Editoriale - Ora sponsorizzate me
La strana storia dell'uomo che ignorava di non poter volare. Lo amano i fish? Lo amano i regular? E cosa c'entra la campeggiatrice danese Inga in tutto questo? Intanto che lo scoprite, per favore date una patch anche a me.
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| Pronti? Partenza? Via! |
Da bambino adoravo mio nonno. E c'era un motivo principale per cui lo adoravo letteralmente: lui non mi faceva sentire un idiota. Chiariamo subito un concetto: non è che fossi idiota, ma a 4 anni la visione che abbiamo della vita è seriamente ingenuizzata dall'inesperienza. Il che ti costringe a porre continuamente domande che nella grandissima parte dei casi vengono accolte dal parente di turno con una sonora e benevola risata (e senza una risposta).
Nessuno, forse, immagina che il bambino si possa sentire anche umiliato da questo atteggiamento. Io, che ho un'ottima memoria, e chissà per quale ragione ricordo distintamente molte scene accadute quando ancora non avevo compiuto due anni, rammento benissimo che, al rendermi conto che una mia domanda evidentemente stupida aveva suscitato l'ilarità di tutti, avrei voluto spesso sprofondare.
Con mio nonno era diverso. Lui, medico conosciuto e apprezzato in tutta la città, non rideva mai delle cose che gli chiedevo. Anzi, corrucciava le labbra nella tipica espressione di chi ha recepito il messaggio ma deve pensarci un secondo prima di esprimersi. E poi soddisfaceva la mia curiosità rispondendomi esaustivamente. "Nonno, perché quando l'ascensore scende - se salto - non vado a sbattere contro il soffitto?". Lui non rideva. La domanda può sembrare idiota, ma in fondo in fondo nessuna domanda lo è. Ci pensava un secondo e poi mi rispondeva. Da uomo a uomo. Per questo lo adoravo.
Oggi, per fortuna, non ho smesso di farmi domande. Ho capito perché non sbatto la testa sul soffitto dell'ascensore, ma di troppe altre cose non sono affatto sicuro. Perché la vita è ingiusta? Perché il virus della suina terrorizzava tutti anche se il suo tasso di mortalità era nettamente inferiore a quello di una comune influenza? Perché la gente sceglie sempre di sedersi negli scompartimenti vuoti di un treno che inesorabilmente si riempirà (e chissà chi vi capiterà accanto) invece di scegliere preventivamente un compagno di viaggio almeno apparentemente gradevole?
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| Scusi, il posto 77 carrozza 8 sarebbe mio... |
Ma soprattutto: per quale motivo Gus Hansen gioca a poker e ha pure uno sponsor?
L'insetto che non poteva volare
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| Andateci voi a dirgli che non lo può fare |
Già, proprio come il famoso calabrone che qualche tempo fa si riteneva erroneamente non potesse librarsi in aria a causa delle ali lisce, e che volasse dunque perché non era a conoscenza di questa sua tara, Gus Hansen non può giocare. Ha perso una montagna di denaro, più di quanto guadagneremo io e forse anche tutti voi messi assieme in tutta la nostra vita, e tutto questo solo nel 2013. Se andiamo a guardare più lontano, dal 2009 a oggi, ha buttato via la bellezza di 14 milioni di dollari. Gus Hansen non può giocare a poker. Gioca perché non lo sa.
Ma tanto, dicono in molti, prima di questa badrun ha vinto così tanto denaro che può campare di rendita in eterno. Dimostreremo in quest'aula che tutto ciò è falso, che le perdite superano le vincite, che Gus Hansen è un pessimo spot per il poker e che non merita una sponsorizzazione più di quanto la meriti io.
Gustav Hansen (esatto, si chiama Gustavo, diciamola tutta!) nasce essenzialmente come giocatore di backgammon, passatempo che mi sono sempre riproposto di imparare e che invece non ho mai iniziato a studiare nemmeno per quanto concerne le regole più elementari. Verso la fine degli anni '90, concluso il servizio di leva, si trasferisce a New York e lì si mantiene giocando a backgammon.
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| In vecchiaia ci riproverò |
Io non ho fatto il servizio militare: mi hanno riformato per esubero, vale a dire che quell'anno c'erano troppi ragazzi e alcuni li han dovuti lasciare a casa (la classica botta di fortuna). Però, mentre Hansen spopolava a backgammon, mi facevo rispettare ad Hearts. All'epoca Google non era ciò che è oggi, e molti usavano Yahoo. Su Yahoo avevano organizzato una sorta di campionato mondiale di Hearts, e io quel campionato lo vinsi, in barba a matematici russi che sostenevano che gli italiani giocassero "a caso" (proprio come nel poker). Fin qui, dunque, merito la sponsorizzazione anch'io.
