Quanto conta l'abilità nel poker? Ecco la risposta!
Dopo un anno di studi, dall'Università di Nottingham arriva la percentuale di importanza della bravura in confronto alla fortuna. Ma rischia di essere una notizia pessima per i giocatori britannici...

Quanto conta l'abilità nel poker? Ci hanno messo un anno intero a scoprirlo, i ricercatori britannici dell'Università di Nottingham. E per farlo hanno dovuto analizzare 456 milioni di mani. Ma alla fine (e non voglio immaginare quanto abbiano speso) ce l'hanno fatta: il poker è ufficialmente un gioco di abilità.
La cifra esatta è 75%. Ecco quanto è pesante la skill in questo gioco secondo lo staff capitanato dal prof. Dennie van Dolder, specialista di economia comportamentale e sperimentale nonché docente della facoltà di Economia del suddetto ateneo.
"La performance dei giocatori più esperti è solo leggermente superiore a quella dei giocatori occasionali, se il campione di mani è breve, ma il divario comincia a diventare importante dopo circa 1.500 mani giocate. A quel punto il gap dei giocatori forti si fa sentire nel 75% dei casi".
"Lo studio ha anche evidenziato che i giocatori che si sono classificati nella top 10% dei primi sei mesi hanno avuto più del doppio delle possibilità di fare bene anche nell'ultimo semestre. E quelli nella top 1% sono addirittura 12 volte più bravi di quelli del restante 99%".
Buona o cattiva notizia?
E dire che questa ricerca, che dovrebbe mandare in sollucchero i giocatori più orgogliosi, rischia di essere una tremenda arma a doppio taglio per i player britannici. I quali, lo sappiamo, godono attualmente di ottime condizioni fiscali, tanto da convincere molti professionisti di altre nazioni a trasferire la propria residenza nel Regno Unito.
Ma cosa accadrebbe se anche il Governo si rendesse conto di questa enorme disparità tra skillgame e luckgame, nettamente pendente in favore dell'abilità? "Sta ai legislatori decidere se sia il caso di prendere provvedimenti", nicchia van Dolder. Ma la frittata è fatta: i vantaggi che i player con residenza in UK hanno adesso potrebbero essere limati non poco.

Nell'attesa di sapere se il Governo britannico si accorgerà di questo trascurabile problema, noi fischiettiamo facendo finta di niente. E chiedendoci ancora quante decine di migliaia di sterline sarà costata la ricerca che ha tenuto impegnata per un anno l'Università di Nottingham.
Per i prossimi studi, ci limitiamo a suggerire ai simpatici docenti dell'East Midland alcuni dilemmi che ancora implorano una risposta: "Quanto vale il sesso nell'amore?"; "Quanto vale la bellezza a Miss Italia?"; "E quanto vale il guanciale nella carbonara?"...