Editoriale - Questo si chiama coraggio
In un divertente viaggio fra le personalità più acuminate del poker, ecco sbucare tutto il cuore e l'ardimento di Victoria Coren, la giocatrice capace di far comprendere l'importanza umana del dissenso.

L'era della comunicazione potrebbe essere un periodo molto piacevole per vivere. Eppure, in un mondo in cui ormai comunicare è all'ordine del giorno, diventa fondamentale saperlo fare, affinché si scongiuri il pericolo che - fra duecento anni - il nostro dizionario sia diventato ostaggio di assurdi termini da bimbominkia che ormai sono entrati di prepotenza nel nostro DNA.
Il primo esercizio che faccio per dare il mio contributo alla causa della mia meravigliosa lingua italiana è di controllare sempre l'etimologia delle parole che uso. Quella che ho controllato questa settimana, dopo aver appreso della decisione di Vicky Coren di divorziare da PokerStars, è "coraggio".
La parola coraggio viene dal latino cor habeo, ovvero - semplicemente - "Ho il cuore". Non c'è molto altro da dire sull'argomento, perché gli antichi Romani, nella loro tutt'oggi insuperata e probabilmente insuperabile potenza lessicale, avevano già spiegato tutto. Non l'incosciente, né il temerario, infatti, sono persone coraggiose, ma colui che prova passione, che ama, che ha insomma a cuore qualcosa.
Una scelta logica

Victoria Coren, il cui cognome - per scherzo del destino - sembra quasi provenire dallo stesso ceppo etimologico, di cuore ne ha vendere. Il suo gesto, di lasciare PokerStars per manifestare il proprio dissenso circa l'implementazione dei giochi da casinò, può a prima vista aprire la strada a un novero enorme di argomenti, ma in realtà - come dimostrerò in questo editoriale - è molto più semplice e naif di quanto possa sembrare. E allo stesso tempo lascia trapelare una potenza inaspettata.
Partiamo da un presupposto fondamentale: PokerStars non sta facendo assolutamente niente di illogico, o di vergognoso. Sta solo assecondando la corrente del mercato, in un momento economicamente drammatico. Tutte le poker room, infatti, pubblicizzano da tempo questi simpatici giochini acchiappagonzi accanto alla ben più fiera offerta pokeristica, compresa Full Tilt che è una sorta di costola della Picca Rossa.
Semmai, dunque, la mossa illogica era quella che PokerStars aveva deciso di portare avanti fino a pochi giorni fa: continuare a proporre solo poker, ostentando orgogliosamente la solidità di un transatlantico che buca i cavalloni in mare aperto. Una scelta che pagava in termini d'immagine, facendo della Picca Rossa l'ultimo baluardo tra l'indubbia moralità del poker e l'altrettanto certa immoralità di giochi concepiti con l'unico scopo di succhiare il sangue alla gente.
Oggi, tra l'immagine e i doveri di bilancio, Amaya ha scelto di far quadrare i secondi. Ed è una scelta più che rispettabile, per quelli che non hanno certamente la pretesa di essere dei filantropi, ma semplicemente sono uomini d'affari.
Futuri nebulosi?

