Aggiornato il 27 Feb 26 da

Negreanu a scuola da Lex Veldhuis - Parte Prima

Lex è stata la persona alla quale Negreanu ha pensato quando ha capito che gli serviva un coach per giocare online ad alti livelli e mantenendo i profitti. Ecco com'è andata.

Lex Veldhuis
Lex Veldhuis del Team PokerStars
 

PokerStrategy.com: Fai ancora coaching a Daniel Negreanu?

Lex Veldhuis: A questo punto non è più tanto coaching ma più discutere di strategia. All'inizio è stata un po' dura spiegare le basi del gioco online, cosa si può fare e cosa non si può fare. Adesso è più ragionare su determinate mani, non è più spiegare.

PokerStrategy.com: Quando ti si è presentato davanti chiedendo di aiutarlo, che livello credi potesse battere?

Lex Veldhuis: Bella domanda, forse diciamo $3/$6. E per chiarire, lo dico pensando che sia già un buon livello. Ha veramente un sesto senso per il gioco, ma a stake più alte la mancanza dei fondamentali lo penalizzava.

PokerStrategy.com: Ma si trattava più di rifinire e accordare oppure di ripartire da zero?

Lex Veldhuis: Si è trattato proprio delle prime basi del cash online. Roba come online non si fa call a una 3-bet fuori posizione con pocket pair. Parlavamo proprio di cose così: una delle prime mani ha visto una 3-bet da fuori posizione con 44 con 100BB.

Con 100BB è un errore da principiante online, mentre dal vivo dipende, si possono avere anche 200 o anche 500BB. Il gioco old-school lo permetteva perché i players non erano abbastanza ggressivi e non tribettavano con aria totale, quindi gli implied odds restavano ottimi.

"Si è rassegnato all'idea di ricominciare da capo"

PokerStrategy.com: È considerato uno dei migliori giocatori al mondo, ma ecco che arrivi tu a insegnare tutto da zero. Ti sei dovuto confrontare con l'ego di un pro?

Lex Veldhuis: Per lui è stata una grossa decisione chiedere aiuto, specie pubblicamente, ma è sempre stato molto aperto con il pubblico quindi non è stato un vero problema. Si è arreso al fatto che doveva ripartire dall'inizio.

All'inizio, a volte faceva "credimi, funzionerà", io dicevo "ok, quali sono le statistiche" e lui ancora "lo sento che è giusto". Questa era l'unica cosa su cui abbiamo dovuto lavorare: fargli capire che non basta dire "lo so", si devono presentare le prove di quel che si pensa.

PokerStrategy.com: Non avevi paura di fargli perdere dei punti di forza, modificando così tanto il suo gioco?

Lex Veldhuis: Non direi. Credo che lui sia fortissimo quando deve prendere con coraggio decisioni difficili e questo si contnua a farlo anche deepstack NL online. Il lavoro era più sul gioco standard, mentre ciò che lo rende un grande giocatore rimane intatto.

Tra l'altro, attenersi ai fondamentali lo aiuta a non fare i suoi errori più comuni, come i call troppo light, o nei lati meno forti del suo gioco, facendolo rimanere in sella al suo "inch-worm".

[Spiegato il più sinteticamente possibile: il "bruco" è un termine coniato dal mental coach di PokerStrategy.com Jared Tendler per esprimere il concetto di progresso nell'uomo e, specificamente, il miglioramento dell'A-game e l'abbandono dei leak nei players: come nel movimento del bruco, la testa - l'A-game- avanza solo quando la coda - lo "Z-game"- avanza anch'essa. Quindi, cessare di fare errori grossolani libera spazio nella mente, che può aggiungere nuovi concetti: secondo quest'ottica, si progredisce quando si cedono difetti e acquistano contemporaneamente nuove forze, NdT]

"I giocatori online non sono così temuti perché non si adattano facilmente se non hanno a portata di mano tutti gli strumenti"

Daniel Negreanu
KidPoker ha l'umiltà di ripartire da zero
 

PokerStrategy.com: È un po' che ti sei buttato sul Pot Limit Omaha, come va?

Lex Veldhuis: A PLO sto grindando tanto, ci sono moltissime situazioni in cui imparare cosa non bisogna fare. È importante grindare ad alto volume. A PLO apro al massimo 16 tavoli e vuol dire andarci giù duro. So che non è il massimo e che si impara di meno [0_0 , NdT], ma così mi godo di più il gioco.

Grindare PLO è molto più difficile, non riuscirei a grindare 24 tavoli senza programmi tipo table ninja e neanche mi piace usarli. Non mi piacciono i video training, HEM, PTR - tolgono molto al gioco. E per questo, molti players online non sono tanto temibili ai tavoli live, perché è difficile regolarsi quando non hai più questi strumenti a disposizione.

PokerStrategy.com: Cos'è che ti ha attirato del PLO?

Lex Veldhuis: I tavoli sono molto più morbidi. PLO è un diamante grezzo, i players non sono duri e non ancora istruiti. Non ci sono tanti articoli di strategia sul PLO e non è quello di cui vuole leggere il vasto pubblico. Tutto ciò è fighissimo perché ti riporta indietro di qualche anno [nell'Hold'em]. Si dice sempre che PLO è il futuro ma secondo me è il presente. Ho fatto vedere a un amico la lobby di Stars ed aveva tantissimi bei tavoli di PLO aperti da mid a high stakes.

Dopo il Black Friday ci sono andato più piano ma sono ancora abbastanza scarso: faccio progressi ma, per dire, per ora di $5/$10 non se ne parla neanche. PLO è più divertente per i giocatori amatoriali, non hai la sensazione di essere drawing dead, ci sono tantissimi 60/40 e una varianza enorme. Sono contento di aver scoperto il PLO, ha nuova energia alla mia passione per il poker.

A presto con la seconda parte di questa intervista, dove parleremo con Lex dell'imminente match di kickboxing nato da una proposition bet con ElkY.

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