Aggiornato il 27 Feb 26 da

Editoriale - "Questo morto non è morto!"

Il poker online è agonizzante? Si sta sgonfiando tutto? E' ora di celebrare il funerale? Chissà... Traxxer ha provato a tastare il polso al mercato a partire dai dati AAMS. Ed è venuto fuori che...

Gentili colleghi, siamo qui per celebrare un funerale.

Il poker online è morto?
E’ pronto tutto: i manifesti ci sono, i fiori pure, parenti e conoscenti sono schierati in prima fila, don Tribetto è pronto alla funzione.

La spesa per il poker da luglio 2011
La spesa per il poker da luglio 2011

Solo una cosa, però: il morto è lì, steso, non si muove. Però prima di celebrare il funerale bisognerebbe quanto meno essere sicuri che sia morto, no? Immaginate se questo salta in piedi durante l’omelia e si mette a ballare!

Quindi direi che prima di procedere possiamo provare a prendergli il polso.

Così, per precauzione, che non si sa mai. Giusto? Cominciamo...

Il de profundis per il Texas Holdem risuona già da tempo: schiere di aspiranti becchini ne prevedono la caduta, vedono un mercato destinato a sgonfiarsi, si disperano e si rassegnano.

E intanto, in Italia, il poker online già da un anno ha il cash game e si possono tirare le somme. Guardate la tabella a destra.

Dieci milioni in meno rispetto all’anno scorso! La barca affonda! Si salvi chi può!

E le poker room?

Poker room
Scendono tutte! Il poker si sta schiantando! Prendete i paracadute e saltate giù!

Eh già... PokerStars.it regge ma il suo milioncino l’ha perso, People’s vive un momento di difficoltà, gli altri network faticano e ci sono notevoli cambiamenti in vista.

Allora il morto è davvero morto?

Il vizietto del marketing

Il sottoscritto, indegnamente, ha una specializzazione e un certo passato nel marketing.

Per molti il “marketer” è colui che produce hamburger all’uranio impoverito o prova a vendere i frigoriferi agli eschimesi. Alcuni, purtroppo, lo fanno, ma il marketing è anche altro. Ad esempio il marketing fornisce gli strumenti per guardare i numeri in maniera disincantata e vorrei provare a condividerne qualcuno con voi.

La matrice di Boston

E’ un semplice “quadrato”, creato dal Boston Consulting Group: non vuole rivelare il segreto dell’immortalità, ma solo farci capire come è messa un’azienda in un determinato mercato.

Prima di guardarlo, però, prendiamo dei punti fissi: il poker online è la nostra “azienda” e compone quasi integralmente il segmento dei “Giochi di abilità”, che sono una parte dei cosiddetti “Giochi a distanza”, che includono anche scommesse sportive, gratta e vinci, Bingo e via dicendo.

I “giochi di abilità” pesano attualmente il 68% sul mercato totale dei giochi a distanza: questo vuol dire che su 3 euro spesi per i giochi online, 2 sono spesi per il poker. Mica male. I numeri dicono anche che, da agosto dell’anno scorso, molti segmenti di mercato sono scesi e quello che ha i peggiori risultati è il poker cash. Qui piazzerei due riflessioni di base:

1. E’ logico che i numeri attuali siano peggiori di quelli di agosto dell’anno scorso: il poker cash era appena stato lanciato e tantissime persone volevano provarlo

2. La nostra nazione vive una crisi generale, per cui anche il segmento dei giochi online risulta penalizzato (infatti scendono anche Bingo e Superenalotto, reggono solo le scommesse “spinte” da eventi come gli Europei e le Olimpiadi)

Ma torniamo alla nostra matrice, che ci dà quattro gruppi di aziende:

Matrice di Boston

Cash Cow: aziende in un settore a bassa crescita con un’alta quota di mercato

Star: aziende in un settore ad alta crescita con un’alta quota di mercato

Question Marks: aziende in un settore ad alta crescita con una bassa quota di mercato

Dogs
: aziende in un settore a bassa crescita con una bassa quota di mercato

Dov’è il poker? Semplice. Il settore dei giochi a distanza cresce poco, anzi è in flessione, ma il poker ha sempre una quota di mercato elevatissima. Tecnicamente è una cash cow, ovvero una “vacca da mungere”.

