Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - The Mouth. La faccia naif del poker

Fra i tanti personaggi vincenti dell'Hold'em, ce n'è uno che non cambierà proprio mai. È competitivo, appassionato, rabbioso. E dice un sacco di parolacce. Ma ha il cuore di un bambinone. Ecco la storia di Mike Matusow, il bad guy del Rio.

Mike Matusow
Una scena piuttosto comune

Quando Mike Matusow salta, s'indigna, urla... quando batte sul tavolo quella mano gigante, che più che una mano assomiglia a una fiorentina poco cotta... e quando s'impenna, sbraita, fa il pagliaccio e lo spaccone, quando dice a tutti: "Oggi avete perso, oggi non ce n'è per nessuno, oggi sono il re", nessuno - ma proprio nessuno - s'indigna.

Questo numero di magia va in scena regolarmente ogni anno su tutti i tavoli di poker più frequentati. L'ultimo è quello del Rio: si stanno giocando le World Series 2014 e Mike vince un piattone esagerato. Prima che esca l'ultima carta, con la sua solita spacconeria, urla a tutti: "Se becco questo pot giocherete per il secondo posto, stasera. Lo sapete, vero?". Dopodiché aggiunge: "Me lo merito, dai!". E ovviamente lo fa gridando. E ovviamente il "dai" è una nostra aggiunta eufemistica, perché la sua espressione è molto più colorita.

Il piatto, Mike, lo vince, e quando - mentre lui sta saltellando come un canguro per tutta la Amazon Room - un floorman molto zelante gli infligge un giro di penalità definendo il suo comportamento "scandaloso", ti aspetti che tutto il casinò s'alzi in piedi e applauda il floorman bofonchiando frasi del tipo: "Era ora, non se ne poteva più".

Il prodigio d'un mago

Harry Potter
È opera tua, piccolo rompiscatole?

Invece accade l'esatto opposto. I giocatori s'indignano. Protestano, perfino. Compreso quello che ha perso il megapot contro The Mouth. Owais Ahmed, Joe Tehan, Thomas Keller e tanti altri twittano tutto il loro disappunto per la penalità comminata al rude e chiassoso avversario. È forse, questa, magia? Il portento d'un Harry Potter in erba ("Ma erba de quella bbona, quella che tte fa vvolà", diceva Corrado Guzzanti)? Un esperimento d'ipnosi collettiva?

Mike Matusow è l'avversario che non vorresti mai avere al tuo fianco durante una partita importante. Non tanto perché sia forte (anche se forte lo è, eccome). Ma soprattutto perché parla. Tanto, tantissimo. È così logorroico che, in quel fiume di parole e parolacce, insulti e risate, battutacce e scongiuri, anatemi e complimenti, errori e pensieri e trovate e istinti e inganni... i giocatori meno esperti rischiano seriamente di affogare.

Ma, nonostante ciò, averlo al tavolo è un onore per tutti. E non è piaggeria, o peggio un sadico amore per il ridicolo: è semplicemente il tacito e onesto tributo a una delle facce più conosciute e amate del poker moderno. È il rispetto nei confronti di un personaggio che, con le sue spigolosità e con i suoi difetti, ha dato al poker tutta la propria vita. E molti giovani giocatori lo riveriscono per questo.

Uguale fin da piccolo

Mike Matusow
Ehi, tipo, smamma o ti gonfio

Mike nasce il 30 aprile del 1968, nella caotica Los Angeles, in California. I suoi genitori, che gestiscono un negozio di mobili, capiscono subito che il proprio figlio ha una propensione innata a mettersi nei guai. In effetti il piccolo Mike è competitivo fino alla morte. Lo è così tanto da detestare che qualcuno gli dica cosa fare. Compresi i bulli del quartiere, ai quali risponde sempre a tono e senza mai arretrare di un millimetro, finendo spesso per prendere un sacco di botte.

Per sfogare la sua rabbia e la sua competitività, Mike si dedica a un'impressionante serie di attività sportive. Spara al poligono, costruisce auto da corsa, nel bowling diventa così forte che riesce a fare anche 300, cioè il punteggio massimo: 12 stike di fila. Conoscendo il personaggio, amo immaginare il momento in cui - per la prima volta - il giovane Matusow termina la partita con un 300 bello pieno.

Lo immagino facilmente, perché è ciò che accade a tutti noi: prima l'immensa gioia di aver superato un grande traguardo, poi quella tipica sensazione d'intorpidimento. La gioia si raffredda a poco a poco, i complimenti di avversari e spettatori sembrano voci sempre più flebili e lontane. E alla fine è come essere ingoiati da un enorme e buio vuoto. Un vuoto dal quale abbiamo compreso di poter uscire in un solo modo: cercando in fretta un nuovo traguardo da superare.

