Aggiornato il 28 Feb 26 da

Può l'imbarazzo influire sulle tue scelte?

Sei un tipo che lascia che ciò che gli altri pensano possa condizionare il comportamento al tavolo da poker?

kara scott
Kara Scott

La scorsa settimana ho avuto una discussione divertente con Kara Scott, con la quale ho discusso del fatto che ciò che la gente pensa di noi al tavolo possa o meno condizionare il nostro gioco. Entrambi eravamo d'accordo sul fatto che un pokerista professionista deve necessariamente lasciare la propria reputazione fuori dalla porta. In effetti, lei mi ha fatto l'esempio di suo marito, che ha ammesso di aver collezionato alcuni tipi di mani che, se analizzate fuori dal contesto, avrebbero potuto farlo sembrare un fesso nonostante sia invece un professionista di successo. Abbiamo menzionato anche la famigerata mano di Jennifer Tilly, mano di cui la gente parla ancora oggi.

Entrambi concordiamo sul fatto che essere stoicamente asettici riguardo alla propria reputazione è incredibilmente complicato. Penso che la maggior parte dei recreational e dei professionisti permettono alla paura di un futuro imbarazzo di prendere occasionalmente decisioni al posto loro. Basta guardare con quanta passionalità i giocatori di poker dibattono di mani sui forum, o quanto velocemente vogliamo condividere le nostre bad beat, per vedere che faremmo di tutto per evitare che gli altri ci reputino dei somari.

Ho giocato a poker seriamente per diversi anni, ma solo dopo aver compreso che ero destinato a essere un amatore ho realizzato quanto sia nocivo questo volersi costruire una buona reputazione. È mentalmente sfiancante cercare di prendere la decisione corretta e nel contempo preoccuparsi di non apparire stupidi. Anche se, in ultima analisi, riuscissi a prendere sempre la decisione migliore possibile, risparmieresti comunque un sacco di energie mentali se non ti curassi di ciò che pensano gli altri.

La teoria dell'autoaffermazione

poker anonimo
Hai la sindrome dell'ipostore?

Spesso parliamo di quanto il poker possa essere intimidatorio per i giocatori occasionali, dato che i professionisti sono poco socievoli o addirittura maleducati. C'è un altro elemento da aggiungere a questa percezione, e riguarda quanto possa essere alienante per molti giocatori quando i professionisti parlano di poker ad alti livelli. Non dev'essere per forza beffardo nei confronti dei recreational, ma certamente può creare un grosso divario. Non c'è chiaramente malizia quando i grandi giocatori discutono di teoria complessa ai tavoli, ma in molti di noi può innescare la "sindrome dell'impostore". Ho visto che questo accade nei recreational e a volte perfino in qualche giocatore di successo, incluso un campione EPT che odia parlare di poker con i propri amici. Abbiamo tutti a cuore il fatto di sembrare belli agli occhi dei nostri colleghi.

C'è una teoria popolare in psicologia, chiamata Self-Affirmation Theory, che suggerisce che uno dei nostri principali motivi di vita è proteggere la nostra auto-integrità. Che significa che faremo di tutto per mantenere intatta la nostra identità. Questo è il motivo per cui, ad esempio, ci sentiamo particolarmente toccati quando qualcuno mette in giro voti non veritiere sul nostro conto. Questo è anche il motivo per cui ci interessa così tanto che nessuno critichi il nostro gioco al tavolo, perché non vorremmo mai giocare se pensassimo di essere palesemente inferiori.

Ci sono anche motivazioni legate all'evoluzione in questo concetto. Fino a poco tempo fa, essere percepiti come deboli ci metteva fuori da una sorta di novero genetico. Che fosse in vista di una potenziale minaccia o di un compagno che ci avrebbe rifiutato. Anche se oggi viviamo in tempi molto più sicuri, siamo sempre dell'idea che sia meglio non mostrare le nostre debolezze per la stessa ragione. Mentre il poker è un gioco triviale e abbastanza benigno se relazionato a questo contesto, il denaro che usiamo per giocare ne rafforza parecchio gli effetti. Come dice sempre il mio amico Jared Tendler, il denaro non è mai soltanto una questione di denaro, e rappresenta sempre altre emozioni forti come la sicurezza, la possibilità di sfamare i nostri cari, di sentirsi persone di successo, di raggiungere l'indipendenza ecc.

Sembrare forti non è un bene nel poker

Phil Ivey Phil Hellmuth
Tutti e due si chiamano Phil, ma hanno reputazioni un tantino differenti

L'ironia di tutto questo è che probabilmente essere sottostimati dovrebbe essere la condizione migliore per qualsiasi pokerista. Se i tuoi avversari ti vedono giocare una mano in modo pessimo, può essere soltanto una cosa buona, perché significa che sottovaluteranno il tuo gioco la prossima volta che si ripeterà una mano simile.

Sono certo che Phil Ivey vorrebbe sempre avere al tavolo avversari che lo credono scarso, e che questo è il motivo principale per cui Phil Hellmuth è la macchina da braccialetti che tutti conosciamo, perché tutti pensano di poterlo battere. Se la tua motivazione primaria è di provare che sei un buon giocatore, questo può spaventare la gente che non vorresti spaventare.

Ancora una volta mi tocca citare Jared Tendler:  "Vuoi che gli altri pensino che sei bravo, oppure vuoi semplicemente essere bravo?"

 

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