Editoriale - Lettere al direttore
Questa settimana volevamo parlare di nuovo dell'assurdità della situazione del poker live in Italia. Poi ci sono arrivate delle lettere e abbiam cambiato idea. Forse...
Qualche giorno fa, leggendo l'articolo di n10juan sull'assoluzione del Lucky Club di Gallarate, accusato niente-poco-di-meno-che di aver organizzato un torneo di poker da €15 con un rebuy, sono stato preso dallo sconforto.
Ero sconfortato come cittadino, nel pensare che si dovesse smuovere un Tribunale per una cosa per cui basterebbe il buon senso, ma anche come giornalista: già, perché sul tema "poker live" ho scritto tanto eppure mai, e dico mai, sono riuscito a rendere a pieno l'idea sull'assurdità della nostra situazione.
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| "Ah... quindi lei giocava a Mercante in Fiera? Posticipiamo il caso di omicidio: mi occupo prima di questo furfante" |
Farlo è difficile, al punto che ci rinuncio. Anzi, questa settimana invece dell'editoriale leggiamo qualche mail arrivata alla nostra posta.
Lettere al direttore
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Gentile direttore, le scrivo per un problema con mio figlio. Ha preso l’abitudine di bere una birra quando esce con gli amici: lo so che non c’è niente di male, a patto che beva responsabilmente, ma in famiglia siamo tutti astemi e così l’ho preso, l’ho menato e gli ho tolto la macchina. Ora mio figlio sembra aver capito ma ha preso un’altra abitudine: beve gasolio. Dovrei proibirglielo, ma in fondo in famiglia siamo astemi, mica abbiamo qualcosa contro il gasolio! E poi, nei film c’è più gente che muore alcolizzata o bevendo gasolio? Quindi lo lascio fare. Sono un buon padre? |
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Gentile direttore, la situazione è diventata complessa. Mio figlio continua a bere birra con gli amici e io gli ho detto “Non farti vedere mai mentre bevi o sono guai”. L’altra settimana, però, in camera sua ho trovato una bottiglia di whisky, un bicchiere e uno scontrino dell’enoteca. Dovrei punirlo, ma mi scusi: gli ho detto di non farsi vedere mentre beve e lui non si è fatto vedere. Pensi che per non farsi vedere non va al bar sotto casa ma compra il whisky in un’osteria clandestina: ne ho fatto bere un goccio a un mio amico e ha sputato sangue. Però, in fondo, non l’ho visto bere. Quindi farò finta di niente. Sono un buon padre? |
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Gentile direttore, i problemi vanno avanti. Lui, infatti, oltre che a bere ha cominciato a fumare. Due pacchetti al giorno. Ora, in teoria dovrei punirlo perché in famiglia siamo tutti non fumatori e il fumo è giudicato male, e infatti stavo per intervenire. Poi, però, sono stato avvicinato dal contrabbandiere che mi ha detto “Ehi, tuo figlio spende ogni giorno 10 euro da me, se smette di fumare è un danno!”. Devo dire che quell’uomo è stato ragionevole: mi ha offerto due euro al giorno a patto che invogliassi mio figlio a fumare di più. Sono 720 euro all’anno, ci paghiamo mezza vacanza! Ovviamente ho accettato. Sono un buon padre? |
"Ma cos'è sta roba?"
Cosa ve ne pare delle lettere al direttore? Se non vivete su Marte vi dovrebbero sembrare a cavallo tra il demenziale e l’angosciante.
E poi non riguardano il poker, anche se il vino al poker ci somiglia: come un bicchierino a pranzo non fa male, anche per una partitina tra amici vale la stessa cosa. In entrambi i casi basta un consumo responsabile: il vino fa buon sangue, un MTT può portare vincite se giochi bene e in bankroll.
Se bere un bicchiere di vino somiglia al poker, bere gasolio somiglia ai videopoker, perché se ci giochi ti fai del male, se non altro economicamente. Allo stesso modo l'osteria clandestina è come una bisca: nella prima ci rifilano vino adulterato, che tutto fa tranne che buon sangue, nella seconda possono rifilare un gioco adulterato, che ti manda in rovina.
