Editoriale - La rivolta dei cognomi
La chiusura delle World Series 2015 ci ha regalato l'immensa soddisfazione della conquista azzurra di Federico Butteroni nei November Nine. Ma cosa si nasconde dietro i nomi dei protagonisti?

Si disse un tempo che gli italiani sono un popolo di santi, di poeti e di navigatori. Salpata piena di speranze verso il deserto del Mojave, l'Italia ha messo in mostra alle WSOP tutto il proprio campionario: a cominciare dai cognomi, a finire dai risultati. E così santi (Sammartino) e poeti (Sammartino stesso: è una delle più famose poesie italiane) hanno tenuto alto il tricolore. E navigatori come Pescatori (inutile dire come pesca e navigazione andassero sempre a braccetto) lo hanno sublimato con una grandiosa raccolta di pepite d'oro.
Eppure, chi sa quale sia l'attuale potenziale azzurro può perfino restare insoddisfatto. All'appello dei grandi risultati dell'edizione più generosa di sempre, mancano mostri di bravura del calibro di Mustapha Kanit, Sergio Castelluccio, Andrea Dato e Giuliano Bendinelli. Giocatori che non hanno brillato come si sperava, segno però che il margine di miglioramento c'è, e chissà che non venga mostrato già alle prossime WSOPE, in programma a Berlino dall'8 al 24 ottobre.
Le polemiche
Che potesse essere una delle edizioni più strane e polemiche di sempre, lo si è capito già durante il primo vero torneo della rassegna, quando Greg Merson (fra l'altro campione del mondo 2012) si prende la briga di "outplayare" il povero Long Nguyen con questo tremendo poker di Jack, contro un full d'assi, in una mano che avrebbe potuto tranquillamente trovare spazio nel film "La stangata". Per inciso, se dobbiamo continuare la nostra crociata sui cognomi, va notato che Nguyên in vietnamita significa "originale". Cosa a mio avviso un po' ridicola visto che si chiamano quasi tutti così.
C'è tempo per una brevissima pace, fino all'evento #10, quando a combinarla grossa è un giocatore moldavo il cui cognome - e come ti sbagli? - è ancora una volta piuttosto controverso, dato che si chiama Valeriu Coca. Il suo quinto posto nel torneo HU da $10.000 non è apprezzato da tutti, in particolare non lo è dai suoi avversari che hanno perso, e che lo accusano di aver segnato le carte.
Qui scoppia un'altra polemica, e purtroppo questa volta ci riguarda da vicino, in quanto italiani. È la crociata di alcuni giocatori (tra cui Daniel Negreanu) contro le nuove carte Modiano, che dal 2015 (e nel 2016) hanno sostituito le storiche Bicycle. Sarà che i giocatori amano lamentarsi, ma su questi poveri mazzi ne sono state dette di tutti i colori. Troppo sottili, troppo morbide, troppo arrotondate, troppo confondibili, troppo colorate, troppo plastificate, troppo profumate, troppo 52, troppo troppe... C'è perfino chi, come David "Bakes" Baker, ne ha fatto un motivo di vita: per qualcosa come una settimana, senza mai stancarsi, ha sfornato a raffica tweet fumanti contro la Modiano, come un fornaio pazzo.
Ah: Baker, in inglese, guarda caso significa fornaio.
La vicenda Hastings

Fra i tanti tweet che sforna Bakes ce n'è uno rivolto al giocatore che - al pari di Max Pescatori - sta letteralmente stuprando le World Series 2015. Si chiama Brian Hastings, è giovanissimo, e la sua ascesa non è passata inosservata, visto che Bakes attende il suo secondo braccialetto 2015 per accusarlo di multiaccounting relativamente a un torneo SCOOP giocato oltre un mese prima.
Quella che segue è una vera e propria battaglia, che alla fine si risolverà con l'ingenua confessione dello stesso Hastings, ora in attesa della durissima reprimenda di PokerStars, e forse di sanzioni penali che certamente ne fermerebbero la rapidissima ascesa. A proposito di battaglie e di rapide ascese, non manchiamo di notare che Hastings, tradotto liberamente, vorrebbe dire "gente rapida" (Haste = veloce), e che in fondo l'unica cosa che ci ricorda è una battaglia, la battaglia di Hastings combattuta nel 1066 tra Normanni e Anglosassoni.
Ormai tutti si lamentano di tutto. Nell'evento #44 John Monnette esige a 14 left (con 12 ITM) una repentina modifica del regolamento con la composizione di due tavoli da 7 (pur essendo un 6-max), lamentandosi che sui tavoli da 5 tankano, per far scorrere più veloce il gioco sul suo tavolo da 4. Quando gli rispondono "picche" e il poveraccio va fuori grazie a un cooler, il buon Monnette sembra Montezuma mentre lancia il suo ultimo anatema, costringendo alla dissenteria eterna sulle turche del Rio tutti i floorman del pianeta (del resto, floorman significa "uomo pavimento").
I $444.444 di debito e le paure del Main Event

