Editoriale - Stranezze, ma ben travestite
C'è un'illusione ottica strana e subdola, che da quasi un decennio getta fango a non finire sul poker. Di cosa si tratta, e come possiamo combatterla coi mezzi a nostra disposizione?
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| Guardate i quadrati A e B |
Ci sono aspetti della nostra vita che all'apparenza ci sembrano fatti straordinari, e che invece rappresentano normalissimi eventi della realtà. Prendete ad esempio l'immagine qui a destra. A prima vista una comune scacchiera con i classici quadrati colorati. Se vi dicessi che il quadrato con la lettera A e quello con la lettera B hanno lo stesso identico colore, mi credereste?
Assurdo, vero? Eppure è proprio così. Se non vi fidate, scaricate questa immagine sul vostro photo-editor di fiducia e controllate voi stessi col contagocce. La verità è che l'occhio non percepisce la luce obiettivamente, ma in maniera del tutto soggettiva, confrontandola cioè con i punti di riferimento che disperatamente può trovare negli immediati dintorni.
L'unica cosa che possiamo dire delle illusioni ottiche, in ogni caso, è che della spiegazione non ci frega veramente niente. Anzi, sapere di che si tratta non fa che ovattare la meraviglia di chi guarda. Non fa che rovinare tutto. L'illusione ottica è bella perché sappiamo che è un evento assolutamente naturale, ma lo percepiamo comunque come straordinario.
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| Ditemi che fa lo stesso effetto allucinante anche a voi, vi prego... |
Al contrario...
Esistono poi aspetti che all'apparenza sono fatti normali, e che invece se avessimo un po' più di acutezza dovrebbero stupirci pesantemente. Per spiegare meglio il concetto, ho scelto tre esempi brevissimi. Eccoli:
1. La triste storia di Piggy il salamino
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| Non vi ci affezionate: fa una brutta fine |
Vi trovate al ristorante con i colleghi di lavoro. Al cameriere che ha preso le ordinazioni avete appena richiesto un antipasto di salumi nostrani misti e ora triturate grissini nell'attesa che il piatto faccia la sua comparsa. A un certo punto il cameriere arriva e vi porta effettivamente un bel vassoio pieno di ogni genere di insaccato, ma subito dopo averlo piazzato sul tavolo tira fuori anche un album di fotografie e ve le mostra.
"Guardi", dice, mentre indica l'immagine di un dolcissimo cucciolo di porcellino. "Questo è Piggy, il maiale che è stato macellato per ottenere questi buonissimi insaccati". Non contento, gira pagina e dinnanzi a voi compare la foto di quattro bambini in lacrime. "E questi sono i quattro fratellini che lo hanno cresciuto, prima che finisse al mattatoio. Buon appetito, signori!", e se ne va.
Se la storia che vi ho raccontato vi sembra surreale, riflettete sul fatto che è esattamente ciò che vi capita ogni qual volta comprate un pacchetto di sigarette. State pagando un oggetto che vi viene apparentemente sconsigliato (in maniera anche piuttosto macabra) dalla stessa entità che lo produce. Un'ipocrisia assurda, che però, per abitudine, abbiamo imparato a tollerare come assolutamente normale.
2. Il mistero della casa infestata dagli agenti immobiliari
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| La pubblicità è l'anima del commercio |
Il vostro matrimonio è ormai cosa organizzata e avete finalmente deciso di comprare una casa tutta vostra nella periferia di Milano. State parlando con l'agente immobiliare, che vi prospetta un vero affare, ma anziché portarvi a fare un sopralluogo accende il proiettore e vi mostra diapositive che non c'entrano niente.
"Questa è la Pianura Padana", ulula orgoglioso mentre sul muro appare una cartina geografica. "Qui fin dai tempi dei Romani pascolavano floride greggi e venivano prodotti vini buonissimi".
- Sì, ma parliamo di un trilocale?
- "I Celti la invasero nel IV secolo a.C., ma non abbiate paura, oggi i Celti non rivestono più alcun..."
- Sì, ma le spese di condominio?
- "Qui nel 313 venne scritto l'editto di Costantino, col quale si dava vita alla cristianità..."
Alla fine, dopo sei ore di malloppo storico-teologico e altrettante di pressanti richieste, l'agente immobiliare tira fuori dalla ventiquattrore una cartaccia appallottolata che mostra una piantina dell'appartamento disegnata goffamente a matita. "Allora, la prendete?", domanda con impazienza.
Se ancora una volta avete ridacchiato o storto il naso, sappiate che ogni singola pubblicità di ogni singolo medicinale rispecchia questa storiella. Per il 95% dello spot assistiamo a scene bucoliche di vita familiare, poi, negli ultimi cinque secondi, la voce narrante diventa supersonica per elencare tutte le controindicazioni del farmaco, cioè l'unica informazione realmente importante. E così, se sono un diabetico e non posso prendere una pastiglia per il mal di testa, lo devo sapere a 320 km/h. Sempre che riesca a coglierlo.
