Good morning America!
In Nevada la prima mano di Texas Hold'em dai tempi del Black Friday. Il poker a stelle e strisce si risveglia dopo un sonno durato oltre 2 anni. E le cifre spaventano...
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| Brian Sandoval, 49 anni, governatore del Nevada: è uno degli artefici della rinascita |
Si è trattato di un silenzio assordante. Lungo e assordante. Come se in Italia vietassero il calcio. Come se in Cina sparisse il ping pong. Ma adesso, a quanto pare, quel silenzio ha cessato di esistere. Il poker online ha fatto il proprio legalissimo ritorno sui monitor degli appassionati americani e l'impressione è che abbia tutta l'intenzione, questa volta, di farsi rispettare. Dal Nevada, infatti, giunge una notizia storica: ha avuto luogo la prima mano online. E risorge il sole del poker in America, la grande nazione che questo gioco, in fondo, l'ha inventato.
Sembra quindi cominciare finalmente a rimarginarsi la ferita del terribile colpo inferto il 15 aprile 2011 dal Venerdì Nero del poker mondiale, quando l'FBI irruppe letteralmente all'interno delle tre maggiori card room statunitensi, chiudendole e congelando i conti dei giocatori per centinaia di milioni di dollari. Il tutto, sostanzialmente, per salvaguardare il rispetto di un "black friday" che veniva da molto più lontano: direttamente dal 2006, quando era stata approvata una legge che vietava agli istituti di credito di processare transazioni per operatori di gioco su territorio americano.
Un crollo dopo l'altro
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| Justin Bonomo è uno dei poker pro USA andati a vivere altrove. Ha scelto Malta |
Da quel tremendo terremoto si susseguirono varie scosse d'assestamento che debellarono fortemente il mercato statunitense, colpito in uno dei propri organi vitali. Il poker online USA, infatti, generava oltre un miliardo di dollari di rake ogni anno. L'effetto domino si abbatté così su banche, casinò e perfino in seno a Wall Street.
Vennero cancellati numerosi programmi televisivi che avevano come argomento il gioco del poker, e alle modifiche dei palinsesti seguì un fiume di licenziamenti. Moltissimi giocatori famosi (quasi tutti miliardari), vista la malaparata, decisero di trasferirsi altrove: qualcuno scelse il Canada per motivi di vicinanza. Altri, addirittura, presero il toro per le corna e decisero di traslocare fino in Asia. L'onda d'urto fu tale che arrivò a toccare anche i mercati europei, là dove si registrò il primo vero calo di adesioni in un settore che fin lì sembrava non conoscere crisi.
Lo squarcio aperto dallo stato del Nevada, in tutto questo, suona come un segnale che tutti gli altri stati non potranno ignorare. Secondo le proiezioni di H2Gambling Capital, infatti, solo quest'anno il (ri)nascente mercato del poker americano potrebbe generare oltre quattro miliardi di dollari. Cifra che è destinata ad arrivare quasi a triplicarsi nell'arco di cinque anni. Le misure di controllo sono standard: per aprire un conto serve aver compiuto i 21 anni e, per dimostrare la propria età, occorre fornire il proprio SSN (Social Security Number), una specie di codice fiscale per i cittadini americani.
I prossimi passi
Adesso, la parola passa agli altri stati confederati, che dovranno raccogliere le informazioni che arrivano dal Nevada e cercare, se possibile in tempi brevi, di risvegliarsi. Particolare attenzione va al New Jersey (dove però, ultimamente, c'è stata una brusca frenata nei rapporti fra PokerStars.com e Atlantic City) e al Delaware, ma non è detto che qualche bella sorpresa non arrivi dall'Iowa. O addirittura dal Texas. In fondo, la più straordinaria variante di questo straordinario gioco, l'hanno inventata proprio loro...
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