Poker vs lex: è caos
I recenti blitz delle forze dell'ordine mettono in seria crisi il gioco live in Italia. Vi proponiamo un rapido excursus dei più eclatanti colpi di scena degli ultimi anni.
Era il 2008 quando ad Altopascio, in provincia di Lucca, la Guardia di Finanza fece irruzione all'interno di un'associazione amatoriale di poker sportivo durante un torneo di Texas Hold'em con buy-in di €20. I gestori del circolo dovettero aspettare addirittura 3 anni per vedere riconosciute le proprie ragioni ed essere prosciolti.

Di questa sentenza beneficiarono vari circoli privati, ad esempio il "Double Up" di Palermo, che nel 2010 si vide invaso dalle forze dell'ordine durante un freezeout da €30, con la conseguente custodia cautelare per i 41 giocatori impegnati ai tavoli. A distanza di pochi mesi i giudici siciliani sentenziarono che nel poker sportivo "l'abilità è un fattore preponderante rispetto all'alea" e ordinarono il dissequestro.
Una sentenza destinata a ribaltarsi
![]() |
| Il Prestige Poker di Prato |
Nel frattempo la stessa sorte (denuncia e successiva archiviazione) toccava a numerose poker room della Penisola: da Genova a Massa, fino al Prestige Poker di Prato, che contava quasi 1500 iscritti. L'anarchia fu totale: alcuni gestori annunciarono la riapertura dei circoli precedentemente sequestrati, altri invece preferirono non rischiare ancora e mestamente abbassarono la saracinesca. Finché la legge non decise di dissotterrare l'ascia.
La palma della sfortuna toccò a un'associazione di poker sportivo di Bari, vittima del classico blitz delle forze dell'ordine durante un torneo di Texas Hold'em. Gli agenti misero i sigilli al locale e sequestrarono il montepremi (quasi €5.000) che secondo gli organizzatori sarebbe servito ad acquistare i premi per i vincitori. Nonostante in teoria le linee guida del CdS fossero state rispettate, la Cassazione, questa volta, fu terribilmente severa, affermando che "il poker sportivo è un gioco basato prevalentemente sul caso" e che il reato costituisse materia non solo amministrativa, ma perfino penale.
La sentenza (datata 3 novembre 2011) sbugiardò totalmente quella, precedente, del CdS e costituì il parere fondamentale per i verdetti successivi. L'associazione sportiva Fight Poker Club, di Roma, fu chiusa e subì un durissimo procedimento che aggiunse ulteriori pezzi al puzzle. Nella fattispecie, fu interessante il punto di vista dei giudici, che sentenziarono in pratica come "tutti i circoli sportivi di poker live siano da considerarsi illegali a meno che non siano forniti di una specifica autorizzazione da parte dell'AAMS". Cosa complicatissima, visto che l'AAMS di concessioni non ne ha mai tirata fuori nemmeno mezza.
Si moltiplicano i blitz

Inutile dire che sono centinaia i circoli aperti in tutta Italia, nonostante la legge sia di parere apertamente contrario. Anche se le sentenze sono state finora controverse, è ovvio sostenere come tutte le associazioni di poker live in Italia siano da considerarsi illegali e rischino l'immediata chiusura.
Uno spiraglio nel 2013?
A questo punto, in un paese nel quale ormai il poker sportivo rappresenta una realtà fondamentale del patrimonio ludico popolare, urge una regolamentazione che consenta di capire entro quali limiti si possano prendere due carte in mano se non si è all'interno di casa propria o di un casinò.

La buona notizia (forse) è che il bando di regolamento per il mondo del poker live, in Italia, è in fase di costituzione. Anche se ormai da parecche settimane non ci sono notizie relative ai tempi di pubblicazione, tranne i soliti rumors che ritengono possa essere pronto entro febbraio 2013. Sarà l'ultimo capitolo di una battaglia finora infinita?
by 
