Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - Se essere se stessi non bastasse?

Una linea di confine sottile eppure gigantesca divide il pokerista che sogna da quello che ce l'ha fatta. Ma è sensato avere un modello d'ispirazione e rinunciare a una parte della propria individualità?

Nando Mericoni
Tu mme provochi...

Ci sono film lunghi due ore, in cui non succede assolutamente niente. A volte, invece, un video di due minuti è sufficiente per aprirti un mondo intero. Quello che abbiamo pubblicato ieri sera, a me, ha fatto proprio questo effetto, e fondamentalmente devo scusarmi con voi: avrei dovuto quantomeno spiegarne il contenuto, a uso di chi non ha dimestichezza con l'americano, ma non l'ho fatto.

Sentivo sempre più forte, infatti, l'idea che quel piccolo video meritasse un approfondimento, e quale idea più semplice che non dedicargli questo editoriale? Per farmi perdonare, dunque, inizierò col riproporre il video in questione, stavolta corredato da una seppur rozza parafrasi.

Come sapete, se avete letto l'articolo, la brevissima intervista tripla di PokerStars mira a scovare, nel passato di questi grandi campioni, la figura che li ha ispirati, vestendo il ruolo di modello di vita per tre sognatori che alla fine ce l'hanno fatta.

Who shaped you? - Chi ti ha formato?

Steve Paul-Ambrose
Steve Paul-Ambrose, mentore di Timex

Vanessa Selbst indica la propria madre Ronnie, che è venuta a mancare 10 anni fa. Laureata al MIT, proprio come Vanessa, aveva un carattere forte e ricco d'inventiva. Particolare fondamentale: anche lei amava il poker, e anche per questo motivo ha sempre sostenuto e incoraggiato le ambizioni della figlia, spingendola a eccellere in questo durissimo campo, dominato da una sorta di tacita dittatura maschile.

Per Mike McDonald la storia assume caratteri un po' meno poetici. Timex rivela che il suo modello di vita è stato un collega e amico: il connazionale Steve Paul-Ambrose, giovane pokerista canadese che nel 2006 vinse la PCA (nonché $1.4M), quando ancora faceva parte del circuito WPT.

Infine torniamo a provare un piccolo brivido quando parla il simpatico Antonio Esfandiari, il quale sceglie suo padre come fonte d'ispirazione. Uomo d'affari benestante in Iran, Bejan Esfandiari nel 1988 decise di trasferirsi con la propria famiglia negli Stati Uniti, ricominciando tutto da zero pur di evitare ai propri cari gli orrori della guerra che stava sconvolgendo il Medio Oriente.

Pochi mesi più tardi, la madre di Antonio chiederà il divorzio e tornerà in Iran, lasciando Bejan solo a crescere due figli. Da lui, Antonio dice di aver imparato non solo tenacia e determinazione, ma anche la gioia di sorridere, di ballare sui tavoli, di vivere, insomma. Non è un caso se, quando il Mago vinse il Big Drop, la sua dedica fu immediata: "Voglio donare il braccialetto a mio padre. Perché ha dato tutto per me, e credo sia l'uomo più grande del mondo".

Qualcosa su cui riflettere

essere se stessi
Secondo me ti beccano

Qualche tempo fa mi capitò di fare un simpatico esperimento. Domandai a gran parte dei miei conoscenti quale fosse il loro modello di vita, la persona a cui si ispiravano quotidianamente o che era stata fonte d'ispirazione in passato. Con mia grande sorpresa, circa il 70% degli intervistati (100% delle donne) mi diede la stessa risposta: "Non ho mai avuto modelli di vita, perché il mio modello sono sempre stato io".

Molti, addirittura, lo fecero un po' piccati, quasi a volermi moralizzare sull'argomento, o comunque prodigandosi a convincermi che avere un ispirante possa in qualche modo sminuire l'individualità dell'ispirato. La questione m'è tornata in testa quando ho incocciato questo video, e subito dopo averlo visto (più volte, perché anche il mio americano fa schifo) mi sono venuti in mente almeno due spunti su cui riflettere.