Poi, nel 2002, il vecchio Gus scopre il poker e capisce che ci può fare un sacco di soldi. E vince, cavolo se vince! Nella sua carriera live ha intascato circa 11 milioni di dollari. Se consideriamo poi le vincite private (ad esempio quelle nel poker cinese e nei casinò di Macao), possiamo ipotizzare di arrivare anche a 15 milioni. Ma attenzione, perché questa cifra è ovviamente falsata. Mancano per esempio i buy-in. E il ticket di un satellite per un highroller da un milione non vale un milione, se poi nell'highroller non vinci niente. Quindi, ricalcolando il tutto, scendiamo di sicuro sotto i 10 milioni. Questo significa che Hansen, in carriera, è in netta perdita. Beh, lo sono anch'io. Di poche decine di euro, ma meglio, no? piuttosto che 4 milioni. Merito la sponsorizzazione più di lui.
Questione di orgoglio
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| Dura la vita... |
La domanda che ora nasce in tutti noi è: ma come può un uomo intelligente come Gus Hansen non avere un minimo d'orgoglio e non sentirsi frustrato per essere uno dei giocatori più perdenti della storia moderna di questo sport? La risposta è che in realtà Gus soffre eccome. Lui, bisogna dirlo, è una persona simpaticissima e non lo dà a vedere. Ma dentro, il vecchio Gus, soffre come un cane. E ogni tanto, in qualche intervista, qualche tell gli scappa.
Come quella volta che disse: "Non dormo la notte per la frustrazione". E ancora: "Devo riflettere ogni momento sulla mia competitività come giocatore", "Forse il mio gioco è ormai superato", "Probabilmente mi sono arrugginito", "Forse il problema è che sono un po' sciatto, pigro", "Mentre mi gioco i milioni guardo distrattamente la TV". E non ha aggiunto, ma lo aggiungiamo noi, che non ha senso continuare a insistere su varianti (come il PLO e il Triple Draw) che ti divertono, ma in cui palesemente sei una ciofeca.
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| Vogliamo dire che so' peggio di questo? |
È realmente incredibile, perché anche io soffro di tutte queste patologie. Quando perdo una competizione a cui tenevo non ci dormo. Anni fa vincicchiavo più di quanto non faccia adesso. Nel Pot-Limit Omaha ho sempre guadagnato, ma mi ostino a preferire l'Hold'em, dove invece non rendo altrettanto bene. E anche io sono pigro e tendo a piazzare le pupille su "Camera Café" anziché seguire tutte le fasi di un MTT. Non merito una patch per tutto questo?
Se poi vogliamo buttarla sul marginale e ricordare che Gus, nonostante le orecchie paraboliche, è considerato un sex symbol (è stato eletto inspiegabilmente fra i 50 uomini più belli del 2004 dalla rivista People), allora diciamola tutta e ricordiamo che anche Flavio Briatore (!) è stato con Naomi Campbell. E (ve lo giuro), molte donne trovavano affascinante pure Giulio Andreotti. Quindi evidentemente c'è nel cervello femminile una tara estetica che mi assegna tutte le carte in regola per meritare io stesso (come chiunque di voi) una sponsorizzazione per meriti fisici.
La morale di tutta questa storia
Ovviamente ho scherzato. Non merito alcuna patch, né mai la chiederei. Ma il punto è un altro. In un gioco che per anni ci siamo affaticati a definire skillgame e non per forza correlato con le ludopatie più di quanto non lo siano gli altri giochi, la figura di un uomo che perde sguaiatamente centinaia di migliaia di dollari a settimana non può fare bene. L'immagine del poker ne esce molto più che malconcia, quando un campione del calibro di Hansen non si accorge che ciò che sta facendo non rientra più nella normale varianza, ma è un suicidio bello e buono.
Eppure, nonostante tutto questo, c'è ancora chi lo sponsorizza e lo paga. Ma quanto stracatacavolo lo paga? Quanto ha ancora da parte Gus Hansen? Quanto dovrà ancora regalare ai vari ragen70, kagome kagome, SallyWoo e SanIker prima di andare in bancarotta, chiudersi in un convento e meditare sui propri errori?
Ma soprattutto, se qualcuno paga Gus Hansen soltanto per esistere e giocare, allora significa che ne ha un ritorno economico. E, quindi, dov'è l'errore? Quale razza di giocatore può amare come testimonial uno che ogni giorno perde a colpi di mouse lo stipendio decennale di un operaio FIAT? Lo amano i fish? Lo amano i regular? Lo amano quelli che hanno conosciuto Inga in campeggio e ora adorano tutto ciò che è danese?
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| Comincia a correre... |
Ogni mattina, in America, un Gus Hansen si sveglia, apre la valigetta, tira fuori $200.000 e sa che dovrà runnare più forte di un Phil Ivey se non vorrà andare broke. Ogni mattina, in America, un Phil Ivey si sveglia, apre la valigetta vuota e sa che gli basterà aspettare per riempirla con i $200.000 di un Gus Hansen. Ogni mattina, in America, non importa che tu sia Gus Hansen o Phil Ivey. L'importante è che tu abbia qualcuno che riempia la valigetta.
by n10juan






