Poker live: non è reato!
Clamorosa decisione del Tribunale di Varese, che scagiona il Lucky Club, messo sotto sequestro un mese fa. Si parla anche dello spauracchio rebuy: è una sentenza che cambia completamente gli orizzonti del live italiano.
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| Al "Lucky Club" era in corso un torneo con 19 giocatori, buy-in €15 e un rebuy |
Ottanta persone denunciate, alcune migliaia di euro sequestrate e tre circoli sportivi di poker chiusi per sempre. Questo era ciò che ci si aspettava dopo che, l'11 marzo scorso, le forze dell'ordine di Busto Arsizio, Gallarate e Varese avevano fatto irruzione nel "Lucky Club" di Gallarate, nel "Bluff Sport" di Varese e nel "Domino Club" di Busto Arsizio. Tre circoli live della provincia lombarda all'interno dei quali si svolgevano tornei di poker sportivo, alcuni (come nel caso del Lucky) con rebuy.
Proprio quest'ultima pratica era fra i capi d'accusa, in quanto (nella pura teoria) la legge tollera i tornei live quando il buy-in è inferiore a €30 e la modalità di gioco è impostata sul freezeout. Con le dovute cautele, però, perché è già capitato che alcuni circoli siano stati sequestrati anche senza la dimostrazione che al tavolo fosse effettivamente consentito "ricaricare" le proprie chips.
La riscossa
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| L'avv. Max Rosa ha perorato la causa del Lucky - foto by betonyoulive.com |
Ma i proprietari del Lucky Club non si sono arresi, e dopo poco più di un mese hanno ottenuto una sentenza strabiliante, che per certi versi ribalta gran parte di quanto la legge ha imposto negli ultimi mesi al poker live italiano. Oltre a scagionare il circolo, la decisione del Tribunale di Varese lascia campo al dibattito soprattutto perché entra a piedi uniti nell'eterna questione che tiene il poker italiano a galleggio fra abilità e pura alea.
Il giudice ha infatti sentenziato che né il rebuy, né il premio in denaro possono costituire prova che il torneo sia stato organizzato per un fine di lucro. E neppure rendono il poker sportivo un mero luckgame. Nelle parole del Tribunale di Varese, in effetti, pare trasparire una chiara propensione a considerare il Texas Hold'em un gioco di abilità.
Di essenziale importanza nella decisione del giudice, in ogni caso, è il montepremi piuttosto contenuto, che ha indotto la corte a ritenere che nel circolo varesino si stesse effettivamente praticando del sano e divertente sport, e non un gioco d'azzardo che potesse gettare sul lastrico o indurre alla ludopatia.
E ora, cosa cambia?

Nell'attesa che la classe politica risolva la questione (attesa che si prospetta lunga, visto e considerato che il parlamento ha per ora ben altri gomitoli da sbrogliare), i molti proprietari dei circoli privati disseminati in tutta la nazione potranno trarre indicazioni da quest'ultimo evento. Adesso, infatti, sappiamo che la legge permette tornei live con rebuy e vincite in denaro, se queste sono contenute. Sperando, ovviamente, che la prossima sentenza non ribalti nuovamente le cose...
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