Mike Matusow, quel traguardo, lo trova nel poker. E sboccia così il più grande amore della sua vita. A dire il vero il suo approccio pokeristico non è dei più convenzionali: a 18 anni comincia scoprendo i videopoker del Maxim Casino. La sua indole combattiva si riversa brutalmente su quelle macchine infernali, costringendolo a rubare ingenti quantità di denaro dalla borsetta della madre, e addirittura a finire in ospedale per le lesioni muscolari provocate a spalle e braccia da 16 ore di compulsivo clicking quotidiano.

L'incontro con l'Hold'em

Scotty Nguyen
Il primo grande avversario alle WSOP

Ormai assiduo frequentatore dei Gamblers Anonimi, a 21 anni conosce il rounder Steve Samaroff, che ne legge le potenzialità e lo porta con sé nel mondo del Texas Hold'em. Mike, che è un po' pazzo ma tutt'altro che stupido, capisce che se vuole eccellere in quel mondo così complesso deve prima studiarlo a fondo. All'epoca non esiste la smisurata varietà di libri di teoria che oggi si possono trovare ovunque, e dunque l'unico modo è frequentare attivamente i tavoli.

Per questo motivo, si fa assumere come mazziere fra l'esercito di dealer che affollano la città di Las Vegas. Con una piccola ma determinante differenza: gli altri dealer distribuiscono le carte cercando di non commettere errori; lui, invece, lo fa cercando di studiare gli errori dei giocatori al tavolo. E lo fa così bene che, quando finalmente si sente pronto e partecipa ai suoi primi (piccoli) tornei, li vince tutti uno dopo l'altro.

Nel 1997 decide che è il momento di fare sul serio e s'iscrive al proprio primo torneo WSOP: un Omaha 8-or-better. Mike è la rivelazione di quel torneo, che non arriva a vincere solo perché nell'HU finale si scontra con un volpone del calibro di Scotty Nguyen. Fra i due nascerà un'amicizia, tanto che l'anno seguente Matusow guadagnerà $333.333 dopo aver pagato a Nguyen un terzo del fee per il satellite che portò il vecchio Scotty a vincere il Main Event.

Un finale troppo noto

Mike Matusow
Non sono scommesse da fare...

Il resto della storia di Mike Matusow è noto a tutti: la dipendenza dalle droghe, la scommessa (persa) di $2M con Ted Forrest sulla perdita di peso, la condanna a sei mesi nel carcere di Clark County, il suo ritorno in grandissimo stile, vincendo oltre 2 milioni quello stesso anno (il 2004). A 45 anni suonati, The Mouth ha vinto 4 braccialetti, e la sua versatilità è evidente dato che si tratta di quattro varianti diverse: No-Limit Hold'em (1999), Omaha Hi/Low (2002), No-Limit Deuce to Seven Draw (2008), Seven Card Stud Hi/Low (2013).

Ma ciò che lo ha reso celebre sono i cosiddetti "meltdown", ovvero le sbroccate totali - suo marchio di fabbrica - che in una sola mano annullano con una follia il gioco perfetto di ore. È il tributo di questo giocatore straordinario a una delle sfaccettature più pittoresche di questo grande gioco: basta un attimo, un solo attimo davvero, e si può perdere tutto.

Perché nel poker, come nella vita, non si è mai certi di nulla. Il confine fra la polvere e l'altare è talmente sottile che solo a distrarsi un momento si rischia di bruciare ogni cosa. È questo uno dei lati più sadici e al contempo meravigliosi che lo hanno reso uno dei giochi più amati al mondo. E Mike Matusow, che la sua vita l'ha sempre bevuta tutta d'un fiato, senza troppo badare alle previsioni, ha sinceramente il diritto di saltare in aria dopo aver vinto un megapot.

È uno che ha vissuto sempre dentro a un mazzo di carte. È uno che al tavolo ha pianto, in mondovisione, senza tanto curarsi di avere una telecamera puntata alla testa. È uno che i sentimenti non sa proprio tenerseli dentro, e questo è ciò che apprezziamo dei bambini: dice quel che pensa, pensa quel che dice. E paga di persona. Pur con tutti i suoi difetti, non può non piacere uno così.

I giocatori che amano il poker, tutto questo, lo sanno. Forse è arrivato il momento di spiegarlo anche ai floormen...

by n10juan