E se il morto non fosse così morto?

Mungere... ma per quanto tempo?

Domanda legittima e, se permettete, vi propongo un altro grafico che nel marketing è all’ordine del giorno, ovvero quello del “Ciclo di vita di un’impresa”.

Ciclo di vita
E’ abbastanza semplice e intuitivo: un’azienda nasce, cresce, si evolve, attraversa una fase di stabilità e poi, se non c’è un rilancio, arriva il declino. Così nel poker all’inizio c’era solo qualche fish, poi sono arrivati gli squali che hanno banchettato allegramente, oggi ci sono tanti squali e solo i più forti resisteranno e un domani resteranno pochi squali a contendersi un pescetto anemico che non servirà a sfamarli. Tutto questo, però, tra moltissimi anni.

Sì, perché la chip nel grafico indica dove si trova il poker adesso.

So bene che tanti lo vedono a destra, all’inizio del declino, ma se permettete è un abbaglio clamoroso per un motivo semplice: il mercato del poker online ha perso sì 10 milioni rispetto ad agosto dell’anno scorso, ma ne ha guadagnati 5 rispetto a luglio!

Il problema è che stiamo confrontando dati che non andrebbero confrontati tra loro se non con estrema attenzione: non si poteva pretendere che il boom del poker cash durasse in eterno, non si può pretendere di raddoppiare un mercato solo introducendo una nuova modalità di gioco per un motivo semplice, ovvero che i soldi degli italiani nel frattempo non sono raddoppiati!

Certo, molti giocavano sulle room .com, è vero, e infatti una crescita rispetto a luglio c’è stata. Tuttavia molti hanno provato il cash per qualche mese e basta, l’esplosione iniziale era in parte destinata a sgonfiarsi e questo non può in alcun modo generare un allarme.

Riassunto: il calo in questi mesi c’è stato, ma in parte è stato fisiologico per il riflusso dopo il boom del cash e in parte è stato dovuto a fattori esterni che hanno penalizzato tutti i mercati (leggi: crisi economica). Parlare di “morte del poker” alla luce di ciò è francamente eccessivo.

A quanto pare il morto non è così morto.

Ma affrontiamo l’ultimo punto.

Oggi è più dura di ieri...

Squali
Quanti squali in questo mare... 

Il punto cruciale è questo. E anche questo rientra nell’ordine del giorno in una logica di marketing.

Quando esplode un mercato i primi ad arrivare banchettano allegramente: sono precursori, sono la formica che arriva per prima sullo zucchero caduto a terra, sono quelli che sfruttano al meglio l’opportunità. Allo stesso modo, quando è esploso il poker online, i primi che hanno capito che, studiando adeguatamente la disciplina, si potevano fare bei soldi, sono stati avvantaggiati.

Tra loro c’eravamo anche noi.

Il tempo, però, passa, il mercato matura, la consapevolezza aumenta e tanta gente studia. Aumentano anche i regular, e sono sempre più forti. Così, come diceva grottesco durante il coaching di ieri, si è passati da periodi nei quali un 10% di ROI nei Sit&Go era una cosa normale a periodi come quello attuale, dove un rendimento del genere è quasi inarrivabile.

A questa situazione si può reagire in due modi:

1. Mollare la presa e andarsene dicendo “Tanto il poker sta morendo”

2. Studiare, tenere duro e lottare per diventare i migliori tra i migliori

Secondo voi uno shark cosa fa?

Certo, dipende tutto dagli obiettivi: c’è chi vuole fare del poker una semplice fonte alternativa di reddito e chi vuole diventare un professionista. Il punto, però, non cambia: se è vero la difficoltà aumenta, la varianza comunque non ci dà tregua e il contesto competitivo è sempre più difficile, è vero anche che abbiamo tutte le armi per andare avanti.

Si parla di studiare, giocare, postare mani, confrontarsi, crescere. Quello che abbiamo sempre fatto e che dobbiamo continuare a fare con più convinzione. Senza usare il calo fisiologico del mercato per giustificare il fatto che si molla la presa.

Perché gli squali siamo noi, e tocca agli altri andare a nascondersi.

E ora, per piacere, annulliamo questo funerale: il morto è vivo e vegeto.