Aggiornato il 27 Feb 26 da

Macao, la Las Vegas cinese

Mentre il boom dell’economia cinese ha ripercussioni in tutto il mondo, c’è un pezzo di Cina, Macao, l’ex-colonia portoghese, dove i miliardari Usa investono cifre da capogiro per acquistare alberghi e casinò.

Macao è diventata in pochissimo tempo prima la capitale del gioco d’azzardo asiatica, ora anche mondiale. Il suo giro d’affari ha superato l’americanissima Las Vegas. Un solo miliardario, il suo nome è Adelson, sta costruendo venti hotel-casinò. Ma ai cinesi, più che le slot machine, piace il baccarat.

L’irresistibile boom del potere economico cinese conquista spazio nel mondo, creando un costante subbuglio nei mercati internazionali. Ma a Macao, e nella vicina Zhuhai, sono i miliardari del gioco americani a comperarsi la Cina con affari da capogiro, che stanno già rendendo l’ex enclave portoghese (500 mila abitanti) più redditizia dell’intera Las Vegas.
Il ritmo a cui tutto ciò sta avvenendo è impressionante: il governo di Macao, una città cinese ad amministrazione speciale tornata sotto il controllo di Pechino nel 1999 (dopo mezzo millennio di colonizzazione portoghese) ha infatti deciso di spezzare il monopolio del gioco nel 2002, concedendo ad investitori esteri di costruire mastodontici casinò in stile americano.

Fino ad allora, l’unica città cinese ad avere legalizzato il gioco d’azzardo era stata saldamente nelle mani di Stanley Ho, un tycoon di Hong Kong noto per la sua passione per il valzer, per le sue numerose “concubine”, e per il fine fiuto negli affari, che lo ha reso un nome importante nel trasporto regionale, nel mercato immobiliare e in particolare nel gioco.

Il suo gruppo, la Sociedade de Turismo e Diversoes de Macau, aveva potuto detenere indisturbata il monopolio dell’azzardo fin dal dopoguerra, ma forse per le parole “avventate” con cui il miliardario condannò il massacro di Tiananmen nel 1989, il ritorno alla sovranità cinese non è stato indolore: ha portato infatti Ho a vedersela con nuovi, formidabili concorrenti.

Di recente  ha aperto i battenti a Macao il più grande casinò del mondo, battezzato “Venetian Macao Resort Hotel”.
L’edificio, che segna nuovi primati di grandezza, è costato 2,4 miliardi di dollari ed ha al suo interno 3.400 slot machine, tremila stanze, uno stadio interno con 15 mila posti e 350 negozi.

A questi si aggiungono un enorme spazio per convegni (da 1,2 milioni di metri quadrati), diversi ristoranti e un teatro della compagnia francese Cirque du Soleil.
Il Resort, come si evince dal nome, vuole riprodurre la bellezza di Venezia, con gondole, canali ed edifici di immenso fascino.

A volerlo è stato il miliardario americano Sheldon Andelson, titolare della Las Vegas Sands, che all’inaugurazione ha detto: “Questa giornata giunge a coronamento di un sogno, quello di riprodurre la capitale del divertimento del Nevada in Asia, per un pubblico orientale”. Ma dietro questo desiderio si nascono i numeri della passione di Macao per i casinò, che fatturano cifre strepitose, prossime ai 7 miliardi di dollari annui.

Presto nei pressi del resort verranno aperti altri alberghi di lusso delle catene Sheraton, St.Regis e Four Seasons. La compagnia che lo ha in gestione, come detto la Las Vegas Sands, prevede infatti investimenti per dodici miliardi di dollari nella città.
Una delle grosse differenze fra Macao e Las Vegas sono le preferenze dei giocatori nelle due città: qui, le slot machines che fanno la fortuna delle sale da gioco Usa non sono granché popolari, mentre i tavoli di baccarat sono sempre gremiti di avventori. In qualunque giorno della settimana interi autobus provenienti da tutte le città della Cina arrivano davanti al Sands, e centinaia di persone che, con la massima serietà e determinazione si avvicinano ai tavoli, scommettendo pesante. La loro bevanda d’elezione è semplice tè cinese, e rimangono sedute fin quando non hanno speso fino all’ultimo gettone, ignorando quasi del tutto gli spettacoli di varietà infarciti di pailettes che sono stati trasportati qui dall’America.
Nelle sale Vip, intanto, dove la puntata minima è di 1.500 euro, il gioco è talmente serio che l’atmosfera diventa quasi truce.

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