La prima domanda che si pone chi vive di poker è la seguente: dato che si fa un gran parlare di mancanza di liquidità nel poker, è davvero sensato spostare nei giochi da casinò una grossa fetta (si dice il 30%) del denaro immesso dai fish, levandolo dunque al poker con il conseguente impoverimento di quel plancton che è cibo per i professionisti? E, soprattutto, ha senso farlo subito dopo aver creato gli Spin & Go, che sono un eccellente fiumiciattolo in grado di convogliare i fish di montagna nel grande mare del poker?
Se avessi la risposta, probabilmente non sarei qui a scrivere ma mi troverei in qualche luminoso ufficio pieno di quadri e di finestre, stipendiato generosamente da qualche oscura multinazionale. L'unico modo che ho di approcciare l'argomento in termini costruttivi, dunque, è ricordare che la propensione di aziende come PokerStars al suicidio è stata finora molto bassa. Immagino, dunque, che abbiano una precisa idea di quello che stanno facendo.
Ben più interessante, per chi - come me - scrive quotidianamente di poker, è andare alla ricerca delle reazioni che tutto questo genera nel mondo del gambling. Ed è per questo motivo che oggi sono qui a tributare tutta la mia stima alla signora Coren-Mitchell, perché il suo modo di agire non è solo ricco di forza e di coraggio, ma è soprattutto nobile e tracima classe da tutte le parti.
Cosa ne pensano i big del poker?
Per farmi due risate, in effetti, ho tentato di immaginare come avrebbero reagito alcuni dei personaggi più interessanti del grande acquario del poker se si fossero sentiti punti nell'intimo da questa scelta di PokerStars. Pensate, ad esempio, a uno come Colman, uno perennemente incazzato, che impreca anche allo specchio quando si lava i denti, manifestando la propria frustrazione per non riuscire a maledire col dentifricio che cola ovunque.
Di tutt'altro tenore sarebbe il commento di Daniel Negreanu, un uomo che sta sempre più tentando di ascetizzarsi, alle volte rischiando il ridicolo, ma che è suo malgrado governato dalla costante voglia di andare in direzione ostinata e contraria pur di stupire i propri followers.
Con un sorrisino malizioso ho provato a immaginare, parodisticamente, la reazione di altri personaggi molto virali del momento, come ad esempio il duro di plastica Dan Bilzerian, il supergambler stampasoldi Phil Ivey e il megaperdente Gus Hansen. Tutti rigorosamente in lingua originale.
Alla fine, però, è a Vicky Coren che ho deciso di tornare. Perché in questa affascinante donna di 41 anni ho visto ciò che nessun altro pokerista al mondo ha saputo mostrare. E cioè la facoltà, squisitamente umana, di dissentire. Di avere un'opinione contraria e di manifestarlo con gentilezza, pacatamente, senza isterismi.
Le dichiarazioni di uno come Colman sarebbero state una bomba in grado di dividere le masse tra "pro" e "contro". Quelle della Coren sono un miliardo di volte più efficaci, proprio perché lanciate con tale classe da non poter essere ignorate da nessuno.
La scelta più sincera

È proprio nella dolcezza con cui si rivolge a PokerStars, che risiede tutta la forza del suo dissenso. Là dove non c'è astio, non c'è rabbia, non c'è vendetta, allora una scelta mostra davvero di aver valore. Ed è paradossalmente nelle frasi all'apparenza meno combattive, che io ravviso tutto il coraggio di una giocatrice che sceglie - di questi tempi - di privarsi di uno stipendio fisso pur di assecondare i propri ideali di lealtà.
È proprio quando Victoria dice che "la cosa è stata così improvvisa che non ho avuto tempo di riflettere meglio sulla mia posizione, ma sapevo di dover fare qualcosa in fretta", che parafrasato significa: "So che, se ci penso troppo, sceglierò di fregarmene e di tenermi i soldi della sponsorizzazione".
Perché quella fatta col cuore, è una scelta che non ti lascia tempo di riflettere. Si racconta che il coraggio e la freddezza vadano a braccetto, ma chi vi ha detto questo non ha fatto che imbrogliarvi: il coraggio è il sentimento più caliente che possiate provare. Nel suo etimo c'è tutta la forza della vostra passione - cor habeo - scatenatasi laddove avrete scelto di usare il cuore e non il cervello per prendere la vostra decisione finale.
Victoria avrebbe potuto benissimo farci una rampogna moralizzatrice sull'uso dei giochi da banco, o sulla scarsa unità del sindacato pokeristi, o gettarsi su un piedistallo a insegnarci che non dobbiamo giocare alla roulette, perché fa male alla salute, al portafogli e all'autostima. Ma non ha fatto niente di tutto questo.
Con gentilezza, invece, s'è defilata augurando le migliori fortune a PokerStars, agendo senza riflettere - cor habeo - e dimostrando in questo modo tutto il proprio coraggio.
È a lei che dedico, oggi, questo editoriale.
by n10juan





