informazioni impensabile in pochissimi istanti. Si gioca su un numero imbarazzante di tavoli diversi, ed è la statistica a farla da padrone. Un giocatore come Isaac Haxton sa che sul lungo risulterà vincente: divertirsi non è importante, il poker è diventato un mestiere.

Un match memorabile

Dopo oltre quattro anni di ricerche e di lavoro d'archivio, i programmatori della PEC sono riusciti nel proprio impensabile intento. Hanno ricreato una partita virtuale fra questi quattro giocatori, attraversando un arco di centocinquant'anni. Una partita vera, con tanto di sfondo, all'interno di un casinò live. E noi, tramite i risultati eccezionali fornitici dall'azienda americana, stiamo per catapultarvi con loro al tavolo, come se foste lì, a sorseggiare un drink a due passi dalla partita del millennio, per decidere qual è la generazione vincente. Il cauto pistolero? Lo scaltro gambler? L'infallibile mentalista? O il matematico nerd?

partita
PokerStars.it ha mandato l'evento in differita virtuale online

C'è molta attesa per la prima mano, ma è inutile, perché foldano tutti e Ivey da BB si porta a casa il piatto. Ed ecco che Wild Bill Hickok prende in mano il mazzo e comincia a distribuire le carte. I presenti sgranano gli occhi, Ivey gli ferma il braccio e gli fa:

Phil: ehi, ma che cavolo fai?
Wild Bill: do le carte. prima le ha distribuite questo tizio, che nemmeno ha giocato la mano, ma adesso sono io di mazzo.
Phil: questo tizio è il dealer, è lui che dà le carte.
Wild Bill: ma che, sempre?
Phil: sempre!

scarpe
Le scarpe casual di Phil Ivey 

Il pistolero, un po' deluso, consegna il mazzo e sbuffa. Si trova nel futuro da neanche dieci minuti e già gli stanno tutti sulle scatole. E poi 'sto fatto di ricevere due carte anziché cinque lo manda ai matti. Folda rumorosamente, lanciando le carte fino al bordo opposto del tavolo e piazzando gli stivali sulla sedia vuota accanto, in uno scampanellìo di speroni.

Ivey, che calza un paio di Ferragamo placcate oro con ciocche di capelli di Marilyn Monroe al posto dei lacci, alla vista degli stivalacci puzzolenti del vicino scuote la testa. E apre da bottone con . Doyle Brunson ha e piazza il chippino sulle carte. Scruta l'avversario, lo osserva per bene, ma Ivey non dà molti punti di riferimento. Il suo faccione beato è liscio e sereno come un ovetto Kinder appena scartato.

Lo svedese volante

blom
"Eppure m'era sembrato di veder
passare uno svedese..."

I minuti passano, Haxton sbuffa: è abituato a giocare su quindici tavoli e dopo venti minuti ha visto solo tre mani. Non sa di essere un programma per computer, ma ci va molto vicino quando i suoi neuroni virtuali gli comunicano che è capitato nel tavolo sbagliato. Doyle sta finalmente per decidersi quando un tremendo rumore di vetri infranti invade la sala, mentre un urlo disumano si fa sempre più lontano. Wild Bill sfodera la rivoltella e zompa in piedi:

Wild Bill: che è? che succede?
Phil: boh!
Dealer: no, niente... tranquilli... è Viktor Blom. S'è appena buttato dal ventiseiesimo piano per scommessa. Se sopravvive con meno di sedici fratture vince 4 milioni di corone svedesi.
Phil: ah.

Tornano tutti a sedersi, Doyle Brunson folda e Haxton fa lo stesso. Nella mano seguente il primo a parlare è Texas Dolly, che sta quasi per decidersi, quando fa una smorfia, alza una mano incartapecorita come uno sharpei nano e fa il segno del due con le dita.

Wild Bill: vittoria? Hai due assi, gringo?
Doyle: no, ho la prostata e devo andare in bagno, scusate un attimo...

Il vecchio mito di Longworth si alza e ciabatta fino alla toilette con la velocità del mercurio nel termometro. Ritorna dopo venti minuti, mentre Isaac Haxton sta mangiando un 3 di quadri per far sbollire la rabbia.

Doyle: fold!

dead man hand
Portano una rogna...  

Haxton ha un principio di ictus e ordina un doppio whisky. Wild Bill Hickok, che ne ha già bevuti sedici, ne approfitta per accodarsi. Passano le ore e Ivey sembra primeggiare, ma ecco che, finalmente, Haxton ha la mano giusta. Raisa forte con e Wild Bill Hickok decide di andarlo a vedere con . Per terra escono . Hickok punta, Haxton chiama e si frega le mani, mentre sul turn scende un . La mano del morto! A quel punto, senza sapere nemmeno perché, il pistolero sfodera l'arma e rovescia il tavolo, mentre le chips cadono fragorosamente da tutte le parti.

Le regine di Haxton volano lontano, mentre il povero Isaac cede alla crisi isterica e inizia a mangiare la moquette. Phil Ivey, nella caduta, riesce miracolosamente a salvare il proprio orologio in pietra lunare e pelle di natica di Naomi Campbell. Doyle ci mette tre minuti per cadere a gambe all'aria: i suoi riflessi non sono più quelli di una volta.

Hickok, arma alla mano, scruta la porta d'ingresso della sala. Non sa il motivo, ma i suoi neuroni virtuali gli comunicano che qualcuno entrerà per farlo fuori. In quel momento un tizio varca la soglia: è Viktor Blom, ingessato da capo a piedi, che sorridendo senza undici denti alza una stampella e fa:

Viktor: ehi, ho vinto! Fuori le corone...!

Per tutta risposta, Hickok gli spara.

La partita finisce qui. Non sapremo mai qual è la generazione più vincente del poker. Forse anche perché una generazione vincente, in fondo, non esiste. Il poker si evolve e continuerà a farlo in eterno, e magari i giocatori del 2100 non saranno capaci di fare 2+2, ma risulteranno ugualmente vincenti. Anche alla PEC non l'hanno presa poi così male. Un po' perché in fondo si sono divertiti, ma soprattutto perché la PEC non esiste, me la sono inventata io.

Mica ci avevate creduto per davvero...?

by n10juan