Aggiornato il 27 Feb 26 da

Gli 8 peggiori nemici del giovane grinder

Pappagalli accanto al case, bionde che ululano, sindromi da Nostradamus. I pericoli da evitare sulla strada verso l'affermazione sono tanti: noi abbiamo cercato di elencarvi gli otto più aggressivi.

Abbiamo dovuto fare i conti coi genitori, che ancora non hanno afferrato alla perfezione la differenza fra un PC e il Commodore 64. Abbiamo dovuto schivare la nonna, che alla nostra frase "Da grande voglio fare il giocatore di poker" ha avuto tre ictus simultanei e ora ci manda sul pianerottolo un esorcista dopo l'altro. Abbiamo dovuto regalare un femore tempestato di diamanti alla nostra fidanzata per sopravvivere a una serie di tre domeniche consecutive passate a shippare biglietti al Satellite da un euro.

Abbiamo fatto tutto questo e ora ci sentiamo liberi. Ci sentiamo degli eroi. E invece la battaglia è appena cominciata, perché è adesso che arrivano i nemici veri, quelli che ci affliggeranno durante tutto il nostro percorso da player mezzi donk a grinder di successo.

Ebbene, noi abbiamo riassunto per voi la lista degli 8 peggiori nemici che il giovane grinder incontra quotidianamente sul proprio cammino.

Il flop

flop
Non sembra, ma può capitare eh...

Non c'è verso. Possiamo studiare anni, ma quella voglia irrefrenabile di abbattere il tasto call non ce la toglieremo mai. Perché dentro ognuno di noi c'è un piccolo voyeur che urla e strepita, e vorrebbe sapere come va a finire. E perché il flop sono tre carte, mica una!

Il limper prova una specie di piacere feticista nell'annusare il flop, un impulso carnale che in genere è uno dei biglietti da visita del fish. Si sa: per lui la statistica è un'invenzione della Coca Cola. Anche quando folda 32o, è frustrato: l'idea che le prime tre carte sul board potessero essere tre 2 lo tormenterà per tutta la notte.

Il cretino di turno

cretino di turno
Con alcuni cretini di turno
il Jack può anche bastare

Pensateci: su ognuno dei tavoli attivi in questo stesso istante nelle poker room di tutto il mondo, è presente un grumo di umanità tutt'altro che compatto.

Sono milioni di realtà parallele in cui si sfidano fino a 10 microcosmi, e spesso può accadere che in uno di essi esploda la follia. Quante volte ci è capitato, anche in tornei più che decorosi, di incappare nel pazzo al cui confronto il Minieri più loose è una specie di monaco tibetano?

Ebbene, quando accade di trovarsi a fianco del cretino di turno che raisa tutto, c'è il rischio di andare in tilt. I giocatori più passivi non vedono l'ora di liberarsene, perché quella scheggia impazzita è per loro come un immenso pezzo di gesso che ravana con sadico piacere sulla parete di una lavagna chilometrica. I giocatori più aggressivi, al contrario, sentono puzza di sangue e cominciano a eccitarsi come un camionista all'Oktoberfest. Risultato: pushano ogni carta sopra il Jack e salutano ancora prima del cretino di turno.

Il sesto senso (aka: questa mano me la sento)

sesto senso
Esempio di soggetto in preda
a "sesto senso" cronico

Sono ragionevolmente certo che, fra 300 anni, sui libri di anatomia i sensi saranno molti più di cinque. Quello, però, che di sicuro non ci sarà, è il cosiddetto “sesto senso” che si abbatte regolarmente sui giocatori di poker quando acchiappano preflop una delle tante mani spazzatura.

I sintomi, in ordine di apparizione, sono:

salivazione raddoppiata
acufenia (il ronzio nelle orecchie)
rilascio di endorfine (con conseguente sensazione di benessere diffuso)
allucinazioni mistiche

Arrivato alle allucinazioni mistiche il giocatore medio è convinto che il proprio 47off sia più devastante di un ordigno nucleare nelle mani di Gheddafi o di un congiuntivo in bocca a Flavia Vento.
Generalmente il flop è sufficiente a riportare sulla Terra un pokerista in preda al “sesto senso”, ma in alcuni soggetti particolarmente ostinati possono verificarsi agghiaccianti call supplementari che in futuro verranno giustificati dal paziente con la frase: “me la sentivo al river”.

Il server (aka: piacere, sono un ufologo)

server
Le poker room pullulano
di avversari di questo tipo

Il grande Fabrizio de Andre' sosteneva che il mondo è suddiviso in cinque vincitori e cinque miliardi di vinti. Nel poker i numeri sono per fortuna un po' più morbidi, ma se proprio ci tenete a essere perdenti a ogni costo, questo è il requisito fondamentale che vi renderà godrun-repellenti a vita. Essere sicuri che intorno al vostro gioco agisca qualcosa di paranormale (o, peggio, di truffaldino) che vi si accanisce contro.

Secondo un recente sondaggio effettuato su un campione di diecimila whiner, alla domanda: “perché hai perso questa mano?”, si ottiene nel 19% la risposta “vado avanti a bad beat da 15 anni”, nel 22% dei casi “oppo è un bot piazzato dalla poker room”, mentre spopola col 58% la risposta “tanto vincono sempre loro”.

