La CGE accoglie il ricorso italiano contro le tasse
La decisione della Corte di Giustizia Europea, favorevole alle richieste di un giocatore multato per evasione, apre un enorme spiraglio nella lotta tra il Fisco e i pokeristi italiani. Nei prossimi mesi la sentenza risolutiva?

Le sue ragioni? Quelle vincite erano già al netto della tassazione nel paese in questione, dunque per quale motivo pagare due volte per un reddito percepito una volta soltanto?
Ebbene, quello che è l'annoso dilemma che da tempo in Italia (ma non solo) divide Fisco e professionisti del poker potrebbe essere presto risolto dalla Corte di Giustizia Europea, che valutata la tesi difensiva del richiedente ha accolto il ricorso e nei prossimi mesi dovrà pronunciarsi sulla questione.
Un precedente importante
Si tratta di una vittoria di enormi proporzioni per il mondo del poker italiano, che oggi più che mai vive in uno stato di caos burocratico dal quale sarà molto complicato venir fuori. Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, infatti, sentenzia che (art. 67) "le vincite di lotterie, concorsi [...] e giochi di abilità vanno dichiarati alla voce 'redditi diversi'" e (art. 69) "costituiscono reddito per l'intero ammontare percepito nel periodo d'imposta, senza alcuna deduzione".
Pare abbastanza chiaro come questa legge fosse accettabile quando ancora non esisteva la professione del gambler, ma ora che i proventi del gioco sono per alcune persone una fonte di reddito in tutto e per tutto equiparabile a quella lavorativa, la mancata possibilità di detrarre le spese (buy-in, viaggi, alberghi) suona come un'ingiustizia.
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| In Spagna è già possibile detrarre dalle tasse le spese di gioco |
Ma soprattutto suona come un'ingiustizia il fatto che le vincite occasionali ottenute in territorio estero subiscano oggi una doppia imposizione, il che significa che se mi trovo in vacanza in Croazia e vinco €100.000 alla roulette dovrò pagare le tasse per intero sia al fisco croato che a quello italiano.
Le speranze sono tante, anche perché c'è una sentenza favorevole di qualche anno fa, per il caso sollevato dalla signora finlandese Diana Elisabeth Lindman, che - vittima di una doppia imposizione per vincite effettuate in Svezia - dimostrò come la legge finlandese fosse contraddittoria e ottenne il "sì" della Corte Europea, la quale sentenziò che (art. 49 Trattato CE) "Le vincite provenienti da giochi d'azzardo organizzati in altri Stati Membri dell'UE sono considerate come un reddito del vincitore e non sono imponibili".
E adesso?
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| Il casinò Perla di Nova Gorica. Sembra che le slot qui siano molto generose... |
Adesso bisognerà attendere qualche mese affinché il caso venga preso in considerazione. Le sensazioni sono positive, anche perché la CGE ha fatto chiaramente capire che il suo intento è quello di valutare solo dopo aver atteso un'altra sentenza fondamentale. Quella che la Commissione Tributaria di Trieste dovrebbe a breve esprimere circa la posizione di un cittadino veneto che aveva subìto la classica doppia imposizione per i €735.909,85 vinti alle slot machine del casinò di Nova Gorica (beh... è anche vero che uno che vince quella somma tirando una leva per certi versi merita la multa!).
L'uomo ha già vinto in primo grado alla Commissione Provinciale di Gorizia. Difficile che la sentenza venga ribaltata. Grasso che cola per chi, giustamente, vorrebbe che venisse quantomeno fatta chiarezza nell'ambito di una situazione che di chiaro, per ora, ha poco o nulla. Perché è assolutamente giusto che un professionista del poker paghi le tasse allo Stato, ma è altrettanto giusto che lo Stato pretenda da un poker player la stessa (singola) imposizione che pretende dagli altri professionisti.
Se volete saperne di più sulla posizione contributiva richiesta a un pokerista, potete anche consultare le news sottostanti:
Paura delle tasse? Parte 1: le room.it
Paura delle tasse? Parte 2: le room.com
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