Editoriale - Un dado a mille facce
Autostima, strategia, livelli di sfida sempre nuovi, denaro, ma soprattutto libertà. Abbiamo domandato a cinque buoni giocatori per quale motivo amano il poker. E i risultati sono stati sorprendenti...
Quando, nel 2005, iniziai con passione a giocare a Texas Hold'em online, il mio primo impulso fu quello di coinvolgere i miei amici e cercare di mostrar loro quale enorme divertimento nascondesse questo gioco. La loro risposta fu inizialmente di esplicito interesse, ma poi, quando si trovavano faccia a faccia con il client, quasi tutti si dimostravano svogliati, annoiati o addirittura irrimediabilmente incapaci. Sempre ammesso che non lo rifiutassero a priori come una pratica immorale (perché c'erano anche quelli).
Pochi mesi fa, ripensando per caso a questa storia, mi viene in mente il fatto che dopo 8 anni ancora le cose stanno esattamente come allora: io continuo a giocare, anche se in maniera del tutto amatoriale, e i miei amici continuano a fregarsene completamente, alle volte giudicandomi un inguaribile smanettone. Ma dato che l'iscrizione nel registro degli over 30 mi ha reso sempre più incline a compensare mentalmente i miei galoppanti acciacchi atletici, mi rendo conto solo ora che non ho mai cercato una risposta. Per quale ragione gioco a poker? Cosa ci trovo di così emozionante? E voi? Voi perché lo fate?
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| Io (a sinistra) e i miei amici, fra 50 anni, davanti a un client di poker... |
Per darmi la migliore delle risposte, ho deciso di ignorare me stesso e ho invece rivolto questa stessa domanda a cinque persone che conosco e che, pur non essendo dei veri e propri professionisti, hanno fatto del poker un lavoro, tanto che alcuni di loro ci campano agiatamente guadagnando ogni mese più di quanto io possa desiderare.
Con mia enorme sorpresa, tutti e cinque mi hanno dato risposte completamente differenti. Talmente differenti che ho scelto alla fine di lasciar perdere: se facessi la stessa domanda a ognuno di voi, probabilmente trovereste tutti un lato nuovo della questione. Come se fosse un dado a mille facce, infatti, questo gioco ha un potenziale praticamente infinito. Ora, però, che ho tirato il sasso, è giusto anche che vi mostri la mano, o meglio che vi racconti le risposte che i cinque magnifici grinder mi hanno dato per giustificare la propria passione.
1. Il poker mi dà la possibilità di dimostrare a tutti che sono il più forte e il più intelligente al tavolo.
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| Visto? Sono il più figo... |
Il ragazzo che mi ha risposto così gioca prevalentemente Omaha e guadagna cifre a tre zeri ogni mese. Qualche anno fa ci cimentavamo in sfide di calcolo mentale all'ultimo sangue e nella maggior parte dei casi lo distruggevo. Ma oggi, a distruggermi al tavolo, è lui, perché la sua determinazione nel dimostrare che è il più forte supera di gran lunga la mia. Il poker, effettivamente, è un mezzo eccezionale per distinguere le persone in base alle loro capacità cerebrali.
Quando avevo 22 anni giocavo nella stessa squadra di un calciatore che pochi mesi dopo divenne titolare in Serie A, e posso assicurarvi che tecnicamente era davvero mediocre. Ciò dimostra come, anche pescando alla cieca fra i migliori calciatori in circolazione, difficilmente sarete in grado di stabilire con certezza che quell'atleta ha doti tecniche sopraffine. Viceversa saprete sempre che un pokerista professionista è uno il cui cervello è una splendida lama affilata, capace di calcolare tutto in un attimo, riducendo al minimo gli errori.
2. Il poker dà a ogni giocatore la libertà di scegliere una strategia che assecondi la sua indole.
Chi mi ha espresso questo concetto ha detto più volte la parola libertà e motivato la propria opinione mostrandomi in quanti modi diversi una mano possa essere giocata senza fare errori grossolani. Effettivamente il suo pensiero mi ha colpito. Sapreste definire quale sia la strategia vincente nel poker? Essere tight, aggressivi, maniaci o pesantemente passivi: quale modo di giocare rende più degli altri?
Semplicemente non esiste una tattica vincente. Tanto che, alla fine, il pokerista più bravo è quello che è in grado più degli altri di essere tutt'uno con la propria strategia, assecondando in pieno l'indole che sente di possedere. Con questo intendo dire che un Dario Minieri non potrà mai giocare chiuso al tavolo. Tuttavia, se anche imparasse a farlo, sono certo che il suo poker diventerebbe molto meno efficace.