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| "Ogni mattina bevo mezzo litro di diesel e in mezz'ora sono al lavoro!" |
Infine il fumo, che non è molto lontano dai Gratta & Vinci. In teoria una sigaretta, come un grattino occasionale, non fa grossi danni. Ma guardate quanta gente cade nel vizio e passa le mattinate a grattare. Tutto con un pay-out negativo e senza skill di mezzo.
Sì, vabbè, ma anche se sostituissimo verrebbe fuori una cosa assurda, giusto? Ad esempio...
Lettere al direttore-bis
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Gentile direttore, le scrivo per un problema con mio figlio. Ha preso l’abitudine di giocare a poker con gli amici: lo so che non c’è niente di male, a patto che giochi responsabilmente, ma in famiglia odiano il poker e così l’ho preso, l’ho menato e gli ho tolto la macchina. Ora mio figlio sembra aver capito ma ha preso un’altra abitudine: gioca ai videopoker. Dovrei proibirglielo, ma in fondo in famiglia odiamo il poker, mica contro i videopoker. E poi, nei film c’è più gente che si rovina col poker o coi videopoker? Quindi lo lascio fare. Sono un buon padre? |
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Gentile direttore, la situazione è diventata complessa. Mio figlio continua a giocare con gli amici e io gli ho detto “Non farti vedere mai mentre giochi o sono guai”. L’altra settimana, però, in camera sua ho trovato un mazzo di carte, delle chips e una cambiale. Dovrei punirlo, ma mi scusi: gli ho detto di non farsi vedere mentre gioca, e lui non si è fatto vedere. Pensi che per non farsi vedere non va al circoletto sotto casa ma gioca in una bisca clandestina: un mio amico lì si è rovinato. Però, in fondo, non l’ho visto giocare. Quindi farò finta di niente. Sono un buon padre? |
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Gentile direttore, i problemi vanno avanti. Lui, infatti, la sera va alla bisca e la mattina gioca coi gratta e vinci. Ne gratta cento al giorno. Ora, in teoria dovrei punirlo perché in famiglia la cosa non è ben vista, e infatti stavo per intervenire. Poi, però, sono stato avvicinato dal tabaccaio che mi ha detto “Ehi, tuo figlio spende ogni giorno 100 euro da me, se smette di giocare è un danno!”. Devo dire che quell’uomo è stato ragionevole: mi ha offerto cinque euro al giorno a patto che invogliassi mio figlio a giocare di più. Sono 1.500 euro all’anno, ci paghiamo la vacanza! Ovviamente ho accettato. Sono un buon padre? |
Anche queste lettere descrivono situazioni assurde, su questo non ci piove. Se però le prime ce le eravamo inventate di sana pianta, le seconde hanno una particolarità: parlano della realtà.
E i personaggi?
Chi è il padre? Chi è la famiglia? Chi sono i figli?
Il padre è lo Stato: tollera i videopoker ma non regolamenta il poker live perché l’opinione pubblica (la famiglia bacchettona) ha un’idea di azzardo collegata ad un tavolo pieno di brutti ceffi piuttosto che a una macchinetta (Lettera 1). Sempre il padre, pur di non regolamentare il settore, se la prende coi circoletti ma poco può contro le lucrose case da gioco clandestine gestite da organizzazioni poco pulite (Lettera 2). Infine ostacola i giochi di skill, ma promuove quelli di fortuna (Lettera 3): già, perché con tutte le avvertenze del caso le campagne di comunicazione le fanno e quelle invogliano a giocare. E pazienza se c’è gente che si gioca lo stipendio...
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| Caro stato, non è bello usare l'asciugatrice per asciugare il bambino. E calmarlo col whisky è una pratica molto discutibile... |
Se la mettiamo così, capite quanto un atteggiamento all’apparenza solo errato da parte dello Stato nasconda in realtà un’ipocrisia di fondo terrificante e un totale disinteresse al bene dei figli?
Ah, quasi dimenticavo: i figli siamo noi, poveri fessi…
by traxxer


