Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Se due vale meno di uno

Gli appassionati di cinema e di poker scalpitano nell'attesa di Rounders 2, ma cosa ci aspetta realmente sul grande schermo per il 2014? Ecco sogni, rifiuti e speranze di chi attende da oltre 15 anni...

Dostoevskij
Di ritorno da Amsterdam, mi salvò da
una perquisizione alla dogana nel 2004

Signori, è arrivato. S'è fatto attendere, eh... cavolo se s'è fatto attendere! Quindici anni, mese più, mese meno: tanti ne sono passati da quel lontano 1998, quando il 90% di noi probabilmente nemmeno sapeva cosa fosse il poker. Quando nelle sale cinematografiche usciva questo signor Rounders, ribattezzato poi in Italia "Il giocatore", per la smorfia di disapprovazione di chi - come il sottoscritto - ha amato l'omonimo romanzo di Dostoevskij (che col film non c'entra niente, eh).

Durante questo lasso di tempo il Texas Hold'em, è giusto dirlo, ha fatto passi da gigante. Da bebé incapace di camminare è oggi un adolescente forte e vigoroso, che ha ammiratori in tutti gli angoli del mondo. E tutto ciò, giusto dirlo, grazie anche a Rounders e ai tanti film che sono usciti dopo di lui. Nessuno all'altezza, giusto dire anche questo, nonostante sforzi di produzione a volte ammirevoli, come nel caso di Lucky you (ancora una volta ribattezzato a caso, in Italia, "Le regole del gioco"), con tanti giocatori veri e con attori del calibro di Eric Bana e Robert Duvall, bravi e impotenti di fronte alla pochezza di una trama povera e superficiale.

Rounders, no. Rounders era diverso. Pur essendo stato fra i pionieri, il lavoro di Brian Koppelman e David Levien ha avuto un enorme merito: quello di non fermarsi alle apparenze. Quello di scandagliare all'interno di un mondo troppo complesso e variopinto per ridurlo alla pur spettacolare giostra di un bloody river o di un bluff troppo audace.

Un lavoro profondo

knish
Mike McDermott e Joey Knish, ovvero
le due facce opposte del poker

Rounders non si ferma a questo. Le dinamiche di gioco sono oneste: non proprio realistiche, ammettiamolo - è pur sempre un film - ma quantomeno oneste. E i personaggi, soprattutto, sono profondi e molto ben delineati. C'è il giovane appassionato che vuole conquistare il mondo con la propria abilità (Matt Damon); c'è la fidanzata accecata dai pregiudizi, che non capisce e non capirà mai (Gretchen Mol); c'è l'amico che se potessi uccideresti, ma non puoi (Edward Norton), l'antagonista affascinante che non è cattivo per definizione ma fa solo il proprio mestiere (John Malkovich), perfino il regular che rappresenta la faccia cauta e impiegatizia del poker (John Turturro).

Rounders non raggiunge l'eccellenza, anzi si ferma molto lontano da essa, ma è davvero un bel film e questo è già più che sufficiente. E siccome i sequel, da quando è stato creato il cinema, fanno sempre pena con pochissime eccezioni (mi viene in mente solo il meraviglioso Arma Letale 2, ma probabilmente qualcuno di voi tirerà fuori altri "numeri 2" vincenti...), la gioia per l'attesa di Rounders 2 si trasformerà presto in angoscia: sarà in grado questo sequel di distruggere quanto di buono costruito dal suo predecessore?

Arma Letale 2
"Ehi Leo, ma tu che c... hai visto?" - Una scena memorabile di uno dei pochi sequel memorabili!

E dato che, fondamentalmente, più che fantasticare nell'attesa della "prima" noi non possiamo, quello che farò sarà elencare le quattro cose che spero vivamente di non dover essere costretto a vedere in questo film. Ovviamente la lista può essere allungata a dismisura, ma io mi accontento di questo: sarebbe già un bel passo avanti non dover assistere a...

1. Una trama superficiale

dosso
Te l'ho detto che c'era il dossooooo!

Pur maestri indiscussi di cinema, gli americani ci hanno abituati (sia letterariamente che cinematograficamente) a concepire idee straordinarie, assolutamente geniali, per poi perdersi a svilupparle in modo ovvio e superficiale. "Perché lo fanno?", direbbe Corrado "Vulvia" Guzzanti, "bisogna che qualcuno ci va a parla'!".

