Aggiornato il 27 Feb 26 da

L'America dichiara guerra a PokerStars

Lo sbarco in New Jersey della Picca Rossa sembra osteggiato da tutte le parti in gioco. Eppure qualche amico ancora c'è. Chi? E per quale motivo?

cavani hilton
A occhio, chi vale di più?

Negli Stati Uniti sono arrabbiati. Ora, il motivo per cui sono arrabbiati non è importante: l'importante è che lo sono. E lo sono soprattutto con PokerStars: il colosso della picca rossa ha infatti subìto pochi giorni fa una pesante "Catilinaria" da parte dell'American Gaming Association, con Stars nei panni di Catilina e l'AGA in quelli di Cicerone.

Ragione ufficiale della disputa: il tentativo di acquisizione del Club Hilton Casinò di Atlantic City da parte del gruppo Rational, vale a dire l'azienda che possiede il brand PokerStars.com. Il casinò, sommerso dai debiti, cambierebbe padrone alla modica cifra di 50 milioni di dollari, vale a dire meno denaro di quanto ne vale attualmente l'attaccante del Napoli Edinson Cavani.

Tutto qui?

Già, ce lo siamo chiesti tutti. Per quale motivo un comunissimo casinò qualsiasi è considerato così importante negli States? Molto semplice: perché fungerebbe da testa di ponte per aprire la strada a un mercato ricchissimo e vergine, ovvero quello del poker online, che in America è tuttora bloccato da leggi assurde e molto scricchiolanti.

Nevada, Delaware e New Jersey sembrano gli stati più attrezzati per fare breccia in questa chiusura legale e aprire finalmente le porte al gaming online, ed è per questo che i colossi del settore guardano al poker a stelle e strisce con l'acquolina in bocca. Basti pensare, infatti, che prima del Black Friday il mercato statunitense rappresentava circa la metà degli introiti totali di PokerStars.

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Il mitologico cuore delle WSOP

Inevitabile che la room dell'Isola di Man abbia voglia di rientrarci, così come è inevitabile che i suoi potenziali concorrenti non facciano i salti di gioia all'idea di dividere la torta. Eppure la situazione è estremamente controversa, in quanto è notizia di pochi giorni fa che la nota multinazionale Ceasars Entertainment abbia proposto proprio a PokerStars l'acquisto di un casinò del Nevada. E non di un casinò qualsiasi, ma del Rio Hotel, cioè lo storico cuore delle World Series of Poker. E in effetti non è da escludere che nell'affare siano comprese proprio le WSOP, che passerebbero così sotto il marchio della picca rossa.

La vera stranezza, in tutto questo, è che Ceasars Entertainment è il principale membro associato dell'AGA, cioè proprio la stessa associazione che nel New Jersey sta facendo di tutto per ostacolare PokerStars. Insomma, l'impressione è che la guerra finanziaria fra questi colossi stia generando un po' di confusione.

Un panorama nebbioso

confuso
Ok, la situazione è confusa, ma per
me lo stai impugnando al contrario

Da un lato abbiamo un'azienda, quella di Rational Group, che è sempre rapace nell'individuare i mercati importanti e nell'acquisirli (a Londra, Stars ha appena comprato una sala da poker nell'Hippodrome Casinò; fino a poche settimane fa ne aveva una al Grand Lisboa di Macao); dall'altro un'associazione di multinazionali (come MGM, Pinnacle, Las Vegas Sands ecc.) che fa di tutto per sbarrare la strada. In mezzo, altre multinazionali che, navigando in acque finanziariamente non troppo tranquille, non intendono o non sono in grado di rinunciare alla capacità economica di Stars, che a prima vista appare indispensabile in un momento critico come questo.

E intanto, chi vuole accendere il proprio PC e farsi una partitina a poker, è ancora lì che aspetta. Ha stracciato tutti i record di Spider e Campo Minato, nell'attesa che il complicato marchingegno a stelle e strisce si metta in funzione e dia finalmente il proprio, ovvio, responso: giocare a poker? Si può, non si finisce in galera. Ma ci sarà ancora tanto da aspettare?

by  n10juan