3. Il poker mi mette di fronte a innumerevoli livelli di gioco, e ogni giorno è una sfida tutta nuova.
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| Alex Zanardi: la vita l'ha messo di fronte a sfide sempre nuove. Lui le ha vinte tutte |
Il player che sostiene questa tesi lo conoscete tutti molto bene, perché fa parte della community di PokerStrategy.com. Il suo difetto è che si annoia facilmente se la sfida non lo stuzzica, ma questo sport - a suo dire - gli dà tutto ciò di cui ha bisogno. Non esiste, in effetti, un traguardo nel poker. Ci sarà sempre chi ha vinto più di te. Ci sarà sempre un livello superiore e cose nuove da imparare.
Se Doyle Brunson, a 80 anni, ha ancora voglia di competere, vuol dire che una fine - questa gente - non la vede nemmeno da lontano. Puoi disintegrare il NL50, ma non avrai mai quella sensazione di appagamento che ti costringe a fermarti. Girato l'angolo, infatti, ci sarà un NL100 pronto a rimettere in discussione tutto quanto: il tuo bankroll, il tuo mindset, tutta l'abilità che credevi di aver dimostrato al limite precedente. E ciò, davvero, rende questo sport assolutamente unico nel suo genere. Una rivista di videogame, nel recensirlo, si limiterebbe a dire: longevità infinita.
4. Il poker è libertà: se un giorno volessi mollare tutto, potrei farlo senza sentirmi responsabile di nulla.
Questa frase proviene da un giocatore benestante, che ha raggiunto ottimi livelli, tali probabilmente da vedere oltre la nebbia che limita la visuale a molti di noi. Di vedere, cioè, là dove - un giorno - dovesse capitare che il poker non ci diverte più e che vogliamo disfarcene definitivamente. Ebbene, un imprenditore che ha raggiunto i vertici della propria professione difficilmente sarà mai in grado di liberarsi del proprio impegno. Semplicemente perché il lavoro, in quel caso, è diventato il vero padrone e l'uomo non è che il mero ingranaggio di un sistema: ha dipendenti, aziende, azionisti... Manovra così tanti fili che, crollato lui, crollerà tutta la struttura.
Il pokerista, invece, tiene tutto nel palmo della mano. E ha totale libertà su se stesso, senza farsi governare dalle cose che fa. Riflettete: non è così in tutti gli sport. Se domani Leo Messi decidesse di ritirarsi, avete idea di quanta gente gli romperebbe l'anima tentando di convincerlo a cambiare idea? Se invece Castelluccio apparisse sul forum a dire: "Ragazzi, mi sono stufato. Da oggi mi do agli scacchi", quanto ci metteremmo a lasciar perdere le condoglianze e dirgli: "Go, Genio, mangia regine a raffica!".
5. Il poker mi dà la possibilità di fare di un gioco la mia professione.
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| "Hmmm... cosa mi metto oggi per grindare?" |
Questa è quella che più di tutte mi ha colpito, perché forse è la dote più incredibile dell'Hold'em. Chi mi ha detto questo, è un ragazzo che un giorno ha comprato un libro, se l'è letto tutto, dopodiché s'è messo a giocare, e in pochi mesi ha cominciato a vincere con impressionante regolarità. Oggi lavora come programmatore part-time e gioca 5 ore al giorno. Il suo stipendio non ve lo dico, perché non mi credereste.
Ebbene, non è per niente facile, ma qualsiasi ragazzo può prendere in mano i propri mezzi, affilarli nel modo più efficace possibile, dopodiché iniziare la propria personale scalata finanziaria. Se è bravo, arriveranno i risultati e potrà vivere senza fare altro. Non c'è bisogno di curriculum, non servono raccomandazioni o santi in paradiso, né si dipende dalle paturnie di un datore di lavoro. Siete solo voi e le carte, voi e la legge dei grandi numeri, voi e la vostra bravura. Fra voi e uno stipendio elevatissimo l'unico ostacolo sarete soltanto voi stessi. E non c'è niente di più meritocratico, attualmente, al mondo: credetemi.
Pura e semplice libertà
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| Jack "Treetop" Straus: dopo un all-in perso si rese conto di avere ancora un gettone. Con quella chip vinse il Main Event 1982... |
Mi fermo qui, anche perché questa volta ho scritto veramente tanto. Ciò che volevo dire, semplicemente, è che le motivazioni - così come le strategie - sono potenzialmente infinite, e questo rende il gioco immensamente più bello. C'è chi dal poker vuole il denaro, chi la gloria, chi l'autostima, chi il brivido, chi la venerazione altrui, chi un lavoro flessibile, chi un amico fidato, chi la possibilità di viaggiare, e chi - come me - semplicemente ci si diverte e basta.
Ma, in fondo, cambia veramente poco. Tutti arriviamo da strade diverse, ma tutti andiamo verso la medesima direzione. E quella direzione è la libertà. Fateci caso: la libertà è l'unico filo conduttore che unisce tutte le cinque risposte che i miei amici grinder mi hanno dato. E non ti serve granché: il tuo cervello, il tuo carattere, la tua strategia, una sedia e un gettone per giocare.
A chip and a chair. Impossibile spiegarlo meglio.
n10juan