È successo così tante volte che ormai è diventato un marchio di fabbrica tipicamente statunitense: due inseguimenti, qualche sparatoria, macchine con la scocca imbottita di tritolo, che fatalmente esplodono al contatto con il primo sassolino. E le premesse, spesso, son finite lì. Le pistole hanno il loro fascino nel vecchio west, ma nel mondo del poker, tranne in rari casi, non ce ne sono e non ce ne saranno. E noi non le vogliamo vedere. Punto.

2. Un supercattivo troppo cattivo

cattivo
L'agghiacciante Hans Landa: uno dei
cattivi più cattivi della storia del cinema

Si fa un gran parlare, in questi giorni, del prossimo antagonista, che ovviamente non potrà più essere Teddy "John Malkovich" KGB, già umiliato dal protagonista. Chi dice De Niro, chi dice Wanna Marchi, quel che è certo è che il buon Teddy, nel primo capitolo, ha avuto un ruolo straordinario: quello di ricordare a tutti che non occorre essere marci dentro per poter essere antagonisti di rispetto.

KGB non è animato da quell'insana bastardaggine, tipica del cinema a stelle e strisce, che ti fa rimescolare le budella e odiare il cattivo a tutti i costi. KGB è un po' antipatico, questo sì, ma molto meno di Mike Matusow o Phil Hellmuth, che cattivi nell'anima non sono affatto. Anzi, è perfino corretto, quando alla fine ammette la sconfitta magnificando le lodi del proprio avversario. È vero: le grandi storie si basano sui grandi conflitti, ma noi vorremmo un cattivo onesto, un po' viscido magari, ma - per una volta - non per forza un fanatico criminale così assetato di sangue da volerlo morto in una pozza di sugo e polenta già sui titoli di testa.

3. Giocatori pupazzi

Barry Greenstein
"Barry, ci faccia un'espressione sorpresa"
"Ok, eccola" - "Il prossimooo!"

Una delle trovate più interessanti di "Lucky you" è il fatto di aver scritturato molteplici stelle del poker per recitare piccoli cammei al tavolo, facendo più che altro presenza passiva durante le mani che coinvolgono i protagonisti. Tutto molto bello, ma se anche le sole facce di Sam Farha, Daniel Negreanu e Barry Greenstein rendono nettamente più figo il film, è anche fastidioso notare come nessuno di loro si azzardi mai a proferire verbo. Possibile che siano attori così cani da non poter nemmeno tentare di inculcar loro un paio di battute?

tommak, in una Newsbox di qualche giorno fa, aveva scherzosamente designato Tony G come "cattivo ideale" di Rounders 2. Sarebbe magnifico: non arrivo a domandare tanto, ma almeno che i vari eroi di questo sport che verranno coinvolti nel progetto non siano dei manichini incapaci di intendere e di volere, questo sì. Ma volete mettere un Tony G che elimina Teddy KGB dal Main Event e gli urla, mezzo ubriaco: "Russian? On your bike! Who's the captain now? Give me more russians!"...

4. Le scale reali

scala reale
Chiude scala reale con 75s, contro KQs,
88 e A6. Dateci l'action preflop!

Basta. Non se ne può più. Ogni film che incroci anche solo lateralmente il concetto "poker" tira fuori una scala reale. Chiunque, a Hollywood, chiude una scala reale dopo dieci mani di gioco. Lo fa Maverick, lo fa James Bond, lo fa perfino Lancey Howard contro Cincinnati Kid. Basta!

Qualcuno spieghi, per favore, agli sceneggiatori americani che non c'è alcuna bravura nel fregare tutti i soldi all'avversario voltando ebbri di vittoria un royal flush. Che anzi spesso la skill pokeristica è proprio quella opposta: quella del vecchio e insospettabile "Asso"-Celentano, che fa foldare un poker a quell'imbecille del Marsigliese con una coppia di 7.

E anche se perfino Rounders una scala reale ha dovuto infilarcela per forza (non la chiude Matt Damon, ma la appioppano a Johnny Chan nel Main Event '88, trasformando il suo straight in un goffo straight flush che la dice lunga sulla preparazione pokeristica degli sceneggiatori hollywoodiani), noi di scale reali non ne vogliamo più. Sono rare: troppo rare. E rare restino, per piacere.

Insomma...

Comunque vada, ci sarà ancora da attendere un bel po'. Ma niente ci vieta di desiderare già adesso che Rounders 2 non sia un emerito disastro, e che di flop se ne vedano tanti sullo schermo e pochi al botteghino. Nel poker, lo sappiamo fin troppo bene, il 2 vale molto meno dell'1 (o asso). Speriamo che non sia così anche questa volta...

by n10juan