Primo: non bisogna confondere "modello di vita" e "idolo". È una differenza che può sembrare sottile, ma in realtà è abissale. La Selbst, McDonald ed Esfandiari sono stati piuttosto chiari sull'argomento, citando persone che conoscevano, e il cui apporto in termini di passione poteva dunque essere caldo di contatto. Viceversa, un idolo (magari alieni come Stu Ungar o Chip Reese) è più spesso fonte di venerazione: un sentimento freddo, che difficilmente può ispirare a lungo.

Chip Reese
Certo Chip Reese sarebbe comunque un gran bel modello...

Secondo: nessuno dei tre ha citato il proprio modello come un prototipo le cui orme vanno ricalcate fedelmente. Nel caso della Selbst e di Esfandiari, addirittura, la fonte d'ispirazione non è un pokerista, ma semplicemente qualcuno da cui era possibile trarre l'insegnamento della determinazione, della tenacia. Qualcuno che ha mostrato ai loro occhi di bambini una forza così sovrumana da lasciar loro uno dei più bei messaggi che un genitore possa dare ai propri figli: "Nulla ti sarà precluso, se ti ci applicherai con volontà e passione".

Nel caso di Mike McDonald, invece, la figura scelta è effettivamente quella di un pokerista, ma dalle parole del campione si evince chiaramente come non sia Stevejpa il suo vero modello, quanto ciò che la sua figura rappresenta. Ovvero l'idea di un giovane che, con un colpo di reni, riesce a saltare l'asticella e modificare radicalmente la propria vita, proprio come avvenne a Steve Paul-Ambrose, quando si ritrovò milionario a soli 23 anni.

Un confine sottile, eppure gigantesco

Muzio Clementi
Muzio Clementi, con la sua sonata in si bemolle maggiore, ispirò il meraviglioso Flauto Magico di Mozart. Giudicate voi...

Quella linea, che separa coloro che sognano dai coloro che invece ce l'hanno fatta, è l'incubo e la chimera di quasi tutti noi. Così lontana eppure così incredibilmente vicina, la striscia di confine tra passatempo e professione finisce a volte con il tormentarci. È allora che ci sembra che essere noi stessi non sia più sufficiente, e che se qualcun altro c'è riuscito, forse sarebbe il caso di sbirciare come ha fatto.

In questo, avere un solido modello di vita può esservi di grande aiuto. Non sminuisce la vostra individualità, né cancella il valore di tutto ciò che avete fatto. Qualsiasi creazione non nasce dal nulla, ma richiede una materia prima. Che quella materia sia un composto della vostra genialità, dei vostri sogni e dei sentimenti ispirati spotaneamente da un padre, una madre, un amico... questo non mortifica affatto ciò che avete creato.

Del resto - sarà retorico dirlo - sono convinto che una delle più alte conquiste della vita umana sia poter dire, un giorno, di essere sereni con se stessi e felici di ciò che si è. E non per sembrare fighi e originali, come la maggior parte di chi mi rispose - con una certa spocchia - quando tentai l'esperimento di cui vi ho parlato.

Far vibrare le corde

Bejan Esfandiari
Antonio Esfandiari con suo padre

Per arrivare a questo punto, di immensa maturità, temo sia quasi un obbligo quello di contemplare la passione, la rabbia, la determinazione, la tenacia, l'amore o chissà cos'altro nei gesti di chi ci dimostra quotidianamente che l'impossibile non è un problema. Che sia una madre puntata contro il maschilismo, o un amico che diventa milionario con la propria intelligenza, oppure infine un padre che rinuncia alla propria vita per costruirne una migliore per i figli... non fa molta differenza.

Perché non sono le loro gesta, la vera fonte d'ispirazione, quanto la vibrazione emessa dalle corde che quelle gesta hanno fatto muovere dentro di noi. Ed è un suono davvero tutto nostro, di cui non dovremmo vergognarci, perché l'ispirazione è ovunque e guardatevi da chi sostiene che non s'è mai ispirato a nessuno in vita propria, perché probabilmente sta mentendo.

E forse, un giorno, saremo proprio noi a essere il modello di qualcun altro. Che sia esso un figlio, un amico, o un perfetto sconosciuto. Qualcuno che ha letto qualcosa di lucente nella nostra vita, e ha provato così tanto calore da giurare a se stesso che quello sia un buon modo di condurre la propria esistenza. Vi auguro, come auguro a me stesso, che quel giorno arrivi in fretta. Dev'essere davvero una soddisfazione come poche.

by n10juan