Alla domanda supplementare: “loro chi?”, alcuni sono svenuti, altri hanno risposto “gli alieni”, mentre la maggioranza ha ripetuto, urlando: “LORO!”.

La noia

noia
PRESTO! CAMBIATE CANAL...zz..zZzZz...

Ecco uno dei più subdoli e vigliacchi nemici che il giovane grinder incontrerà presto sulla strada verso l'affermazione. Capita prima o poi a tutti di incappare in giornate talmente card dead che il più rilevante picco di adrenalina registrabile è il rutto appena accennato dopo aver finito la Red Bull.

A quel punto ci sono due differenti scuole di pensiero. Le menti semplici subiscono passivamente la noia e iniziano a pushare mani raccapriccianti. Le menti un po' più complesse, invece, cercano di adattarsi gettandosi contemporaneamente su venticinque tavoli cash con una pietra al collo, o (molto peggio) accendendo la tv. Con risultati spesso devastanti.

Un Marzullo qualsiasi, beccato per caso trafficando col telecomando, può valere la morte cerebrale del pokerista per il resto della partita.

La pipì

pipi
Si racconta di pokeristi che, nella fretta,
hanno afferrato il pappagallo sbagliato

Lo so, non sarà molto poetico dirlo, ma il corpo umano è composto per il 75% da acqua. E in alcuni casi, soprattutto se si è sufficientemente birromani, la percentuale può raggiungere cifre tali da costringere ottimi giocatori di poker a cimentarsi in ridicoli balletti di fronte al monitor pur di non cedere al bisogno.

La logica del buonsenso suggerirebbe che, all'incombere dei crampi vescicali, il pokerista non abbia difficoltà a mettersi sit-out per quello che potrà essere un lasso di tempo sufficiente a fargli perdere al massimo una o due mani. Ma con il buonsenso, nei giochi di carte, non si va lontano. E così il giocatore medio è convinto al 100% che andare in bagno 40 secondi significhi perdere quindici cooler preflop, tre piatti miliardari e l'apparizione di Giovanna d'Arco a cavallo di un Minipony.

Notevoli anche le leggende sui piccoli scienziati del tavolo verde che hanno risolto questa situazione con pappagalli, cateteri e bottiglie di plastica da riempire comodamente durante l'arco del torneo, con conseguente rischio di auto-asfissia per gli effluvi prodotti.

Il mondo esterno

mondo esterno
Sergio...? SERGIOOO...??? PRONTO???

Il vero giocatore di poker ha una particolarità. Per sei ore al giorno non ha amici, non ha mogli, amanti o fidanzate ed è orfano di genitori, zii, nonni ed eventuale prole. Ogni minimo strappo a questa regola ferrea è un potenziale granello che s'infilerà con matematica precisione all'interno del vostro ingranaggio di grinding rischiando di disintegrarlo.

L'errore più comune compiuto dai neofiti di questa faccia del poker è quello di rispondere al telefono. Nonostante in genere le risposte dell'utente impegnato in una sessione di MTT siano al massimo tre (“mh-mh?”, “eh”, “a-ah”) e non prevedano l'uso di fonemi dal bisillabo in su, può capitare che all'altro capo del telefono ci sia il classico amico che nella vita reale ha floppato due biondone svedesi e vi sta aspettando al pub.

In quel caso, è scientificamente provato che qualsiasi soluzione scegliate sarete preda del rimpianto per i successivi sei mesi di vita.

Pokermania

pokermania
...Permetti un consiglio?

Da bambini, quasi tutti ci siamo messi a giocare agli indiani. E fin qui non c'è niente di penalmente perseguibile. Ma immaginate cosa accadrebbe se, per maggiore realismo, i succitati fanciulli si fornissero di archi e frecce reali o di affilatissime asce di guerra con cui affettare simpaticamente i propri coetanei.

Ebbene, questo è il tipico principio che spesso ammorba il giocatore medio, allorché tenta di fornirsi, al tavolo verde, di mezzi che non ha, e che in molti casi non avrà mai.

Le testimonianze di quanto appena spiegato si sprecano soprattutto nei forum dedicati alla strategia e alla disciplina pokeristica, con migliaia di discussioni del tipo: “Perché hai squeezato 45 da cutoff?”, “Silenzio, l'ho visto fare a Negreanu. È una giocata sofisticata che voi non potete capire”.

Tutto giusto, tranne che per un particolare. Tu NON sei Negreanu, e difficilmente lo sarai mai. Al massimo, come punto di riferimento, puoi prendere Ciccio Valenti.

E allora...

Dobbiamo fare estrema attenzione. I nemici si annidano come acari ovunque. Dietro ogni potenziale clic del nostro mouse c'è un telefono che squilla, una cistite o un Gigi Marzullo pronti a intervenire per mangiucchiarsi lo stack accumulato con fatica. Io, che nel mio piccolo ho sempre galleggiato fra noia e sesto senso, amo pensare che anche i vecchi campioni ogni tanto ci caschino.

Sarà surreale, ma immaginare un Max Pescatori che becca Rai Uno all'una di notte e si addormenta con la faccia sulla tastiera secondo me fa bene alla salute.

by  n10juan