Euro-moniti e italianate
Il sistema concessorio italiano si scontra con la corte di giustizia europea che pretende, unilateralmente, che il Bel paese apra il mercato dei giochi online ai siti stranieri. Sarà un nuovo capitolo per il poker italiano?
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| I giudici cominciano a spazientirsi |
Una regolamentazione tutta all'italiana scatena le ire della Corte di Giustizia Europea. Mentre in casa nostra si discute in merito alle pubblicità dei giochi online e dei siti con residenze in paridisi fiscali, la giustizia europea sclera letteralmente, denunciando l'illegalità del blocco italiano ai paesi membri dell'Unione.
Più volte i commissari europei hanno cercato di rimediare a questo blocco ma i nostri politici sembrano non ascoltare. Non rispondono al telefono dicendo: "No, questo numero non lo conosco", spostano le e-mail da Bruxelles nella cartella anti-spam e certe volte addirittura fanno finta di parlare un inglese storpiato, di quello che si vede che ti stai sforzando per capire ma proprio non ci riesci.
Famosissimo è stato il caso dell'onorevole Rutelli, che intimato dalla Corte Europea ad aprire il mercato agli investitori stranieri, è stato sequestrato e costretto a pubblicizzare gli investimenti ed il turismo.
Bene, è proprio questo quello che vuole la Corte di Giustizia Europea nell'ambito dei giochi online: aprire il mercato alle .com e dare una volta e per tutte una seria regolamentazione al gioco italiano. E non è la prima volta che Bruxelles chiede spiegazioni. Tutto è partito dal famoso caso "Biasci", un provvedimento dell'AAMS del 2006 che ha imposto per 684 siti web, con sede legale a Malta, il blocco in tronco.
La prima delucidazione del governo italiano, alle frequenti domande sorte dopo questo blocco, è stata la tutela dei propri cittadini dai possibili tentativi di "phishing", ossia il tentativo di accesso a dati personali degli utenti.
Che carini. Sono veramente così premurosi?
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| Regola di poker e di vita |
Un bel gesto in favore di quei poveri cittadini che possono cadere vittime di truffe e inganni. Peccato che, in base agli articoli 43 e 49 della Costituzione Europea, l'Italia non ha nessun diritto legale di bloccare i servizi dei siti dell'Unione perchè questo andrebbe contro tutte le leggi del libero mercato comunitario.
E allora perchè continuamo a disobbedire al nostro capo? Molti critici pensano che sia tutto un problema di comprensione della lingua inglese ma, i più cattivi pensano addirittura che tutto questo sia una manovra per difendere il monopolio del gioco nel nostro paese. Nella lista nera stilata dall'AAMS rientrano tutte le categorie del gioco online .com e chiunque provi ad entrare sui nostri provider rischia una multa giornaliera di €180.000.
Ma siamo davvero sicuri che questa sia la strada giusta da seguire? Le .com, oltre che arricchire le possibilità di gioco, potrebbero anche portare benefici dal punto di vista economico?
Forse stiamo solo bluffando in attesa del momento migliore per lanciare anche noi le .com?
by robbybazza