3. L'esempio che ci riguarda da vicino
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| "Le misuro la pressione delle gomme?" |
E così eccoci giunti al punto cruciale. Immaginate che una persona abbia avuto un principio d'infarto e si rechi dal medico per un check-up. Il dottore lo visita, gli trova la glicemia a 700, 50 kg di sovrappeso, il colesterolo che ormai si può misurare direttamente con la stecca dell'olio, ma alla fine della seduta gli prescrive un paio di ciabatte anatomiche.
- Ma come?
- "Lei è obeso: se cammina meglio, le sue ginocchia trarranno giovamento".
- Ho capito, ma io rischio un ictus da un momento all'altro!
- "Sì, ma vedrà che se le sue gambe sono più rilassate anche il suo stress generale diminuirà un pochino".
Risultato: il tizio si becca un infarto 5 giorni dopo e viene salvato per miracolo.
Ancora una volta vi sembrerà che questa storia sia insulsa, ma in realtà basta che sostituiate il paziente all'italiano medio, il medico al giornalista e le scarpe non anatomiche al poker. E la storiella comincia a prendere senso, raccontandovi esattamente cosa sta accadendo oggi al gioco del poker in Italia.
Una campagna puramente diffamatoria
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| L'articolo de "La Provincia" |
Sono incredibili gli attacchi giornalistici a quello che ancora oggi si cerca disperatamente di dipingere come un gioco d'azzardo unicamente legato alla fortuna e principale responsabile di ogni genere di ludopatia. Il più delle volte i suddetti attacchi sono conditi da falsità e omissioni che però nessuno si dà la pena di smascherare, altre volte sfiorano addirittura il ridicolo.
Sentite, ad esempio, cosa scrive la Provincia di Como: "Si chiama Texas Hold'em (letteralmente: tienitele, non buttare via le carte). In televisione ne trasmettono sfide milionarie: alla faccia della tv educativa, ma ha un audience altissimo, sostengono. [...] Questa è l'ultima frontiera del gioco d'azzardo che più d'azzardo non si può, un Poker basato sul concetto di cambiare meno carte possibili e [...] al Poker Texano ci si può rovinare. Il piatto più povero di questo gioco parte dai diecimila euro: con meno soldi in tasca, non si comincia neanche".
Questa è solo una parte dell'articolo (qui trovate un sunto alternativo), ma avete già capito benissimo di quale razza di campagna io stia parlando. E se mi volete contestare che la Provincia di Como sia una realtà giornalistica locale, pensate ai pesanti (e spesso ingiustificati o malamente dimostrati) attacchi di scrittori bravi e apprezzabili come Roberto Saviano, di comici straordinari come il simpatico Maurizio Crozza, di programmi tv celeberrimi come "Le Iene" (assurdi soprattutto se si pensa che quest'ultimo va in onda sullo stesso canale che poi propone anche "Pokermania").
Pensate a ciò che scrive il Corriere della Sera (non certo una realtà giornalistica locale), che il 24 marzo scorso è uscito con un articolo pieno di falsità e inesattezze per demonizzare il poker, additandolo in pratica come una delle principali fonti di ludopatie. Articolo che potete liberamente consultare e che terminava in questo modo: "il gioco d’azzardo colpisce le fasce più deboli della popolazione che hanno la possibilità di giocare ora poste sempre più alte, comodamente seduti davanti al pc di casa, liberi di rovinarsi a colpi di all-in e facendo finta di dimenticare che alla fine, sui grandi numeri, il banco vince sempre".
Il banco vince sempre
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| Jack Ury: a 97 anni ha giocato il Main WSOP |
Già, il banco. La ciliegina finale che serve a far capire quanto queste persone siano a conoscenza della materia di cui scrivono. E se il Corriere esce con un pezzo come questo, noi che speranza abbiamo di far comprendere alla gente che il poker coinvolge, sì, anche l'azzardo, ma ha pure mille altre sfaccettature, molte delle quali sono encomiabili?
Che speranza di render noto come il poker sia in grado di azzerare le discriminazioni sociali, razziali e perfino quelle legate alla disabilità? Come giocatori dalla pelle di diverso colore, dal differente credo religioso, distanti anche tre generazioni e perfino senza braccia e gambe possano condividere lo stesso Final Table, e arrivarci solo con meriti propri, perfino partendo da un satellite con pochi euro.
Non c'è disciplina olimpica, non c'è sport al mondo che unisca allo stesso tavolo uomini e donne, neri e bianchi, alti e bassi, poveri e ricchi, novantenni e diciottenni, palestrati e mutilati. E che conceda a tutti le stesse identiche possibilità: senza handicap, senza favori, senza agevolazioni per via di un procuratore molto bravo o di uno sponsor che impone sudditanza.
Questo, però, i giornali non lo scriveranno mai. Tocca a voi farlo presente. Tocca a chi il poker l'ha capito, amato e vissuto spazzare via questi ridicoli pregiudizi e far capire alle mamme che matematica, calcolo, intelligenza, intuito, nervi d'acciaio, memoria, concentrazione e freddezza su questo tavolo valgono più di ogni azzardo.
Abbiamo una grossa responsabilità. Usiamola con giudizio. La conoscenza è sempre stata la forza di ogni umanità. E noi siamo fra i pochi che sanno che il banco non vince sempre. Quantomeno, non in questo gioco.
by n10juan