E l'Italia? Arriva all'atto finale di questa edizione 2015 con in bocca un retrogusto dolce e amaro allo stesso tempo. Ha guadagnato 8 tavoli finali (3 Pescatori, 2 Sammartino, poi Mosele, Terziani e Perati), ha centrato 110 ITM, di cui 7 sono opera del solo Max Pescatori (record italiano in assoluto).
Sono tutte cifre positive, ma chi conosce la truppa azzurra 2015 sa che si tratta di risultati addirittura inferiori alle aspettative. Le ossa fanno male soprattutto dopo l'HR del Big One for One Drop, che vede per la prima volta 4 italiani iscritti (pur con un buy-in di $111.111) e li ritrova tutti e quattro fuori dai premi, per una disfatta del valore di quasi mezzo milione.
Con questa pesante impressione, e cioè che - Pescatori escluso - l'edizione 2015 non sia stata poi questo gran colpo, il poker azzurro (campione del mondo, ricordiamolo) si abbarbica al Main Event. Aleggia nell'aria la forte sensazione che qualcosa di molto bello stia per accadere, e quando Sergio Castelluccio prende tutta la propria classe e rivolta il Day 2 come un calzino, passando dalla miseria di un pugno di BB ad arrivare sopra average, per un attimo riviviamo la grande notte del 2013, in cui il nostro Genio ci aveva fatti sognare.
Arriva poi l'infausto cooler di Gianluca Trebbi, che perde KK vs KK con il classico colore all'avversario. È quasi un segnale di resa: Castelluccio esce poco dopo sulla bolla, gli azzurri sono decimati: resta soltanto Federico Butteroni, un ragazzo romano di 25 anni che i più conoscono soltanto per aver fatto un buon ITM nell'evento #28, chiudendo al 20esimo posto.
La bellezza dello sport
Butteroni vive spesso sotto average, ma non molla mai. Arriva così il Day 5, poi il Day 6, poi anche l'ultimo, il fatidico Day 7 che costò un mare di sogni a Castelluccio. Quella notte sono molti gli italiani che non vanno a letto, pur di seguire Federico, accontentandosi degli striminziti update del sito WSOP.
È un countdown seduto col fiato sospeso: da 27 bisogna arrivare a 9, e in quei nove dev'esserci anche la bandierina tricolore. Cadono teste importanti: Holz, Morgenstern, Schwartz. Si arriva a 11 left con Butteroni ultrashort, stritolato nella morsa tra il megachipleader Joe McKeehen, la cui faccia s'intravede appena dietro miliardi di chips, e il giocatore più vincente nella storia del live: Daniel Negreanu.
Non è un momento facile, e come per una maledizione tornano a manifestarsi i fantasmi dell'esclusione di Castelluccio. Federico ha 18 bui, poi 15, poi 13. Il tasto F5 è già quasi un cratere quando scopriamo che Daniel Negreanu è fuori. Avrei voluto veder uscire chiunque (escluso Butteroni), ma non lui, che s'accascia disperato al suolo con le mani sul volto e fa quasi tenerezza, nonostante i suoi milioni in banca.

Siamo in 10 e, anziché sospirare di sollievo, la paura si trasforma in terrore. Chi esce decimo può rischiare di dover grindare accanto ai mostri per tutto il resto della carriera. È una bolla atroce, vuol dire non far parte dei fantastici nove, perdendo sogni, speranze e soprattutto un mare di pubblicità.
Quando questo ruolo tocca a Turyansky, viene fuori di colpo tutta la forza del poker. Come un gol segnato dalla Nazionale, come un canestro all'ultimo secondo, quello zero accanto alla bandierina tedesca rende chiarissimo pensare che sbaglia di grosso chi sostiene che questo gioco non possa essere uno sport.
Bisognerà attendere 4 lunghi mesi, per avallare questa assurdità che è il Main Event spezzettato. Bisognerà vivere le WSOPE e tante altre tappe pokeristiche d'eccezione, ma la finale per l'Italia è cosa fatta, e ci riempie d'orgoglio vedere un azzurro disputarsi il campionato del mondo palmo a palmo coi cowboys, che questo gioco l'hanno inventato.
E pensare che Butteroni (i butteri sono i pastori a cavallo della Maremma), in americano si tradurrebbe proprio "cowboys"...